Analisi sull'andamento della seconda settimana di guerra in Ucraina (seconda parte)

(di Andrea Gaspardo)
15/03/22

Dopo aver analizzato nella prima parte della nostra serie gli sviluppi sul fronte della guerra aerea, passiamo ora a vedere quanto è accaduto su quelli terrestri. Come detto già nell'analisi dedicata alla prima settimana di guerra, i russi stanno attualmente attaccando l'Ucraina su quattro fronti, diversi per posizionamento, obiettivi e numero di truppe coinvolte. Contrariamente a quanto molti credono, l'autore della presente analisi non è affatto convinto che le operazioni attorno alla città di Kiev rappresentino in realtà il fronte più importante dal punto di vista strategico, anche se tale opinione è assolutamente personale ed aperta al dibattito. In ogni caso, lasciando da parte le disquisizioni accademiche, passeremo ora ad analizzare i fronti uno alla volta secondo l'ordine già fissato in passato.

Il “Primo Fronte” della Guerra Russo-Ucraina è quello attivo già dal 2014 nella regione del Donbass. All'inizio dell'invasione, gli ucraini presidiavano la zona al riparo di una massiccia cintura fortificata comprendente un'ampia fetta dei territori degli oblast' di Donetsk e Lugansk prospiciente le linee nemiche (la cosiddetta “Linea di Controllo”, informalmente nota anche come “Linea Zelensky”, dal cognome del presidente dell'Ucraina). Qui Kiev aveva ammassato 125.000 soldati rafforzati da 225.000 riservisti richiamati immediatamente prima dello scoppio delle ostilità. Le forze ucraine erano fronteggiate da 55.000 soldati appartenenti alle “Forze Unificate della Novorossiya” spalleggiati da 20.000 soldati russi.

Immediatamente prima e dopo lo scoppio delle ostilità, le autorità sia della Repubblica Popolare di Dontesk che della Repubblica Popolare di Lugansk hanno dichiarato la mobilitazione generale (poi sospesa ai primi di marzo) “di tutti gli uomini in grado di prendere in mano un fucile” che ha aggiunto altri 75.000 uomini alle file dei “donbassiani” portandoli ad un totale di 130.000 armati.

Come accennato nell'analisi di una settimana fa, contrariamente a quando si sarebbe potuto credere, sono stati i proprio i “donbassiani” oltre ai soldati russi presenti in questo specifico fronte a rappresentare gli “ossi più duri” nei combattimenti con gli ucraini. La ragione di tutto questo sta in un fatto molto semplice che si chiama “esperienza sul campo”. Sia i soldati che i riservisti “donbassiani” hanno accumulato una notevole esperienza di guerra nel corso degli ultimi 8 anni e combattono il tipo di conflitto al quale si sono preparati in tutto questo arco temporale. Stesso discorso vale per le truppe russe ivi presenti, le quali hanno avuto modo e tempo di acquisire una preziosa esperienza operativa a stretto contatto con i “donbassiani” stessi. Non solo, essendo il Donbass un'area di guerra da lungo tempo, i russi ed i “donbassiani” hanno potuto già da molto stabilire efficienti linee di rifornimento che garantiscono alle loro truppe di procedere in maniera metodica e costante avendo a disposizione tutto ciò di cui necessitano per condurre la guerra laggiù in maniera ottimale.

Seguendo l'andamento delle operazioni dal primo giorno di guerra fino ad ora si capisce come l'obiettivo del quartier generale delle Forze Armate della Federazione Russa fosse sin stato sin dal principio quello di utilizzare il Donbass come “area di arresto” per bloccare in zona quante più truppe ucraine possibile in modo da favorire lo sfondamento in altri fronti. Questa tattica ha avuto fino ad ora pieno successo. Non solo l'alto comando ucraino non ha potuto finora ritirare un solo uomo dall'area del Donbass ma, per poter tenere le linee ha dovuto inviare ulteriori, preziosissimi, rinforzi di uomini e mezzi che avrebbe invece fatto meglio a conservare in vista degli sviluppi futuri del conflitto.

