Gli “orchi” in Ucraina. La scelta russa dell’impiego di paramilitari e mercenari

(di N.C.)
14/03/22

L’offensiva finale per la conquista di Kiev sembra sempre sul punto di essere sferrata e, tuttavia, è incessante la “preparazione” che mira a logorare l’organizzazione difensiva predisposta dalle forze ucraine. È molto verosimile che i Russi abbiano ancora delle forti riserve mentali non tanto sul fatto di voler occupare la capitale e dare un segnale di preponderanza al di là degli obiettivi già conseguiti in altre parti del paese, quanto sul tributo di sangue da pagare alla resistenza – perché di “resistenza” si tratta, a dispetto di certi sofismi da salotto di qualche intellettuale nei talk show televisivi – per poter dire di avere il controllo della città.

Quella opposta degli Ucraini con le forze regolari e le milizie di volontari schierate lungo i settori urbani organizzati a difesa è pura resistenza, è manovra difensiva strutturata nelle sue linee dottrinali più essenziali, sostenuta da una buona dose di rabbia e disperazione, o forse è meglio pensare, di speranza. Non appare, infatti, all’orizzonte la capacità di condurre una controffensiva che porti i combattimenti in territorio russo o bielorusso, dunque di cosa si tratta se non di una strenua azione mirata a contenere l’avanzata nemica? Nella difesa del loro paese le forze armate ucraine stanno cercando di trarre il massimo vantaggio dall’impasse che i russi subiscono rispetto ad una previsione di progressione più rapida sul territorio ucraino.

Si è spesso parlato in questi giorni del fatto che Putin non abbia messo in campo il meglio delle risorse di cui può disporre e che la battuta d’arresto, oltre all’impatto delle condizioni meteorologiche, unitamente al livello addestrativo di molti dei soldati in campo, dipenda anche da questo aspetto. Chi scrive è un convinto sostenitore di questa ipotesi e per meglio spiegarla si vuole portare l’esempio seguente.

Le unità corazzate della 90^ divisione corazzata delle Guardie penetrate dalla direttrice nord (quella proveniente dalla Bielorussia) e attualmente dislocate a nord-est di Kiev sono prevalentemente armate con carri T-72 la cui versione migliore è il T-72B3. Anche le unità carri della 2^ divisione fanteria meccanizzata delle Guardie “Taman”, attiva nella regione di Zaporižžja, hanno lo stesso tipo di carri armati. In particolare, il 1° reggimento delle Guardie “Chertkovsky”, punta di diamante della divisione, in attesa di ricevere i temibili (e costosissimi) T-14 Armata, è equipaggiato proprio con i T-72B3. La ragione della scelta di dotare di questo carro molte unità corazzate risiede nel fatto che è stato concepito come alternativa economica al carro armato T-90 che nelle sue varie versioni, attualmente è il carro armato russo più moderno, fino a quando alle forze armate russe non saranno assegnati i carri armati T-14 di nuova generazione.

Il T-72B3 è un aggiornamento relativamente semplice del carro armato T-72B, con alcuni parametri portati al livello del T-90A. In buona sostanza, il Cremlino ha optato per impiegare nei teatri in cui sta operando un carro armato che offre delle buone prestazioni in quanto analoghe a quello di un modello successivo, ma più costoso (il T-90A) e più versatile del T-80, altro carro, comunque, protagonista dell’invasione. Lo stesso ragionamento, in linea di massima, è stato applicato nella scelta di tutti i mezzi terrestri ed aerei da impiegare in Ucraina. Tra l’altro, l’efficacia dei sistemi controcarro Javelin è proprio uno dei fattori che contribuiscono a far esitare per la conquista via terra dei centri abitati più grandi. Dunque i carri armati e le fanterie meccanizzate è molto probabile che saranno le ultime ad entrare a Kiev.

Ecco allora la necessità di poter contare su forze agguerrite e spietate, che investano come le armate degli orchi del Signore degli Anelli di Tolkien l’alleanza degli Hobbit che lottano per la loro patria. Chi sono, dunque, questi orchi? Per farcene un’idea si guardi il diagramma dell’organizzazione di comando e controllo strutturata dalle forze russe impiegate nella campagna siriana.1

Emergono i legami intessuti - a questo punto verrebbe da pensare creati in una machiavellica prospettiva di sfruttamento successivo, che oggi si concretizza – con gli Hezbollah e i Pasdaran iraniani e con miliziani sunniti sostenitori di Assad, come ad esempio il gruppo Liwa al-Quds. Ferma restando la simpatia di Teheran per Mosca, almeno finora, non si è sentito parlare di un invio di paramilitari iraniani in Ucraina. Si parla molto, invece, dei 16.000 miliziani siriani che Putin definisce “volontari” mentre la vulgata mediatica indica come “mercenari”. Anche in questo caso la guerra delle informazioni va di pari passo con quella sui campi di battaglia.

