Innovazione e tecnologia nella risposta cinese al Covid

(di Antonio Vecchio)
06/04/21

L’emergenza sanitaria del Covid 19 ha rappresentato uno spartiacque, tra la gestione confusa e improvvisata che più o meno tutti i governi occidentali hanno fornito e quella ordinata e puntuale dei paesi orientali.

La Cina ha stupito per la rapidità con cui ha messo in atto tutte le misure per arginare l’epidemia. A facilitarla, la centralizzazione decisionale del suo apparato ha giocato un ruolo determinante, ma ha contribuito anche una sorprendente efficienza delle forze armate, l’Esercito Popolare di Liberazione (PLA), presente a Wuhan sin dalle prime fasi dell’emergenza, con personale medico, mezzi ed equipaggiamenti.

Le televisioni internazionali hanno mandato ripetutamente in onda le immagini di ospedali da campo in grado di ospitare migliaia di posti letto, costruiti con velocità impressionante dai militari di Pechino, e delle migliaia di uomini e donne in camice bianco, ordinatamente all’opera in reparti di terapia intensiva ultramoderni.

Non molto si è però scritto sul livello tecnologico dell’ampio dispositivo messo in piedi dalle autorità cinesi per fronteggiare l’emergenza, perfettamente in linea con l’idea di futuro che, per lo meno dal 2012, anno dell’elezione di Xi Jinping a segretario generale del Partito, ispira l’azione politica interna del Dragone.

Le immagini giunte in Occidente hanno in effetti svelato poco dei sistemi di sorveglianza impiegati per l’emergenza, avanguardia tecnologica della nuova concezione cinese di ordine pubblico.

Agli occhi più attenti, però, non sono passate inosservate le migliaia di telecamere1 a infrarossi, dotate di intelligenza artificiale (AI), disseminate ovunque per le strade e i luoghi pubblici del capoluogo Wuhan2 e della provincia dello Hubei3, per monitorare la temperatura corporea dei passanti, identificare le persone che non indossavano correttamente le mascherine o quelle che violavano le disposizioni sulla quarantena.

I sistemi di video-sorveglianza inviavano, ogni 6 secondi, un avviso e un video di monitoraggio a un operatore della comunità, allo scopo di segnalare possibili infrazioni.

Un’altra novità è stato l’uso massivo di droni, utilizzati per il trasporto in campo sanitario, la disinfezione e lo screening della temperatura, utilizzati di continuo per monitorare i cittadini e trasmettere avvisi sonori a coloro che violavano le regole di confinamento.

Le macchine volanti senza pilota affiancavano migliaia di robot di vari tipi, impiegati nei campi più disparati: dalla consegna di equipaggiamenti medicali a quella di cibo, per fare tamponi faringei o effettuare disinfezioni. In alcuni casi, sono stati addirittura utilizzati per telefonare direttamente a casa dei cittadini, e fornire loro indicazioni utili sui comportamenti da tenere.

Misure come queste sarebbero inimmaginabili in Occidente, ma non in una nazione come la Cina, che da tempo si è dotata di un sistema, denominato dei “crediti sociali” (v.articolo), in base al quale il comportamento di ogni singolo cittadino o impresa viene “pesato”, e continuamente esaminato, al fine di verificarne la linearità con le norme vigenti e la eventuale “titolarità” a ricevere dallo stato e dai privati, servizi pubblici come: l’accesso agevolato agli ospedali, l’erogazione di un prestito, o anche solo l’acquisto di un biglietto aereo.

Con queste premesse, Pechino ha avuto campo libero ad adattare un tale sistema di sorveglianza all’emergenza pandemica, non solo punendo chi violava le regole comportamentali imposte dalle autorità, ma anche offrendo incentivi alle imprese che mettevano in atto tutte le prescrizioni sanitarie del caso.

Il progresso tecnologico del gigante asiatico ed il controllo che questi attua nei confronti delle imprese pubbliche e private hanno consentito sinergie anche in altri settori.

Le compagnie telefoniche, per esempio, hanno assicurato il continuo tracciamento delle telefonate, non solo per le esigenze del governo centrale, ma anche per comunicare i luoghi e le celle, e quindi le persone, con cui l’utenza era stata a contatto nei quindici giorni precedenti.

Il fatto che, sin dalle prime fasi dell’emergenza, per qualsiasi acquisto, dai medicinali ai biglietti per i mezzi pubblici, fosse obbligatorio fornire le proprie generalità, ha consentito un ampio tracciamento individuale, che ha permesso di risalire alla rete di contatti di ciascun cittadino.

Una mole di informazione a getto continuo, alimentata da telefoni cellulari, smartphone, palmari, computer, in un paese con oltre un miliardo di cittadini sempre connessi, ha permesso di realizzare una “mappa epidemica” in grado di fornire indicazioni sulle aree interessate dal contagio del coronavirus.

I cinesi hanno persino fatto ricorso alla blockchain, per mantenere l'immutabilità dei dati nelle piattaforme realizzate per lo fronteggiare l’epidemia, ma anche per gestire le forniture, i controlli di qualità e il monitoraggio dei processi logistici.

Si dalle prime fasi dell’epidemia, ad esempio, un programma con una funzione di tracciamento basata su codice QR, assegnava agli utenti un colore (verde, giallo e rosso) cui corrispondeva la possibilità o meno di accedere agli spazi pubblici oppure l’obbligo della quarantena.

Il binomio tecnologia della sorveglianza - centralismo democratico, in definitiva, ha costituito l’indirizzo più importante con cui Pechino ha reagito all’emergenza Covid 19, oltre a rappresentare uno degli aspetti più importanti della nuova politica cinese, che proprio al progresso tecnologico ha dedicato il suo ultimo piano quinquennale, con l’obiettivo di diventare leader globale nel campo delle intelligenza artificiale.

Pechino, infatti, ha palesato più, e prima di molti altri, la volontà di cavalcare la rivoluzione digitale in atto, ponendosi subito nel gruppo di testa delle nazioni che la stanno sviluppando e implementando.

3https://it.wikipedia.org/wiki/Hubei

Foto: Bloomberg / web / xinhua