Le fregate della Marina da vendere all'Egitto: scontro nel Governo Conte

(di Filippo Del Monte)
04/06/20

Pecunia non olet dice il famoso brocardo latino, a volte citato a sproposito ma veritiero. Ed è proprio una questione economica legata al mondo della Difesa ad aver generato uno scontro ben occultato ma sordo e violento nelle file del Governo Conte: la questione delle due fregate multiruolo Freem “Spartaco Schergat” ed “Emilio Bianchi” (foto) destinate alla Marina Militare ma pronte a prendere la via dell’Egitto per un complesso gioco delle parti.

La Marina Militare è impegnata da qualche anno ormai in un’opera di ammodernamento strutturale della flotta e la fregata “Schergat” costruita da Fincantieri doveva essere consegnata proprio in questi giorni ma potrebbe essere merce per una “partita di giro” con il Cairo che ha richiesto due Freem da destinare alla propria forza navale.

Dunque due delle unità navali più moderne a disposizione della componente marittima delle Forze Armate potrebbero essere vendute agli egiziani senza che l’esecutivo garantisca politicamente (e Leonardo fattivamente) una contropartita, cioè la sostituzione immediata con altre due navi dello stesso tipo o superiore.

Finché non è consegnata alla Marina Militare la nave non è "iscritta al Registro Navale Militare" e batte dunque bandiera mercantile appartenendo a Fincantieri. Questo spiega il perché vi sia stata una richiesta diretta della Orizzonti Sistemi Navali alla Occar (Organizzazione congiunta per la cooperazione in materia di armamenti) per scavallare il termine di consegna del 5 giugno. In altre parole sembra ci sia chi, in seno a Leonardo, sia pronto a giocarsi la partita con i vertici della Marina per vedere se la spunteranno le necessità di ammodernamento e potenziamento delle forze navali italiane (e quindi gli interessi nazionali) o quelle del “vil denaro”.

Queste fregate multiruolo, benché ancora di proprietà di Fincantieri, sono già munite di sistemi offensivi e difensivi progettati appositamente per la Marina Militare e non cedibili all’estero, pena la diffusione sostanziale di segreti e tecnologie militari nazionali. I sistemi, fintanto che non avviene la consegna del naviglio, sono custoditi dalla Orizzonti Sistemi Navali per conto di Leonardo e Marina; questo è l’appiglio cui l’ammiragliato sembra aggrapparsi per bloccare una vendita che fa gola a tanti.

Più di qualcuno nella maggioranza governativa – in particolare l’ala di sinistra radicale del M5S e LeU – ha mostrato perplessità sull’intera operazione facendo notare che l’Egitto non può essere un partner per l’Italia e la sua industria militare vista la mancata risoluzione del caso Regeni. Acqua passata, nulla che non si possa superare nel nome dell’interesse superiore dello Stato che, se vuole avere una sua politica mediterranea, con il Cairo deve per forza dialogare.

Il dato che emerge è un altro, cioè che nessuno abbia sollevato una questione di “priorità nazionali” per la nostra Marina. L’ammodernamento della flotta italiana dovrebbe essere più importante di qualunque commessa estera, a maggior ragione se si vuole vendere una nave già assemblata per la Marina ad un’altra potenza.

Quella che "la Repubblica" ha definito come la commessa del secolo per l'industria militare italiana sicuramente può garantire il mantenimento d'un legame politico solido con l'Egitto - che passa anche per la vendita di armamenti e sistemi d'arma - ma è d'obbligo sottolineare che i dubbi espressi, ove non legati al pacifismo ideologico di certi ambienti governativi, vanno considerati perché esprimono una perplessità da parte dei vertici di Palazzo Marina che invece avevano ben altri programmi.

Qualora passasse la linea "pragmatica" che imporrebbe alla Marina un passo indietro a favore degli egiziani, il Governo - con il ministro della Difesa Lorenzo Guerini in testa - avrebbe decretato uno stop politicamente pesante ai programmi d'ammodernamento delle Forze Armate.

Si dovrebbe tener presente invece che al rafforzamento della flotta militare nella storia italiana corrisponde da sempre la garanzia di avere un posto importante nelle dinamiche geopolitiche mediterranee che è il frutto di una “strategia navale globale” teorizzata fin dai tempi di Cavour.

Nel nome di questa stessa strategia si deve garantire alla Marina il potenziale operativo ottimale e queste due Fremm ne sono parte fintanto che non esistano contropartite migliori che Leonardo non ha, per il momento, tirato fuori dal cilindro.

Se invece si hanno più ampi disegni di politica estera, dove sostenere l’Egitto significa circoscrivere l’attivismo turco nel Mediterraneo “allargato”, allora si potrebbero anche sacrificare due fregate multiruolo, a patto di tenere comunque presenti le esigenze della nostra componente navale.

Dubitando fortemente del fatto che la politica estera italiana abbia smesso improvvisamente di navigare a vista, sarebbe bene non premere il piede sul freno delle richieste della Marina Militare per meri interessi economici, ma del resto, come già detto, pecunia non olet.

Immagini: Marina Militare / Fincantieri

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