Analisi sull'andamento della seconda settimana di guerra in Ucraina (prima parte)

(di Andrea Gaspardo)
12/03/22

A continuazione dell'analisi prodotta la scorsa settimana, continuiamo ora il nostro sforzo di monitoraggio della corrente guerra in Ucraina valutando quanto avvenuto nel corso degli ultimi giorni sempre tenendo presente gli eventi passati e cercando al contempo di formulare delle previsioni su quanto possa accadere nel prossimo futuro.

Anche in questo caso procederemo analizzando gli sviluppi passando di “fronte” in “fronte”. Nella dimensione concernente la guerra aerea e missilistica si è assistito ad un drammatico incremento di attività da parte dei russi sia nelle operazioni strategiche che tattiche.

Dal punto di vista strategico il modus operandi delle forze di Mosca è ormai chiaro. Ogni giorno i satelliti delle Forze Spaziali e i velivoli da ricognizione ELINT Ilyushin Il-20M, Ilyushin Il-22, Ilyushin Il-22M, Ilyushin Il-22PP e Tupolev Tu-214R delle Forze Aeree compiono perlustrazioni del territorio ucraino in tutta la sua estensione rimanendo nello spazio aereo russo, in quello bielorusso e sul Mar Nero. Questo permette al Quartier Generale delle Forze Armate Russe di valutare l'efficacia dell'andamento della campagna aerea sulle infrastrutture sia militari che civili del paese nemico e preparare la lista degli obiettivi che, nel corso della notte e delle prime luci del mattino, vengono colpiti ripetutamente dai bombardieri strategici Tupolev Tu-95MS, Tupolev Tu-22M e Tupolev Tu-160 e dai bombardieri tattici Sukhoi Su-34.

I bombardieri strategici russi, ad oggi, colpiscono gli obiettivi situati in Ucraina unicamente a mezzo di missili da crociera e rimanendo rigorosamente all'interno dello spazio aereo russo, mentre i Sukhoi Su-34 attaccano spesso e volentieri anche volando “direttamente sopra gli obiettivi”.

Il numero di missili balistici, tra 9K79 OTR-21 Tochka e 9K720 Iskander, lanciati dai russi contro obiettivi situati in territorio ucraino ha ormai raggiunto le mille unità e non sembra destinato a fermarsi; i russi utilizzano questi missili dotati di potenti testate per colpire obiettivi altamente paganti e ben protetti. Impossibile invece è quantificare il numero di missili da crociera di tutti i tipi lanciati dai russi a partire dalle piattaforme aeree, navali e terrestri, ma anche in questo caso il bombardamento continua senza sosta.

Certamente l'intensità di tali azioni dipende dalla quantità e dall'importanza degli obiettivi da colpire e, ovviamente, solo il Quartier Generale decide quali siano le priorità (aeroporti, depositi di carburante, tratti autostradali a valenza strategica, ecc...) quindi in base alla lunghezza di tali elenchi possiamo aspettarci un bombardamento più o meno violento a seconda della notte in questione. A titolo esemplificativo, nella notte tra il 7 e l'8 di marzo, i bombardieri strategici russi hanno lanciato non meno di 908 missili da crociera Kh-101, variante modernizzata e dalle caratteristiche parzialmente stealth del celebre Kh-55, contro obiettivi situati principalmente nell'Ucraina occidentale. Una volta che la “sventagliata” è finita, nel corso della giornata ricominciano i voli di ricognizione da parte dei sopra citati velivoli della V-VS che fanno la stima dei danni, trasmettono le informazioni al Quartier Generale, e la giostra continua notte dopo notte.

Le missioni di supporto dei cacciabombardieri così come degli elicotteri avvengono invece a tutte le ore del giorno e della notte (previa la presenza di condizioni meteo accettabili) e la loro intensità dipende dallo svolgimento degli eventi nel singolo teatro di operazioni. Anche qui a titolo esemplificativo, mentre si scrivono queste frasi, già da diversi giorni la V-VS mantiene sempre presente sopra la città di Kharkhov una formazione di almeno 7-8 velivoli sempre pronti ad attaccare sia bersagli pre selezionati sia bersagli d'opportunità, ma la stessa situazione viene registrata sopra Chernigov, Mariupol, ecc...

