La composizione della fanteria italiana negli attuali scenari operativi

(di Tiziano Ciocchetti)
18/03/21

Per vincere una battaglia, un comandante deve avvalersi delle capacità di tutte le Armi a sua disposizione, coordinandole accuratamente perché possano fornire il miglior apporto possibile.

In tempi moderni, un esempio di tale coordinamento, in un conflitto convenzionale, è stato offerto dai comandanti di unità di fanteria britannica, impegnati nella riconquista delle Isole Falkland tra il maggio e il giugno del 1982.

In quel particolare contesto tattico, i reparti di fanteria (Royal Marines, Guardie del Galles, Parà e Guardie Scozzesi) hanno potuto sconfiggere le forze argentine anche grazie all’appoggio del fuoco dell’artiglieria terrestre (con gli obici/cannone Light Gun da 105 mm), dell’artiglieria navale (con i pezzi da 114 mm) dei cacciatorpediniere e delle fregate della Royal Navy, dei cannoni da 30 mm dei veicoli blindati (come i carri armati leggeri Scimitar) e gli attacchi al suolo sferrati dagli Harrier imbarcati.

Il coordinamento di tutti questi assetti è stato indubbiamente importante per la vittoria finale degli inglesi, tuttavia è toccato pur sempre ai reparti di fanteria, nell’adempimento dei suoi tradizionali compiti, portarsi a stretto contatto con il nemico, stanarlo dalle sue posizioni (gli argentini si erano trincerati assai bene) e presidiare successivamente il terreno conquistato.

L’esempio appena descritto potrebbe essere applicato, oggi, in qualunque altro teatro di guerra dove operi un reparto di fanteria.

Grazie alla ormai trentennale partecipazione alle missioni internazionali, l’Esercito Italiano ha ormai maturato un bagaglio di esperienze di tutto rispetto. All’inizio degli anni 2000, infatti, proprio analizzando le lezioni apprese sul terreno, lo stato maggiore dell’Esercito concluse che fosse necessario riformare la componente operativa, al fine di sviluppare uno strumento maggiormente integrabile con gli Alleati.

Era necessario disporre di reparti di fanteria con una migliore mobilità strategica e tattica nonché con una più elevata flessibilità, al fine di poter contrastare minacce diversificate.

Il progetto “Fanteria Futura” venne avviato per rispondere in modo efficace alle richieste provenienti dai teatri operativi in cui si trovava (e si trova tutt’ora) l’Esercito Italiano con le sue unità terrestri.

Proprio la fanteria costituisce l’elemento cardine di qualunque contingente impiegato in una missione internazionale. Essa è chiamata a fornire molteplici capacità operative che spaziano dal soccorso umanitario alle operazioni combat di media e alta intensità. Il suo ruolo, quindi, si è ampiamente allargato negli ultimi anni.

Tra i primi provvedimenti che vennero presi si evidenziarono alcune sensibili modifiche all’iter formativo degli ufficiali, sottufficiali e fucilieri. In particolare, per i comandanti di minori unità venne migliorato il percorso di crescita, ponendo maggiore attenzione all’azione di comando, come per esempio la guida del plotone.

A sostegno della validità di tali cambiamenti, il comandante della Scuola di Fanteria di Cesano, il generale di brigata Roberto Viglietta ha avuto modo di evidenziare, nel corso di una recente visita di Difesa Online alla Scuola, che “il fante si è sempre trovato a dover gestire capacità differenti rispetto alla propria specializzazione, come il fuoco di artiglieria, il fuoco aereo attraverso i JTAC (Joint Terminal Attack Controller, NdA), la componente blindo/corazzata” aggiungendo che “la formazione base dell’ufficiale (così come quella dei marescialli) di fanteria è quella di un comandante pluriarma, in grado di gestire più tipologie di unità (genio, trasmissioni, cavalleria) e sorgenti di fuoco (artiglieria terrestre, navale, CAS, etc.).

Di vitale importanza per la fanteria (come per tutte le altre specialità) è dunque poter mantenere una costante formazione in quanto, come postula lo stesso generale Viglietta “un sistema d’arma può essere acquisito anche in tempi relativamente rapidi mentre le capacità operative di un reparto e del suo comandante sono frutto di un addestramento continuo, che deve essere ripetuto nel tempo, altrimenti si andrebbe incontro a un decadimento di efficienza”.