Non solo, il 2 di marzo Aleksey Arestovich e Igor Zhdanov, rispettivamente consigliere del presidente Zelensky il primo e presidente del centro di analisi politica “Open Politics” il secondo, hanno annunciato che l'esercito ucraino era addirittura passato all'offensiva nel fronte del Donbass, puntando alla città di Gorlovka, e che tra le unità coinvolte in tale operazione c'era anche la 95a brigata da assalto aereo, una delle unità d'élite delle forze armate ucraine. Purtroppo per gli ucraini tale operazione (che ufficialmente sarebbe ancora in corso) ha sinora fallito di produrre i risultati sperati ed anzi rischia di accelerare il processo di progressiva erosione delle forze ucraine in loco. Al contrario, le forze “donbassiane” e russe hanno continuato e rinforzarsi fino a giungere allo sfondamento del fronte ucraino in due aree distinte; la prima situata nella zona nordorientale della cosiddetta Repubblica Popolare di Lugansk, tra le cittadine di Shchastia e Stanitsa Luganska, e la seconda nell'area sudoccidentale della cosiddetta Repubblica Popolare di Donetsk, dalla cittadina di Volnovakha giù fino al Mar d'Azov in direzione di Mariupol.

Le forze del fronte del Donbass in avanzamento da Lugansk, unite a forze russe entrate nel territorio ucraino dall'area di Milove hanno progressivamente preso il controllo di tutta l'area orientale dell'oblast' di Lugansk, passando per Starobilsk, fino a Svatove e minacciano di congiungersi con le forze russe provenienti dall'area di Kharkov che nel frattempo sono avanzate verso sud fino a conquistare Izyum. Così facendo possono ottenere il duplice obiettivo di tagliare fuori tutte le forze ucraine rimaste tra l'area di Kupyansk ed il confine russo verso est, e di convergere verso sud e sud-est prendendo alle spalle il grosso dell'esercito ucraino concentrato nelle aree di Severodonetsk, Sloviansk, Lisichansky e Kramatorsk.

Le forze in avanzamento da Donetsk hanno invece puntato decisamente in direzione di Mariupol e, dopo aver superato le difese ucraine, si sono congiunte con le truppe in arrivo dalla Crimea e attualmente stanno assediando la città.

Il “Secondo Fronte” della Guerra Russo-Ucraina che, congiuntamente al già descritto “Primo Fronte”, rappresenta a mio avviso la vera area che dal punto di vista strategico deciderà la guerra, è quello meridionale. Qui i russi hanno finora ottenuto i loro risultati più apprezzabili grazie anche alla presenza del loro migliore generale, Mikhail Stepanovich Zusko.

All'inizio delle ostilità il comando di Zusko aveva sotto la propria responsabilità circa 12.000-17.000 uomini, una forza assai poco numerosa per gli standard russi ma con il vantaggio di essere diretta da uno staff che conta diversi veterani della Guerra di Siria quindi dotati di notevole esperienza nella guerra di manovra per mezzo di unità meccanizzate che costituisce il fulcro delle dottrine militari convenzionali russe.

Come già affermato in passato, la presenza di un terreno favorevole e l'intenso sostegno ricevuto dai velivoli sia ad ala fissa che ad ala rotante ha fatto sì che i russi siano riusciti ad avanzare speditamente in cinque direzioni:

- verso nord-ovest, in direzione di Nova Kakhovka, Kherson e Nikolayev;

- verso nord, in direzione di Energodar e della sua centrale nucleare;

- verso nord-nord-est, in direzione di Tokmak e Zaporozhye;

- verso nord-est, in direzione del Donbass;

- verso est in direzione di Melitopol, Berdiansk e Mariupol.

L'avanzata russa non è stata una “marcia trionfale”, tuttavia gli armati di Mosca sono riusciti ad ottenere risultati eccellenti in rapporto alle scarse forze impiegate. Un'altra ragione per il successo russo pare sia da attribuire alle operazioni di intelligence che hanno permesso a Zusko di formare una “quinta colonna” in territorio ucraino che coinvolge sia membri delle amministrazioni locali sia elementi delle Forze Armate Ucraine presenti in loco, ma queste sono al momento delle speculazioni difficili da verificare nel mentre la battaglia è ancora in corso.