L'armamento utilizzato dai velivoli con la stella rossa per le missioni di bombardamento e supporto tattico è sia di precisione che non, ma con una netta prevalenza del secondo. La ragione dell'ampio utilizzo di bombe a caduta libera non guidate è dovuta al fatto che Mosca possiede ancora enormi scorte di bombe appartenenti alle cosiddette “serie 1954” e serie 1962”, le più comuni delle quali sono la FAB-100, la FAB-250, la FAB-500, la FAB-750 e la FAB-1500, laddove il termine russo “FAB” sta per (“Фугасная Авиационная Бомба/Fugasnaya Aviatsionnaya Bomba” – Bomba Aerea ad Alto Potenziale Esplosivo). Tuttavia, a partire dal 1999, la Russia si è imbarcata in un ambizioso piano di modernizzazione della propria componente aerea dotando i velivoli in servizio del sistema si navigazione e bombardamento denominato SVP-24 Gefest, il quale ha permesso anche ai velivoli russi di aumentare esponenzialmente la propria precisione nel corso delle missioni di attacco e bombardamento.

In sostanza lo SVP-24 Gefest è un sistema di navigazione che funziona contemporaneamente anche come visore da bombardamento computerizzato; il computer di bordo seleziona il bersaglio e la rotta da seguire con tutti i dati associati (altitudine, velocità, angolo di attacco, ecc...) ed il pilota deve solamente stare attento a seguire l'invisibile percorso che è stato “tracciato per lui” fino al punto ottimale dove lo stesso computer rilascia automaticamente le bombe che centrano l'obiettivo con un elevato grado di precisione. Mentre l'Occidente metteva l'enfasi sul processo di rendere “intelligenti le bombe”, i russi hanno invece reso “intelligente il processo di bombardamento”. Il che però non vuol dire che le cose vadano sempre bene, soprattutto considerando il fatto che le bombe di produzione sovietico/russa sono a frammentazione e ad alto potenziale, e quando impattano un obiettivo possono devastare un'area assai più grande rispetto alle bombe a caduta libera di origine occidentale proprio per garantirne la distruzione alla luce della precisione minore.

Vi sono stati diversi combattimenti aerei tra i caccia delle opposte nazioni che hanno avuto termine immancabilmente con l'abbattimento o la ritirata degli ucraini. La perdita più grave è stata quella di 4 caccia Sukhoi Su-27P caduti sotto i colpi di altrettanti Sukhoi Su-30SM sui cieli di Zhytomir il 5 di marzo che ha permesso poi a diverse formazioni di Su-34 di bombardare e demolire gli “Zhytomir Armor Works” ultima grande fabbrica di carri armati e veicoli corazzati ancora a disposizione delle Forze Armate dell'Ucraina all'inizio della guerra.

La perdita di 4 Su-27 in un unico ingaggio senza contropartite tra le forze avversarie testimonia l'allarme da me lanciato in passato nell'analisi intitolata “Sciame di Fuoco”. Gli ucraini pagano il dazio di avere piloti meno addestrati di quelli russi e di volare su aerei che, pur essendo sulla carta potenti, sono dotati di sensori non aggiornati ai moderni standard, al contrario di quelli russi.

Nei prossimi giorni e settimane assisteremo molto probabilmente sul lato strategico ad un progressivo spostamento del baricentro delle operazioni aeree russe verso la parte occidentale dell'Ucraina per completare la distruzione delle infrastrutture del paese così come per interdire l'arrivo di rifornimenti di armi dai paesi della NATO.

Dal punti di vista delle operazioni di supporto tattico, il ritmo degli attacchi sta progressivamente crescendo, anche se non ha ancora raggiunto il record al quale abbiamo assistito in Siria, ma probabilmente ci arriveremo nell'arco delle prossime due settimane.

Nel frattempo, già ora gli osservatori sul terreno hanno notato un incremento nell'utilizzo di Su-27 e Su-35 (aerei solitamente destinati a compiti di supremazia aerea - foto apertura) in missioni di attacco al suolo mediante razzi non guidati. Nel complesso, il “volume di fuoco” sprigionato dalle Forze Aeree Russe è sostanzialmente comparabile a quello della Coalizione Internazionale all'epoca dell'Operazione Desert Storm.

