I corazzati russi nel conflitto ucraino

(di Tiziano Ciocchetti)
14/03/22

Il conflitto russo-ucraino ha riportato alla ribalta l’utilizzo su larga scala dell’arma corazzata, quasi del tutto abbandonata (salvo alcune eccezione) da parte degli eserciti dell’Europa Occidentale.

Fin dai tempi della Guerra Fredda, gli MBT in forza al Patto di Varsavia godevano di poca fama, in quanto giudicati, dagli analisti militari della NATO, tecnologicamente inferiori rispetto alla controparte occidentale. Nonostante il gap tecnologico questo incutevano un certo timore in quanto la proporzione numerica era nettamente a favore del blocco orientale. Ecco perché, in caso di invasione sovietica, il conflitto sarebbe immediatamente salito a livello nucleare (utilizzando testate tattiche).

Venendo alla situazione attuale, per fare un semplice paragone, la 1a armata corazzata Guardie dell’Esercito della Federazione Russa è in grado di schierare 12 battaglioni carri, per un totale di 362 MBT (tra T-72B3, T-72B3M, T-80U/BVM, T90A/M), l’intero Esercito della Repubblica Federale di Germania è in grado di schierare solo 5 battaglioni carri, per un totale di 220 Leopard 2 A6/7.

Certo, i carri Leopard tedeschi sono più avanzati rispetto ai T-72/80, anche nelle versioni aggiornate. Inoltre, i carri ex sovietici, impiegati nei conflitti convenzionali di media intensità degli anni ’90 dello scorso secolo, hanno fornito una pessima resa operativa. Basti ricordare la debacle dei T-72 iracheni (per lo più di provenienza polacca e DDR) nella Guerra del Golfo del 1991.

Nel corso della battaglia nota come “73 Easting”, del febbraio 1991, uno squadrone del 2ⁿᵈ armored cavalry regiment del U.S. Army, equipaggiato con 9 M-1A1 Abrams e 12 M-2 Bradley, distrusse in poco più di 20 minuti 50 T-72 e 25 BMP-1.

Tuttavia, la pessima performance dei carri ex sovietici era da attribuire allo scarso addestramento degli equipaggi e a comandanti a dir poco mediocri.

La prima battaglia di Grozny (novembre 1994 – marzo 1995), nel corso della Prima Guerra Cecena, inflisse un altro pesante colpo alla reputazione di corazzati russi. I combattenti ceceni utilizzarono semplici, ma efficaci, tecniche di guerriglia urbana (d’altronde i centri abitati spesso si sono rivelati delle trappole per gli MBT/IFV), piazzandosi nei piani alti degli edifici e colpendo con lanciarazzi leggeri (Rpg-7D, Rpg-22, etc.) la parte superiore – in genere la meno protetta di un corazzato – dei veicoli. Nei primi giorni di operazioni, i russi ebbero 20 MBT e oltre 100 BMP-1/2 distrutti. Da allora sono stati fatti notevoli passi avanti circa l’impiego dei corazzati, sia in termini di tattiche, sia per ciò che concerne la protezione degli stessi.

L’attuale conflitto ucraino vede un impiego esteso, da parte dei russi, di carri T-72B, T-72B3 e T-72B3M. Si tratta di MBT non recentissimi, sebbene siano rivestiti con le piastre reattive Kontakt-5. I carristi russi, per aumentarne la protezione nei confronti dei sistemi controcarro impiegati dagli ucraini (come lo Javelin e il NLAW), hanno applicato sulle torrette delle griglie d’acciaio, con lo scopo di cercare di far detonare le cariche cave prima che colpiscano la corazzatura principale.

L’utilizzo di MBT meno recenti è da attribuirsi, probabilmente, al fatto che lo Stato Maggiore russo, essendo a conoscenza delle massicce forniture di armi controcarro occidentali agli ucraini, voglia preservare l’equipaggiamento più moderno e, al contempo, “sacrificare” quello meno avanzato. Ecco perché non abbiamo ancora visto un impiego esteso del T-90, il carro più moderno in dotazione ai russi (in attesa che l’improbabile abbassamento dei costi del T-14 Armata né consenta la produzione in serie).

L’ultima versione è stata denominata T-90M (foto), presentato nel gennaio 2017 e testato nel corso dell’esercitazione Zapad, tenutasi tra il 14 e il 20 settembre dello stesso anno. La nuova versione eredita la torretta meccano-saldata del T-90A. La protezione reattiva Relikt dovrebbe essere stata rinforzata da elementi del sistema di blindatura Malachit, già applicata sul nuovo MBT T-14.

Il T-90M si differenza dalla versione precedente per la presenza del cannone 2A82-1M da 125 mm, lo stesso del T-14, e per il visore di tiro Irbis-K.

Nel 2015, in piena guerra siriana, la Russia inviò una compagnia (10 carri) di T-90A, in forza all’810 ͣ brigata di fanteria di Marina della Flotta del Mar Nero, la stessa unità impegnata attualmente nell’assedio di Mariupol, nel conflitto russo-ucraino.

È altresì vero che, viste le esperienze passate, i russi non impiegheranno mai in modo massiccio i carri nei grandi centri urbani (ad esempio Kiev). Anche se il pezzo 2A82-1M è in grado sparare munizionamento dotato di spolette di prossimità elettroniche a frammentazione, molto utili nei combattimenti urbani, oltre ai missili a guida laser Sprinter, con gittata massima di 8 km.

In conclusione, rispetto all’Occidente, i russi possono “permettersi” di subire perdite elevate di MBT, specialmente se si tratta di modelli poco recenti. Resta il fatto che quando entreranno nei grandi centri urbani, dovranno per forza di cose aumentare il volume di fuoco, se non vorranno trovarsi in una nuova Grozny.

Foto: MoD Fed. Russa / web / Cremlino

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