Cresce la minaccia missilistica della Corea del Nord

(di Andrea Gaspardo)
30/11/22

Da decenni ormai la Corea del Nord è uno dei paesi più attivi nell'ambito dello sviluppo delle armi di distruzione di massa e dei vettori missilistici sviluppati al fine di diventarne i vettori. Ora, dopo che il 18 novembre 2022, la Corea del Nord ha effettuato il suo ultimo test missilistico e mentre le indiscrezioni lasciate filtrare dalle agenzie di intelligence fanno presagire l'effettuazione di un nuovo test nucleare (il settimo nella storia del paese), è necessario fare una breve ricapitolazione perché, come se la situazione geopolitica mondiale non fosse già abbastanza complicata, anche gli equilibri politico-militari nella penisola coreana hanno incominciato a scricchiolare vistosamente, ed è bene non farci cogliere impreparati un'altra volta.

Il 18 novembre i nordcoreani hanno testato, ufficialmente con pieno successo, un missile intercontinentale del tipo Hwasong-17 (foto), che i giapponesi accreditano essere dotato della capacità di colpire con una testata del peso di 3500 chilogrammi un obiettivo situato ad oltre 15.000 chilometri di distanza.

Precedentemente, il 24 di marzo di quest'anno, i nordcoreani avevano testato un altro Hwasong-17 appartenente però ad uno dei primi modelli assemblati in maniera sperimentale. Nel test di novembre sembra invece che il missile lanciato appartenga alla versione definitiva, ora finalmente pronta per la produzione di massa. È necessario inoltre ricordare che lo Hwasong-17 non è stato l'unico missile balistico intercontinentale (ICBM) che i nordcoreani hanno testato con successo ed accettato per il servizio nelle loro Forze Missilistiche Strategiche nel corso di quest'anno, dato che precedentemente avevano fatto lo stesso anche con i missili Hwasong-14 e Hwasong-15.

Al di là delle singole tipologie e sigle di missili, ciò che tutti noi non dovremmo assolutamente dimenticare è la “visione d'insieme”. È quello che hanno fatto in queste ultime settimane gli analisti giapponesi, e le conclusioni alle quali sono giunti non sono affatto confortanti.

La Corea del Nord è entrata nel club delle “potenze missilistiche” nel periodo compreso tra il 1976 ed il 1981 quando i sovietici cedettero al paese un importante stock di missili balistici a corto raggio del tipo R-17 ed R-300 Ebrus, più noti in Occidente con il nome di SS-1c Scud-B ed SS-1d Scud-C, assieme ai veicoli lanciatori associati (i cosiddetti TEL).

Prima di allora, le uniche armi a lungo raggio in dotazione alle Forze Armate Nordcoreane (formalmente l'Esercito del Popolo Coreano) erano i razzi d'artiglieria sempre di origine sovietica 2K6 Luna e 9K52 Luna-M e le loro rispettive copie nordcoreane Hwasong-1 e Hwasong-3. La Corea del Nord introdusse molto rapidamente questi primi missili balistici nel proprio strumento militare arrivando presto a produrne delle copie migliorate, note rispettivamente con il nome di Hwasong-5 e Hwasong-6.

Il 9 di aprile del 1984 la Corea del Nord effettuò il primo lancio di un missile balistico di progettazione nazionale, marcando così l'inizio di una nuova era nei rapporti militari nella penisola coreana.

Dal 1984 ad oggi sono passato 38 anni e, nonostante tre diversi “sovrani” si siano succeduti sul “trono dei Kim”, l'imperativo di sviluppare un arsenale missilistico tale da poter garantire un efficacie sistema di deterrenza è sempre rimasto un chiodo fisso per la leadership di Pyongyang e nemmeno il regno relativamente “modernizzatore” di Kim Jong-un (ultimo membro della “dinastia”) ha cambiato questa fondamentale realtà dei fatti. Anzi, sotto l'ultimo rampollo della famiglia di autocrati di Pyongyang, il ritmo dei test missilistici ha visto un incremento persino peggiorativo. Su un totale di 182 test missilistici effettuati dalla Corea del Nord dal 1984 sino ad oggi, infatti, 15 avvennero nel corso della leadership di Kim Il-sung, primo leader e padre della patria, 16 furono compiuti da suo figlio e successore Kim Jong-il, e ben 151 sono stati effettuati da Kim Jong-un!

Particolarmente allarmante è stata la brusca accelerazione alla quale abbiamo assistito nel corso del 2022, con ben 31 eventi programmati che hanno portato al lancio di una pluralità di missili in contemporanea, appartenenti sia a modelli già in servizio che ad altri nuovi di zecca.

Come se non bastasse, Kim Jong-un ha anche aumentato lo sforzo nella direzione di raggiungere la piena autonomia nucleare. Se il primo ad accarezzare l'idea di possedere la “Bomba” era già stato suo nonno, e suo padre aveva effettuato due test a basso potenziale, il Kim nipote ne ha già organizzati quattro in soli 10 anni di “regno” e pare ne stia ora preparando un altro entro la fine dell'anno.

Un ultimo elemento di preoccupazione riguarda la potenza delle testate nucleari nordcoreane, passate da un potenziale di non più di 2 kilotoni (primo test nucleare del 9 ottobre 2006) a ben 280 kilotoni dell'ultimo test (3 settembre 2017).

È ormai palese il fatto che la Corea del Nord abbia intenzione, complice la propizia situazione geopolitica mondiale, di giungere “quam maximis itineribus” a possedere un credibile scudo missilistico e nucleare strategico da agitare come spauracchio nei confronti degli Stati Uniti e dei loro alleati in modo tale da farli desistere dal proposito di difendere le loro posizioni in Asia orientale così da poter nel prossimo futuro organizzare una sua variante di “Operazione Militare Speciale” e sopprimere militarmente la Corea del Sud.

Se si ritiene che questi scenari possano sembrare allarmistici, prepariamoci al peggio.

Foto: KCNA /web

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