Una piccola nota riguarda le operazioni di soppressione delle difese antiaeree ucraine delle quali abbiamo parlato già prima del conflitto. Man mano che i giorni passano infatti sempre più foto di apparati radar e missilistici ucraini distrutti stanno venendo alla luce così come informazioni in merito alle tattiche utilizzate dai russi per degradare il controllo dello spazio aereo da parte del nemico. Ispirandosi alle tattiche utilizzate dalla Coalizione Internazionale nel corso dell'Operazione Desert Storm denominate collettivamente “Party of Puba”, nel corso della prima notte di operazioni i russi hanno prima colpito i centri di comunicazione utilizzando i missili da crociera lanciati dai loro bombardieri, impedendo in tal modo ai comandi ucraini di comunicare con le loro unità. A quel punto le difese contraeree sono entrate in pieno allarme con i serventi ai posti di combattimento, impazienti d'iniziare la battaglia. I russi hanno allora inviato “all'attacco” uno sciame di piccoli droni bersaglio del tipo E95M che gli ucraini hanno confuso per la prima ondata d'attacco, la quale procedeva invece a breve distanza, composta da Sukhoi Su-24M, Sukhoi Su-27SM, Sukhoi Su-25, Sukhoi Su-34 e Sukhoi Su-35 armati con missili antiradar, in particolare i Kh-31P.

Come correttamente anticipato, le batterie antiaeree ucraine hanno aperto il fuoco contro i “droni bersaglio” scambiati per aerei di grandi dimensioni, rivelando così la loro posizione e venendo successivamente annientate da una bordata di centinaia di missili antiradar. Il fatto che, nella prima notte di combattimenti, l'Ucraina abbia rivendicato l'abbattimento solamente di 6 aerei russi la dice lunga sulla devastante efficacia di quel primo “colpo di maglio” così come della successiva completa disarticolazione della difesa aerea ucraina nei primi quattro giorni del conflitto.

Attenzione però, quanto detto fino ad ora non è tutto rose e fiori! Mano a mano che incrementano le operazioni di supporto tattico, le Forze Aeree Russe stanno subendo perdite crescenti a causa dei missili antiaerei di corto raggio, soprattutto quelli spalleggiati, in dotazione agli ucraini. Già prima del conflitto, i militari di Kiev erano equipaggiati con una vasta gamma di missili antiaerei spalleggiati di produzione sovietica come il 9K32 Strela-2, il 9K34 Strela-3, il 9K310 Igla-1 ed il 9K38 Igla e, già nei mesi precedenti l'inizio delle ostilità, i loro arsenali si sono ulteriormente arricchiti con l'arrivo dei celebri FIM-92 Stinger di origine statunitense e delle loro copie polacche, i Piroun. Questi ultimi si sono dimostrati subito molto amati dagli ucraini ed hanno ottenuto alcuni importantissimi successi sul piano tattico, tra i quali l'abbattimento di un Mi-24 divenuto ben presto virale in Internet.

Tutto sommato, le Forze Aeree Russe hanno sino ad ora svolto un ruolo di primaria importanza nello sforzo bellico di Mosca e continueranno prevedibilmente a farlo fino alla cessazione delle ostilità anche se è altrettanto certo che assisteremo ad un aumento delle perdite sia nel campi dei velivoli ad ala fissa che ad ala rotante.

Non hanno invece alcun senso alcuni report comparsi anche su importanti testate internazionali quali l'Economist secondo i quali “le Forze Aeree Russe non starebbero avendo alcun ruolo nella presente guerra”. Prima di tutto tale affermazione cozza sonoramente con l'abbondanza di materiale video autentico (soprattutto di parte ucraina) che sta inondando la rete e che mostra un utilizzo esteso e spregiudicato dell'arma azzurra moscovita. Secondariamente, il tasso di perdite dei velivoli con la stella rossa non può essere assolutamente associato ad “un utilizzo limitato o timido degli stessi”.

Sino ad oggi le autorità ucraine hanno rivendicato la distruzione di 49 aerei ed 81 elicotteri, pari a 130 velivoli nemici in totale. Tale cifra è sicuramente gonfiata e va divisa per 3 o addirittura per 4, ma è altrettanto vero che in diverse occasioni gli ucraini sono riusciti ad infliggere ai russi alcune memorabili e sanguinose lezioni, come il 5 di marzo, quando si è registrata la perdita di ben 9 velivoli (1 Su-30SM, 2 Su-34, 2 Su-25, 2 Mi-24 e 2 Mi-8) tutti assolutamente confermati.

Infine, la ridicola nozione sullo “scarso utilizzo dell'arma aerea da parte russa” cozza drammaticamente pure contro la realtà delle incessanti richieste da parte ucraina di ottenere dalla NATO la cessione di velivoli ex-sovietici in servizio o in magazzino presso le forze aeree dei paesi ex-Patto di Varsavia e ora NATO (da segnalare la querelle polacco-americana sul destino dei Mig-29 polacchi, ma non solo) così come degli appelli del presidente ucraino Zelensky sulla necessità da parte della NATO di intervenire nel conflitto creando una “zona di non sorvolo” (“no-fly zone”) sopra i cieli dell'Ucraina.