Nel corso sia della prima che della seconda settimana di guerra, le forze russe impegnate nel “Secondo Fronte” hanno malmenato malamente le forze ucraine originariamente presenti nell'oblast' di Kherson, a ridosso della penisola della Crimea, in particolare la 17a brigata corazzata, costringendole a ritirarsi al di là del Dnepr. Successivamente Zusko ha diretto una parte delle sue forze verso ovest occupando non senza ingaggiare seri combattimenti Nova Kakhova e Kherson, riuscendo in tal modo a creare una testa di ponte al di là del grande fiume e continuando l'offensiva fino a Nikolayev laddove russi e ucraini sono ora impegnati in aspri combattimenti. Senza aspettare la caduta della città, e vista la distruzione dei ponti situati sul basso corso del fiume Bug, Zusko ha lanciato allora un attacco verso nord-ovest, lungo la sponda destra del suddetto fiume e, appoggiato da un nucleo aviotrasportato, ha raggiunto la città di Voznesensk, arrivando pericolosamente vicino alla città di Yuzhnoukrainsk ed alla sua grande centrale nucleare. Fermato anche in questa nuova puntata offensiva, il caparbio generale non si è dato per vinto ed, anzi, negli ultimi giorni ha lanciato ancora all'attacco le sue forze lungo le direttrici stradali della H14, della H11 e della T1505 con il chiaro intento di minacciare Krivoy Rog e, potenzialmente, anche Kirovograd.

Sebbene tali grandi città possano al momento essere ritenute sostanzialmente al sicuro, è chiaro che mantenendo le sue truppe sempre in movimento, spostando costantemente il suo baricentro d'attacco ed avanzando su più direttrici, Zusko sta mantenendo gli ucraini costantemente sotto pressione e gli sta impedendo di creare un fronte coerente di resistenza nella parte meridionale del paese.

Al centro, le forze del “Secondo Fronte” hanno mosso verso la città di Energodar prendendone possesso dopo una battaglia di quattro giorni (28 febbraio-4 marzo). Nel corso dello svolgimento delle operazioni, i russi hanno preso il controllo con la forza anche della centrale nucleare di Zaporozhye e della vicina centrale termoelettrica, due delle infrastrutture più strategiche dell'intero paese.

L'occupazione da parte delle forze russe della centrale nucleare e della centrale termoelettrica nella giornata del 3 di marzo ha scatenato un putiferio a livello globale con molti incauti commentatori tentati di agitare gli spettri del disastro di Chernobyl del 1986. Sebbene l'atto di forza ci sia senza dubbio stato, esaminando attentamente i filmati ora ampiamente disponibili in rete si vede come l'unico edificio colpito dai russi (per altro in maniera leggera) non fa in alcun modo parte del complesso dei reattori, i quali, a detta del Quartier Generale delle Forze Armate Russe, “non sono mai stati in pericolo”. Certo, quella dei russi potrebbe anche essere stata una presa di posizione di comodo, date le delicatissime circostanze. Tuttavia, a voler leggere tra le righe, esiste la possibilità niente affatto remota che l'attacco frontale delle forze convenzionali russe ampiamente documentato dai media sia stato in qualche modo agevolato da un'operazione “coperta” portata a compimento da uno dei misteriosi “Tiger Teams” (letteralmente “Gruppi Tigre”), formazioni Spetsnaz facenti a loro volta parte del “Gruppo Vympel”, unità per operazioni speciali subordinata allo FSB (assieme al ben più famoso “Gruppo Alfa”).

