Kabul: airport (in)security

(di Gian Pio Garramone)
23/08/21

La sicurezza di un aeroporto non è certa cosa facile neanche qui da noi, perché un velivolo è quanto di più vulnerabile al mondo.

Ma distinguiamo due aree fondamentali il primo è la sicurezza dell’istallazione e la seconda è l’anello di sicurezza più o meno grande che cinge un aeroporto.

Voglio fare una piccola e semplice analisi sulla attuale situazione dell’aeroporto internazionale di Kabul, unica via di uscita dal paese in una nazione che non ha sbocchi sul mare. Se facciamo una foto satellitare dell’istallazione è facile notare che è praticamente immersa nel tessuto cittadino.

Per rendere sicuri le procedure di imbarco, sbarco, rifornimento, decollo, atterraggio, ecc. si dovrebbe avere una zona di rispetto sgombra da pericoli di colpi di arma da fuoco di diversa potenza e calibro. Per non parlare dell’ordine pubblico interno ovvero avere varchi, piste, ecc. sgombri da persone, materiali e mezzi.

Come abbiamo potuto vedere questa catena di sicurezza è saltata completamente, tanto da avere aerei che decollano con persone attaccate all’esterno della carlinga, con inevitabile fine infausta dai soggetti, detto che non sarebbe minimamente pensabile che un velivolo provi a iniziare le procedure di decollare quando circondato da folle di persone.

A mio avviso il pilota non avrebbe dovuto nemmeno accendere i motori prima che personale addetto alla sicurezza di terra non avesse provveduto a sgomberare la pista, anche perché da cosa stava scappando il pilota con tanta fretta, tanto da giustificare tale manovra?

Non dobbiamo dimenticare che presso l’aeroporto di Kabul è presente un nutrito contingente USA, per non parlare delle aliquote UK e Turche, asserragliato all’interno, una sorta di "Alamo" dei nostri giorni.

All’indomani del caos, il 17 agosto, lo United States Central Command (CENTCOM) ha dichiarato che l'aeroporto internazionale Hamid Karzai nella capitale dell'Afghanistan era tornato libero, sicuro e aperto al traffico aereo civile che opera secondo le regole del volo a vista. Una gestione della sicurezza interna che ricorda le truppe lasciate senza ordini all’indomani dell'8 settembre...

Ma veniamo alla questione più spinosa l’anello di sicurezza attorno all’aeroporto, essendo questo circondato da un lato da un fitto tessuto urbano e dall’altro da rilievi collinari, la sua sicurezza senza pattuglie terrestri esterne è cosa praticamente impossibile, cosa che di fatto lascia tale vitale infrastruttura alla completa benevolenza dei miliziani talebani.

Prendendo in considerazione le armi disponibili in Afghanistan, colpire un aereo in fase di decollo/atterraggio è come fare il tiro al piccione. Tralasciando la moltitudine di mitragliere di grande calibro, un RPG, che ha un tiro "contraereo" limite di circa 900m, risulta essere un pericolo - improbabile ma potenziale - da cui non ci si difende in maniera facile. Oltretutto un eventuale tiratore si potrebbe nascondere in ogni vicolo o su ogni tetto prossimo all’aeroporto.

Ma visto che sul territorio afgano le armi lasciate dagli americani sono tantissime e non è difficile pensare che una cassa di Stinger (missile terra-aria spalleggiabile, ndr) si possa trovare. Lo Stinger ha un raggio di puntamento fino a 4.800m e può ingaggiare minacce a bassa quota fino a 3.800m, vuol dire che un miliziano appollaiato sulle alture subito vicine l’aeroporto, che distano meno di 2000 metri, ha una ghiotta occasione di fare fuoco e una buona possibilità di fare centro su un bersaglio dell’odiato occidente.

Foto: U.S. Marine Corps / web