C’è una differenza sostanziale tra “volontari”, che aderiscono ad una causa sulla base di un credo ideologico o religioso che dir si voglia e “mercenari”, che non hanno una causa per cui combattere, se non quella del guadagno al soldo dell’una o dell’altra bandiera.

Nel caso dei Siriani (foto) va detto che si tratta di forze leali ad Assad e non certamente di ex appartenenti all’ISIS, come suggerito da qualche commentatore televisivo sull’onda dell’emotività. Sono il tributo offerto da Assad al fido alleato che lo ha sostenuto fino ad oggi e, dunque, si tratterebbe prevalentemente di elementi di Liwa al-Quds o provenienti dalla Forza Nazionale di Difesa, organizzazione addestrata dall’esercito siriano che suddivide i suoi membri nelle categorie combattenti, tiratori scelti e personale dell’intelligence.

Infine, una menzione per i Curdi del YPG2 e del PYD3 che in Siria hanno espresso il loro sostegno agli attacchi aerei russi contro l’ISIS, il Fronte al-Nusra e l’organizzazione Ahrar al-Sham, chiedendo ai Russi anche la fornitura di armamenti ed una cooperazione diretta nella lotta contro lo Stato islamico.4 Poco dopo l’inizio degli attacchi aerei russi, Salih Muslim, co-presidente del PYD, in un'intervista affermò di non ritenere che l’America si sarebbe opposta “perché [Jabhat] al-Nusra e Ahrar al-Sham non sono diversi dal Daesh: sono tutte organizzazioni terroristiche e condividono la stessa mentalità radicale.5

Il 20 marzo 2017 si verificò un episodio, fortemente significativo del significato del ruolo, svolto in termini di “sicurezza” da parte delle forze russe. In quella data, infatti, la Russia costituì una base addestrativa nel distretto di Afrin per le unità del YPG, al fine di combattere il terrorismo in quell’area. In diverse occasioni l’area di Afrin era stata bersagliata dai bombardamenti di artiglieria sia dei gruppi ribelli islamici, sia del nemico di sempre: la Turchia. Ecco la ragione per cui, le truppe russe si sarebbero dislocate ad Afrin; tale scelta avrebbe fatto parte di un accordo per proteggere l’YPG, in particolare da ulteriori attacchi turchi.6

Questa osservazione fornisce l’opportunità di riflettere sul ruolo della Turchia come mediatore per la pace, in questo caos di diplomazia e bombardamenti, dove da un lato la russia di Putin ambisce alla restaurazione della Novorossiya, dall’altro la Turchia di Erdogan in Libia combatte la Russia, per le mai celate ambizioni di ripristino di una sorta di “impero ottomano”. Questa ambiguità su tutti i fronti non agevola certo la soluzione diplomatica del problema ucraino. Lo stesso dicasi per il tentativo fatto da Israele, che con Iran e Siria alleati di una Russia decisamente aggressiva, si sente un tantino sotto pressione! Comunque, almeno di Curdi in Ucraina non si sente parlare.

Questi “mastini della guerra” mediorientali – che in realtà fanno rimpiangere i personaggi evocati da pellicole come “I quattro dell’Oca Selvaggia”, figure come Bob Denard, Jean Schramme, “Mad Mike” Hoare – è possibile, invece, che si ritrovino affiancati da miliziani (volontari o mercenari?) provenienti dalla Repubblica Centrafricana.

Perché proprio dal cuore dell’Africa? Cosa c’entrano con l’Ucraina? Anche in questo caso si tratta di un “tributo” a Mosca, conseguenza della politica espansionista di Putin degli ultimi anni, anche sul Continente Nero. Dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica, infatti, l’influenza russa sul continente africano ha subìto un crollo abbastanza significativo; ecco, dunque, che anche i rapporti di partenariato in materia militare stretti con Egitto, Sudan, Repubblica Centrafricana ed Angola7 puntano a ristabilire il prestigio agli occhi del mondo ed ruolo predominante di un tempo in politica estera.