Formazioni dalle caratteristiche spiccatamente offensive, i “Tiger Teams” hanno come unica missione quella di infiltrare e mettere in sicurezza le infrastrutture nucleari oppure i depositi di armi nucleari. Sebbene al momento non esistano certezze al riguardo, è altamente probabile, visto che la presa di tale strategico sito è avvenuta in maniera poco cruenta e con minimi danneggiamenti alle infrastrutture, che la possibilità che tale successo sia dovuta in tutto o in parte all'azione degli “specialisti” dei “Tiger Teams”.

Verso est, le truppe del “Secondo Fronte” si sono lanciate in diverse direzioni di penetrazione che coprono l'area tra Zaporozhye ed il Mar D'Azov. Lungo la fascia costiera esse si sono impossessate di Melitopol, Berdiansk e, dopo essersi congiunte con le forze provenienti dal Donbass, stanno ora assediando la città di Mariupol dove diverse unità d'élite sia delle Forze Armate Ucraine che dei Battaglioni Territoriali (come il celeberrimo “Azov”) sono state accerchiate e stanno opponendo resistenza ad oltranza. Altrove i russi sono ormai alla periferia di Zaporozhye e, a partire dalle cittadine occupate di Tokmok, Pology e Gulyaipolye stanno puntando alle spalle dei difensori ucraini sulla “Linea Zelensky”.

Come detto, fino ad oggi il “Secondo Fronte” è quello che è riuscito ad ottenere i risultati migliori grazie ad una combinazione di fattori tra i quali merita di essere citato la presenza di un generale esperto e competente come Zusko che è riuscito a trarre il meglio sia dalle truppe a lui assegnate che dalla situazione tattica contingente e dalle opportunità che si sono presentate.

Il vero problema per Zusko e i suoi uomini è che quanto ottenuto è semplicemente eccessivo per una forza che, all'inizio dell'offensiva, era stimata in non più di 12.000-17.000 uomini. Si capisce quindi che, nei piani originali del Quartier Generale, la forza di Zusko avrebbe dovuto svolgere solamente un ruolo ausiliario e non era stata dotata della “grinta” necessaria ad una simile impresa. Come spesse volte accade in guerra però, i piani originali non sopravvivono al primo contatto con il nemico ed oggi il “Secondo Fronte”, alla luce dei successi ottenuti pare sia diventato il nuovo “schwerpunkt” (punto di sfondamento) ed è probabile che tale rimarrà anche nelle prossime settimane.

Osservando i movimenti di treni ed autoveicoli russi dal territorio di Krasnodar verso la penisola della Crimea così come le rotte dell'Aviazione da Trasporto (VTA) da e verso gli aeroporti della penisola come segnalatomi dal mio contatto “Vedetta 1” incaricato del monitoraggio dei cieli nell'area di crisi, è facile intuire che Mosca stia correndo una corsa ai 100 metri per rinforzare le forze a sud e permettere a Zusko di mantenere invariato il ritmo delle operazioni. Qualora il complicato sistema logistico dovesse riuscire a reggere, le truppe del “Secondo Fronte” potrebbero mantenere invariata la pressione su tutto l'area meridionale dell'Ucraina e farla precipitare in un caos sistemico che potrebbe avere come sbocco finale la caduta del porto di Odessa nonché il coinvolgimento nella guerra anche della Moldavia e della autoproclamata Repubblica di Transnistria.

I prossimi campi di battaglia da analizzare sono quelli che collettivamente fanno parte del “Terzo Fronte”, un'enorme estensione che da Chernigov va fino a Kharkhov, passando per Sumy. Tale fronte (in realtà un insieme di più comandi) ha visto l'impegno maggiore da parte delle Forze Armate della Russia (200.000 soldati più 100.000 riservisti all'inizio delle ostilità) è ha causato alcuni degli imbarazzi maggiori per Mosca.

La prima settimana di guerra si era conclusa con risultati molto deludenti per le forze d'invasione, infatti nessuna delle città di una certa importanza dell'area, con l'unica eccezione di Konotop, era caduta nelle mani russe e l'avanzata dei soldati di Mosca era stata letteralmente piagata da problemi di tutti i tipi, soprattutto logistici, aggravati da una sostanziale incompetenza degli alti ufficiali a capo dell'operazione.