Ecco perché per un comandante di minori unità è importante avere dimestichezza con il proprio ciclo di comando all’interno di un ciclo operativo, inteso come pianificazione, valutazione e condotta di un’operazione in teatro. Ed è questo che deve fare il comandante di minori unità di fanteria sul terreno: visualizzare la situazione operativa, descriverla e guidare l’unità, sia essa un plotone o una compagnia”. Inoltre, il generale Viglietta, ha avuto modo di descrivere una sua esperienza nel teatro afghano allorquando un sergente maggiore, vicecomandante di plotone, aveva ai suoi ordini un JTAC (per altro diretto da un tenente) che da lui riceveva disposizioni su come e quando far intervenire le CAS assegnate alla loro operazione. Ciò è significativo, infatti ha ricordato il comandante Viglietta che “il poter disporre sul campo di un addetto JTAC semplifica e velocizza notevolmente le procedure, come ho avuto modo di verificare nel corso della mia permanenza nel teatro afghano. Facendo un paragone con la missione nei Balcani, in quel contesto operativo per richiedere un supporto aereo era necessario contattare il comando di reggimento, che avrebbe poi contattato quello di brigata e successivamente quello di divisione e alla fine il comando NATO: in caso di necessità si sarebbero dovuti attendere tempi lunghissimi per poter disporre di un vettore d’attacco aereo”.

La compagnia di fanteria, integrando assetti pluriarma, costituisce, quindi, il complesso minore. Il comandante, pur guidando un reparto di fanteria, avrà a disposizione più componenti che dovrà coordinare, da qui “l’assoluta necessità di formare il futuro comandante, non solo sulle procedure della fanteria di linea ma anche per ciò che concerne il tiro con i mortai (da 60, 81 e 120 mm), i sistemi controcarro (Spike MR/LR), l’impiego di mini UAV, con il fuoco delle armi di bordo di VBM (Freccia 8x8), VCC (Dardo) e altro ancora”, aggiunge il generale.

L’attuale compagnia fucilieri è strutturata su una squadra comando, tre plotoni fucilieri e un plotone di supporto alla manovra.

Ogni plotone fucilieri è composto da quattro squadre, di cui una di supporto alla manovra. Ciascuna squadra ha in organico 8 fanti trasportati, nel caso dei reggimenti delle brigate Medie, su di un VBM Freccia 8x8 (in quelle Leggere su due VTLM Lince 4x4), a cui vanno aggiunti i 3 soldati di equipaggio, per un totale di 11 elementi. Quindi la squadra appiedata è composta da 8 fanti, con cui è possibile creare due team fire, di cui uno con un “tiratore esperto” armato di ARX-200 in calibro 7,62x51 mm, mentre il secondo ha un fuciliere con qualifica “controcarro”, armato con Panzerfaust 3. Entrambi i team hanno in organico un fuciliere equipaggiato con lanciagranate GLX-160 da 40x46 mm e uno con una Minimi in calibro 5,56x45 mm (auspicabile in futuro la sostituzione con la versione in calibro 7,62x51 mm).

Con tale configurazione, la squadra fucilieri possiede cinque elementi fondamentali: il comando e controllo (grazie agli apparati radio per comunicare sia con il plotone che con la squadra), la capacità RSTA (fornita dagli apparati elettro-ottici in dotazione), la capacità di manovra (assicurata dai fucilieri e dalle piattaforme VBM o VCC), il supporto alla manovra (grazie alla presenza di lanciagranate, sistemi controcarro e delle mitragliatrici) e il supporto logistico caratterizzato dalle capacità di trasporto offerte dai Freccia.

Inoltre il plotone può disporre di buone capacità nel tiro indiretto, grazie a lanciagranate e ai mortai leggeri C-210 Hirtenberger da 60 mm - nella squadra di supporto alla manovra - e controcarro.

Per una maggiore potenza di fuoco, si può fare affidamento sul plotone di supporto alla manovra che ha in dotazione 2 VBM Freccia 8x8 controcarri (equipaggiati con missili Spike MR) e 6 VTLM Lince 4x4. Il tiro indiretto è assicurato grazie alla reintroduzione dei mortai medi spagnoli Expal da 81 mm, in numero di tre.

Altre pedine importanti, all’interno della compagnia supporto alla manovra, sono la squadra di tiratori scelti dotata di fucili Sako TRG-42 in calibro 8,6x70 (sostituiti nel prossimo futuro dai Victrix Scorpio nel medesimo calibro) e da una squadra SAO (Sorveglianza e Acquisizione Obiettivi).

Proprio grazie al plotone di supporto alla manovra, la compagnia fucilieri può svolgere numerose missioni in modo autonomo, coordinando al contempo altri assetti, che si sono rivelati indispensabili per affrontare gli odierni scenari operativi.

Foto: U.S. Army / Esercito Italiano / Difesa Online