La politica estera dell'Italia non è un gioco per bambini

(di Tiziano Ciocchetti)
24/06/21

È ormai evidente che le relazioni tra l’Italia e gli Emirati Arabi Uniti siano ai minimi storici.

Uno degli ultimi atti del governo Conte bis, ovvero includere gli EAU tra le nazioni sotto embargo militare per il coinvolgimento nella guerra in Yemen (l’Arabia Saudita esercita un forte controllo politico sugli Emirati), rappresenta solo la punta dell’iceberg di un rapporto gestito in modo dilettantistico da parte della Farnesina.

Come i nostri lettori sicuramente ricorderanno erano i giorni dell’intervista (piena di polemiche) di Matteo Renzi a Mohammad Bin Salman Al Sa’ud, primo vice primo ministro e ministro della Difesa dell'Arabia Saudita. Quindi, appare plausibile che l’iniziativa dell’agonizzante governo Conte - fortemente sostenuta dal Movimento 5S - sia scaturita con lo scopo, neanche troppo recondito, di colpire “l’alleato” di coalizione.

Tuttavia l’errore di fondo è stato quello di equiparare e porre sullo stesso piano Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Il governo di Abu Dhabi era già da molti mesi disimpegnato dalle operazioni militari in Yemen, che hanno sempre visto una indiscussa leadership politica e militare saudita per quanto concerne le operazioni sul terreno.

La situazione attuale delle relazioni bilaterali fra Italia ed Emirati sta generando un impatto negativo sull'interscambio economico e commerciale, con il rischio di vedere annullate molte commesse e opportunità di sviluppo (Eni, Leonardo, le grandi imprese italiane coinvolte nei progetti infrastrutturali emiratini). 

La Politica Estera non dovrebbe essere affidata ad avventori con zero esperienza di relazioni internazionali, maggiormente interessati a soddisfare le volubili correnti di partito piuttosto che a pianificare una strategia producente per il sistema paese.

Intanto si registrano i primi danni: entro il 2 luglio le Forze Armate italiane dovranno lasciare la base di Al Minhad, importante centro logistico nell’area del Golfo Persico, dalla quale vengono alimentate le operazioni in Afghanistan e in Iraq.

In una nota ufficiale l’on. Matteo Perego di Cremnago, membro della Commissione Difesa della Camera, precisa che i danni arrecati, da questa politica estera dilettantistica, all’industria nazionale della Difesa sono ingenti.

“Quello che la componente di sinistra del variopinto universo grillino fatica a comprendere è che compromettere la collaborazione strategica con gli Emirati, comporta che tutti i settori politici e commerciali subiscano delle ripercussioni negative. Ancora più è aver messo in discussione la posizione geopolitica dell’Italia verso una larga parte del mondo sunnita, anche alla luce delle, questa volta più che legittime, prese di posizione del premier Draghi verso le ambizioni di Ankara nel Mediterraneo Allargato. È ora che il Movimento si assuma le responsabilità di scelte miopi e non condivisibili che rischiano di portare il Paese verso un decennio di declino geopolitico”.

La situazione internazionale sta mutando rapidamente, con l’emergere di attori statuali che adottano una politica estera molto aggressiva (un chiaro esempio è la Turchia). L’Italia non può farsi trovare impreparata ad affrontare le sfide future, ecco perché si rende necessario rivedere l’architettura dello Stato, accentrando nella Presidenza del Consiglio gli indirizzi di politica estera e di difesa. Sarebbe importante, nella prossima Legislatura, aprire un dibattito circa la creazione di un apparato, alle dipendenze appunto della Presidenza del Consiglio, che non solo coordini le attività di Esteri e Difesa ma che possa influenzarne le decisioni.

Foto: Farnesina / Camera dei deputati