Nel corso della seconda settimana le cose sono senza dubbio migliorate, ma non in maniera uniforme, ed in ogni caso le forze russe impegnate nell'offensiva sono ben lontane dagli obiettivi prefissati all'inizio dell'avanzata. Il caso più eclatante è stato quello della città di Kharkhov dove i russi non solo non sono riusciti a portare a compimento alcuna manovra aggirante ma hanno pure subito dei violenti contrattacchi da parte della 93a Brigata meccanizzata dell'esercito ucraino che ha messo in sicurezza la città, ed è riuscita a cacciare i russi dalla vicina città di Chuguev, almeno per ora. L'estensione del fronte però, al netto delle già citate difficoltà logistiche incontrate dai russi, gioca anche a sfavore dei difensori ucraini che, dovendo giustamente dare priorità alla difesa di Kharkhov, non hanno potuto evitare che una parte delle truppe russe riuscisse a sfondare più a sud fino a prendere il controllo di Balakliya e Izyum e in collaborazione con le truppe del “Primo Fronte” in progressiva avanzata dal Donbass rischia di insaccare le forze ucraine a difesa della “Linea Zelensky” (ma di questo abbiamo già parlato sopra).

Più a nord, prosegue la battaglia per Sumy così come per le città gemelle di Trostianets e Akhtyrka. Nonostante gli assalti, Sumy è ancora nelle mani degli ucraini ma sta venendo lentamente ed inesorabilmente accerchiata. Più complicata invece la situazione nelle due “città gemelle”. Sebbene a questo punto dell'offensiva pare certo che Trostianets sia saldamente nelle mani dei russi, non si può dire la stessa cosa di Akhtyrka la quale ha cambiato mano diverse volte dall'inizio della guerra. Tuttavia negli ultimi giorni si sono aggiunti ulteriori elementi che hanno reso la situazione ancora più complicata ed opaca. Secondo alcune indiscrezioni infatti alcune unità russe avrebbero bypassato Akhtyrka e attraverso l'autostrada H12 si starebbero dirigendo alla volta di Poltava. Se tali notizie venissero confermate ed effettivamente i russi riuscissero a piombare su Poltava prima che gli ucraini riescano ad organizzare un'efficace resistenza della città, sarebbe un disastro per Kiev.

La caduta di Poltava (città dalla fama imperitura legata alla grande battaglia che, l'8 luglio del 1709, oppose l'Imperatore di Russia Pietro I il Grande al Re di Svezia Carlo XII) in mani russe potrebbe essere per gli ucraini fotte di più di un grattacapo dato che taglierebbe tutte le comunicazioni sia stradali che ferroviarie esistenti tra Kiev e Kharkhov. Non solo, da Poltava i russi potrebbero poi proseguire l'offensiva verso Kremenchuk situata lungo il corso del Dnepr tagliando effettivamente in due il paese. Al momento si tratta solamente di scenari ipotetici, ma che devono essere costantemente tenuti in considerazione se vogliamo evitare di farci prendere alla sprovvista dallo sviluppo degli eventi.

Molto fluida è poi la situazione nell'area di Chernigov. Mentre l'attacco iniziale si era impantanato a causa della resistenza locale, a partire dai primi di marzo le truppe russe hanno raddoppiato i loro sforzi e hanno ottenuto la rottura del fronte ucraino in più punti, ma senza riuscire a travolgerlo completamente. È estremamente difficile dire come stia evolvendo la situazione sul terreno “al millimetro” tuttavia a partire dal fiume di informazioni (spesse volte contraddittorie) che riceviamo dall'una e dall'altra parte in conflitto possiamo presentare il seguente quadro (approssimativo).

La città di Chernigov è ancora in mani ucraine però è stata completamente tagliata fuori da ogni collegamento e viene costantemente martellata tanto dall'artiglieria quanto dai velivoli di Mosca. Per quanto riguarda il resto dei territori dell'omonimo oblast', così come della parte centro-nord del finitimo oblast' di Sumy, possiamo dire che i russi controllano grosso modo il 60% o più del territorio comprese le grandi vie di comunicazione (in particolare le autostrade M02 e H07) attraverso le quali stanno convergendo verso Kiev da est.