Quello che invece è sì stato interessante notare, almeno fino al 1 marzo è stata la totale assenza dal campo di battaglia degli UAV/UCAV “made in Russia”. Dopo un lungo e tortuoso processo di accettazione, anche le Forze Armate Russe hanno infine accettato la necessità di ottenere una robusta dotazione di droni, sviluppati sia attraverso le tecnologie nazionali che ispirati a progetti stranieri (soprattutto israeliani e cinesi) tanto che oggi almeno una ventina di modelli differenti sono in servizio e un'altra quarantina sono a diversi stadi di sviluppo ed accettazione. Mentre alcuni dei modelli, come il Kronshtadt Orion sono in servizio ancora in poche decine di esemplari, altri, come l'ormai celebre Orlan-10, lo sono in migliaia! Sic stantibus rebus è assai strano che, sino ad ora, Kiev abbia rivendicato l'abbattimento solamente di 7 UAV russi (ma esiste la conferma inconfutabile solamente per 1 Orlan-10).

Il perché della totale assenza di UAV/UCAV russi dai cieli dell'Ucraina è probabilmente giustificato dal fatto che, molto semplicemente, i russi “non si aspettavano di doverli usare”. Avendo in origine pianificato un unico decisivo “colpo decapitante” che avrebbe dovuto eliminare la leadership nemica e far collassare il paese in 1-3 giorni, Putin non aveva previsto la necessità di utilizzare gli UAV/UCAV, essendo essi armi ideali per operazioni estese e continuate nel corso del tempo. Dato che però il conflitto si sta tramutando in un affare lungo e sanguinoso, i russi sono dovuti correre ai ripari e, a partire dai primi di marzo, si è assistito ad un aumento anche nell'utilizzo dei loro droni con la pubblicazione di alcuni video ripresi dai medesimi sul fronte di Kharkhov nonché l'attacco da parte di un Orion ai danni di un posto di comando del “battaglione Aidar” nell'area di Mariupol.

È facile prevedere che, nella prossima fase della guerra, i russi incrementeranno l'utilizzo sia degli UAV da ricognizione da utilizzare come “moltiplicatori di potenza” della loro artiglieria così come utilizzeranno in maniera più aggressiva i loro UCAV, specialmente contro bersagli altamente paganti e le linee di rifornimento. Sul versante ucraino, come era prevedibile, l'arma azzurra di Kiev si sta lentamente dissanguando e lotta per la sua sopravvivenza cercando di conservare il più possibile i suoi assets in vista del prevedibile show down finale.

Un'unica eccezione degna di nota sono i droni. Lo scoppio del conflitto del 2014 aveva trovato l'Ucraina totalmente impreparata ed esposta sul fronte UAV. A parte un paio di IAI Bird-Eye 400 di produzione israeliana acquistati nel 2008 e mai entrati veramente in servizio, gli unici velivoli a pilotaggio remoto a disposizione degli ucraini erano i Tupolev Tu-141 “Strizh” ed i Tupolev Tu-143 “Reys” di origine sovietica prontamente rimessi in servizio dopo essere stati ritirati negli anni '90. Ciò ha permesso agli ucraini di prendere tempo fino all'arrivo dei “rinforzi” costituiti da 72 unità di AeroVironment RQ-11 Raven di produzione americana e, più recentemente, di altrettanti Baykar Bayraktar TB2 di origine turca.

Attualmente gli UAV/UCAV rappresentano l'unico strumento offensivo spendibile nelle mani della Forza Aerea Ucraina con i Tu-141, i Tu-143 e gli RQ-11 attivamente impegnati in missioni di ricognizione lungo tutta l'area del fronte e i Bayraktar TB2 utilizzati per colpire le linee di rifornimento russe.

È assai improbabile che gli UAV da soli cambieranno il corso della guerra (in realtà non lo hanno fatto nemmeno nella Seconda Guerra del Nagorno-Karabakh, nonostante il pressapochismo di numerosi analisti) ma certamente continueranno a dare un importante contributo alla resistenza ucraina, specialmente se i loro numeri potranno essere rinforzati da nuove forniture in regime di emergenza che tanto gli Stati Uniti quanto la Turchia si sono dimostrati favorevoli a negoziare.

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Foto: MoD Fed. Russa

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