La cooperazione stabilita tra la Russia e la Repubblica Centrafricana risale all’accordo stipulato il 9 ottobre 2017 a Soči durante l’incontro tra il presidente centrafricano Faustine Archange Touaderà ed il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov (foto). L’accordo prevede l’aiuto russo nel settore tecnologico-militare nel rispetto e nei limiti della risoluzione ONU 2127 adottata dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite nel 2013, nel tentativo di arginare l’escalation di violenza che da anni ha imperversato nella Repubblica Centrafricana. “Dal 2003 il Paese è martoriato da una guerra civile senza fine, in cui i gruppi armati locali spadroneggiano facendo leva su istanze di matrice religiosa, animati da interessi economici derivanti dalle ricche miniere d’oro, diamanti ed uranio. Nel 2013 la Francia si era fatta carico di una missione militare (la settima dal 1960) in terra centrafricana, ma nel 2016 diede inizio ad una progressiva smobilitazione dei propri uomini, lasciando il Paese in preda ad un vuoto di potere pressoché totale. Proprio questo vuoto avrebbe spinto Touaderà a rivolgersi a Mosca, ed oggi lo troviamo affiancato da un consigliere per la sicurezza russo.8

Un’ultima considerazione: naturalmente tanto più la guerra si protrae e i Russi devono registrare un numero crescente di perdite tra le proprie unità regolari, quanto più – se Mosca vorrà perseverare nella sua campagna di “operazioni speciali” - i costi per l’ingaggio di “mercenari” rappresenteranno un onere economico aggiuntivo di non secondaria importanza; oltre ad essere pagati, infatti, devono essere equipaggiati adeguatamente e, sotto questo aspetto, il Cremlino non ha mai dimostrato di essere eccessivamente prodigo.

Gli Hobbit ucraini, dunque, allo stato attuale devono temere maggiormente gli “orchi” delle armate di Sauron rispetto agli altri soldati russi che, in larga parte sono Hobbit come loro.

Gli “orchi”, le orde che avranno il compito di fare il lavoro più sporco e violento nella presa delle città, perché non ci sarà nessuno che li piangerà o li aspetterà a casa, perché non hanno più una casa da tempo e, per questo, hanno dimenticato cosa siano la pietà e l’etica, anche in un combattimento. E questo chi da otto anni conduce campagne militari con le modalità della guerra ibrida lo sa bene.

Può sembrare strano, ma anche la guerra ha le sue regole.

1 Immagine tratta da: N. Cristadoro, Missiya Vypolnena (Missione Compiuta) - Le Forze Armate russe nella Campagna di Siria (2015 - 2019), Il Maglio Editore, 2019. Opera dell’autore.

2 L'Unità di Protezione Popolare (in curdo: Yekîneyên Parastina Gel - YPG), è la milizia della regione a maggioranza curda nel nord della Siria e forza armata del Rojava (Kurdistan siriano). A partire dal 2014, l'YPG è stato coinvolto nella guerra contro lo Stato Islamico, divenendo il principale gruppo armato sostenuto dagli attacchi degli aerei statunitensi in Siria a partire dal settembre 2014. Nel gennaio 2015 l'YPG ha respinto l'assalto dell'ISIS alla città di Kobane e in giugno ha unificato i cantoni di Kobanê e Qamishli, tagliando l'accesso dell'ISIS al confine con la Turchia a nord della sua capitale in Siria, Raqqa.

3 Il Partito dell'Unione Democratica (in curdo: Partiya Yekîtiya Demokrat - PYD) è un partito politico curdo attivo nella Federazione del Nord della Siria. Il PYD ha come paradigma nella sua azione politica il confederalismo democratico teorizzato da Abdullah Öcalan e ispirato al municipalismo libertario.

4 Gutman R., U.S. Kurdish allies welcome Russian airstrikes in Syria, McClatchy DC Bureau, 02/10/2015 https://www.mcclatchydc.com.

5 Zaman A., PYD leader: Russia will stop Turkey from intervening in Syria, Al Monitor, 01/10/2015. https://www.al-monitor.com.

6 Yakovlev I., US and Russian military units patrol Kurdish-controlled areas in northern Syria, Al-Masdar News, 01/05/2017. https://www.almasdarnews.com.

7 Saldutti G., I contractors russi nella Repubblica Centrafricana, Analisi Difesa, 22/03/2019. https://www.analisidifesa.it.

8 Saldutti G., ibid..

Foto: web / MoD Fed Russa / Difesa Online / Twitter

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