Yemen, l’”Afghanistan” dell’Arabia Saudita

(di Giampiero Venturi)
10/03/16

Montagne aride, forti escursioni termiche, inverni rigidi, estati torride, piantagioni terrazzate ritagliate dove possibile… le regioni nord-occidentali dello Yemen ricordano l’Afghanistan. Ibb, capoluogo di Governatorato con più di 150.000 abitanti, è arroccata a 2000 metri di altezza; Sa’dah, roccaforte dei ribelli houthi, a 1800. Bastano questi dati per capire cosa sia la guerra da queste parti.

Dopo l’insurrezione houthi e l’invasione della coalizione araba a guida saudita, il Paese riunificato si è di nuovo diviso in due: il territorio controllato dai ribelli e dai fedeli a Saleh corrisponde più o meno alla vecchia Repubblica Araba dello Yemen, fino al 1990 conosciuta come Yemen del Nord con capitale Sana’a; tutto il resto è in mano ai sunniti dell’ex Repubblica del Sud, compresa la capitale di allora Aden. A questi si sovrappongono la jihad di Al Qaeda della penisola arabica (AQAP), in un inciucio inquietante con i sauditi (vedi articolo) e dei brandelli di Stato Islamico, non ancora strutturato nel Paese. L’AQAP è molto forte lungo la costa e spinge verso ovest scontrandosi proprio con i ribelli houthi, sciiti zayditi suoi acerrimi nemici.

Venendo da est o da nord, dalle provincie saudite di Njran o Al Sharqiyya verso lo Yemen nordoccidentale, si passa dal deserto sabbioso a rocce lunari, non più ospitali del deserto stesso. In ambienti simili forze insorgenti che conoscono il terreno possono avere facilmente la meglio su truppe ben equipaggiate ma meno motivate e soprattutto estranee al territorio.

Le forze della coalizione arabo-sunnita, a differenza dei ribelli houthi, non hanno grande dimestichezza con gli anfratti dello Yemen remoto. In particolare le forze saudite che si avvalgono di molti mercenari stranieri entrati nella terra di Sana’a con troppa leggerezza. 

I reparti corazzati sauditi sono ormai oggetto di tiro al bersaglio degli ATGM di fabbricazione iraniana (variazione dei Konkurs russi) a quanto pare efficaci anche contro i carri Abrams.

Sarebbero 4 gli elicotteri Apache sauditi abbattuti da agosto 2015 dai Sam-2 e 3 di fabbricazione russa in mano alle forze fedeli a Saleh e ai ribelli.  In rapporto ai costi e alle forze in campo i danni per la coalizione di Riad sono ingenti.

Descrivere però il conflitto yemenita solo come una guerra asimmetrica basata su agguati e imboscate sarebbe inesatto. Oltre alle capacità tipiche di una forza di guerriglia operativa in montagna e su un territorio domestico, le forze yemenite del cartello sciita schierano reparti ben addestrati alla guerra convenzionale, su cui spicca la Guardia Repubblicana quasi per intero rimasta fedele a Saleh.

Con l’appoggio dell’Iran il fronte ribelle dispone dei micidiali missili Qahir-1  il cui ultimo lancio con effetti dirompenti è del 9 marzo contro la base di Tadaween nel Mareb. I Qahir stanno martellando i sauditi perfino dentro i loro stessi confini: la provincia saudita di Jazan, tra montagne e Mar Rosso è ormai costantemente sotto tiro. La guerra si sarebbe allargata quindi al territorio dell’Arabia con grande scorno per le forze di Riad dotate di mezzi micidiali ma ormai impantanate in un vero e proprio Afghanistan arabo. L’unica risposta data finora è alzare il livello dello scontro con una guerra totale. I raid aerei sauditi sono continui: fonti locali avrebbero segnalato decine di civili morti nei bombardamenti su Taiz, Dhubab, Saada e la stessa Sana’a. Sarebbero stati perfino distrutti depositi di acqua e pozzi nel Governatorato di Hajjah a 120 km dalla capitale. A questi si sovrappongono gli attentati propri di una guerra civile. Cogliamo l’occasione a questo proposito per indignarci del pressoché totale silenzio degli organi d’informazione sull’uccisione di quattro suore missionarie il 4 marzo da parte di fondamentalisti islamici adiacenti alla coalizione.

In Occidente praticamente non se ne parla, ma nello Yemen sono in corso una guerra convenzionale e un massacro praticamente quotidiani. La recente nomina dell’Arabia Saudita come membro della Presidenza del Gruppo consultivo per i Diritti Umani all’ONU, a tale proposito suona come una barzelletta.

I dati militari parlano chiaro: la macchia si allarga. Nello Yemen, in piena emergenza umanitaria, sono presenti in questo momento gli eserciti dei Paesi islamici della coalizione (2000 soldati addirittura dal Senegal…) a cui si aggiunge la disponibilità di Paesi pronti a servire gli arabi del golfo in cambio di denaro: l’Eritrea ha messo a disposizione le sue basi per i caccia degli Emirati Arabi, punta di diamante della coalizione saudita.

Anche se i sauditi dovessero riuscire a cambiare marcia al conflitto, una sconfitta definitiva degli houthi allo stato attuale appare difficile. Un’afganizzazione della crisi viceversa è possibile, con due dati ineluttabili: la miccia della tensione sciiti-sunniti rimane comunque accesa; l’Arabia Saudita risulterà almeno per ora, la vera sconfitta.

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(Foto: SABA)

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