Le forze ucraine che hanno incessantemente ingaggiato battaglia con i russi dall'inizio del conflitto sono state divise in 4 o 5 grandi sacche separate le une dalle altre dalle “lingue d'avanzamento” russe ma per ora continuano a manovrare e combattere grazie alla relativa abbondanza di uomini e mezzi ed alla difficoltà russa di stabilire la priorità strategica tra eliminare codeste sacche o continuare l'avanzata verso la capitale. In ogni caso, il raggiungimento da parte delle colonne corazzate di punta del sobborgo kieviano di Brovary sta mettendo ulteriore pressione sui difensori della città e, avendo così raggiunto il punto d'arrivo della loro linea d'avanzata, tanto gli strateghi del Cremlino quanto i comandanti sul campo possono ora riorganizzare le retrovie ed impostare un piano coerente sia per la messa in sicurezza delle stesse sia per la sistematica eliminazione delle sacche di resistenza ucraina che si sono lasciati alle spalle fino ad ora.

L'ultima area di battaglia che dobbiamo considerare è il cosiddetto “Quarto Fronte”, quello di Kiev, che ha sino ad ora ottenuta la maggiore eco internazionale, proprio perché riguarda la capitale del paese. I combattimenti nell'area che va dalla Zona di Esclusione di Chernobyl giù fino alla periferia nord-occidentale di Kiev sono stati fino ad ora alcuni dei più violenti di tutta la guerra (con la sola eccezione, forse, di quelli nell'area del Donbass) e ricostruirli non è affatto facile anche a causa della ridda di affermazioni contraddittorie pronunciate dagli organi ufficiali da una parte e dall'altra.

In ogni caso, ciò che si può dire con certezza è che ad una iniziale penetrazione russa nei giorni compresi tra il 24 ed il 27 di febbraio ha fatto seguito una controffensiva ucraina dal 28 di febbraio fino al 5 di marzo che ha ricacciato indietro le forze russe allontanandole dalla capitale fino all'area di Dymer. Successivamente i russi sono tornati all'attacco riguadagnando il terreno perduto ma entro il 10 di marzo avevano nuovamente fallito nel tentativo di prendere Kiev “d'assalto”. Non solo, l'insuccesso nel tentativo di conquistare la città ed il successivo arrivo del resto dell'ondata d'invasione lungo un fronte stretto (30.000 uomini), ha provocato la creazione di un'enorme colonna di mezzi lunga almeno 64 chilometri. Tutto il suddetto arco temporale è stato costellato da diverse violente battaglie, alcune assai sanguinose, come quella dell'aeroporto di Gostomel, quella di Ivankov, quella di Irpin e quella di Bucha.

In tutti questi ingaggi i russi hanno subito forti perdite e, pur continuando ad avanzare, non si sono dimostrati in grado di avere ragione della resistenza delle forze ucraine trincerate in queste località. Negli ultimissimi giorni però, gli armati di Mosca hanno cambiato tattica ed hanno iniziato ad allargare il fronte dell'offensiva puntando ad un aggiramento di Kiev verso ovest, di concerto con il già citato arrivo sul versante di Brovary delle truppe appartenenti al “Terzo Fronte”. Non solo, le notizie degli ultimi giorni parlano di una nuova offensiva russa lanciata dal territorio della Bielorussia verso la città di Korosten', preludio forse di un'offensiva a tenaglia, da nord e da est in direzione di Zhytomir.

Come la situazione evolverà sul terreno lo sapremo solamente monitorando gli spostamenti delle truppe e seguendo le operazioni belliche. Ciò che appare chiaro è che i due contendenti e le rispettive leadership ed apparati militari si stanno sempre più orientando verso un finale cruento della Guerra d'Ucraina.

Leggi anche: "Analisi sull'andamento della seconda settimana di guerra in Ucraina (prima parte)"

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Immagini: MoD Federazione Russa / google maps

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