Siria: l’esercito avanza verso Raqqa e attacca il petrolio del Califfato

(di Giampiero Venturi)
17/02/16

Da meno di 15 ore le Forze Armate siriane hanno preso il pieno controllo dei pozzi di petrolio di Jibab Marayta, nella Siria centrale. L’area, si trova circa 40 km a est di Ithriyah lungo l’autostrada 42, principale direttrice che collega Salamiyah a Raqqa, la cosidetta capitale dello Stato Islamico. È una zona ricca di greggio (e di resti romani) e una fondamentale fonte di approvvigionamento per il Califfato.

Dopo scontri durissimi unità della 4a Divisione meccanizzata dell'esercito siriano (precisamente la 555a Brigata) hanno neutralizzato la collina strategica di Khirbat al-Qusayr. Avrebbero partecipato alla battaglia anche gli agguerritissimi Falchi del deserto, il reggimento Golani (omaggio al Golan a cui la Siria non ha mai rinunciato, n.d.a) e le Forze Nazionali di Difesa.

Insieme ai terroristi dell’ISIS avrebbero combattuto invece anche i miliziani  di Aḥrār al-Shām, strettamente legati a Qatar e Arabia Saudita.

Alcuni reparti siriani si sarebbero spinti a est verso il Governatorato di Raqqa. L’obiettivo sarebbe la strada tra Sufayah e Soukhanah, determinante per tagliare definitivamente i rifornimenti allo Stato Islamico. 

All’ultima intersezione strategica della 42 c’è Resafa, la romana Sergiopoli con i resti di una provincia fertilissima ai tempi di Diocleziano. Ci sono poche decine di km fino all’Eufrate e all’aeroporto strategico di Tabaqa. Il grande fiume ha un forte impatto psicologico perché è la strada naturale per il sud est e per l’Iraq. Poco più a sud, proprio sull’Eufrate c’è Deir ez-Zur il centro che ha resistito per mesi agli attacchi islamisti e che ha ricevuto da poco i rifornimenti di uomini e mezzi da Damasco. Avanzare verso est significa chiudere in una morsa le forze jihadiste spingendo verso l’isolamento l’area di Raqqa. 

I progressi delle truppe di Damasco continuano anche a nord dove sembra sia partita l’offensiva decisiva per prendere il quartiere Bani Zaid di Aleppo. La zona è vicina ai sobborghi più densamente abitati della città e frequente obiettivo di colpi indiscriminati di mortaio dei terroristi, la cui concentrazione nell’area è particolarmente alta.

Nell’altro importante quadrante settentrionale di Latakia, la 103esima brigata Commandos della Guardia repubblicana starebbe facendo tabula rasa di elementi dell’FSA e di Al Nusra, nella sua marcia di avvicinamento a Kinsibba.

È ormai palese quindi che l’Isis e le milizie ad esso afferenti siano in difficoltà su tutti i fronti. Ultima possibilità dal punto di vista politico per il Califfato è l’internazionalizzazione della guerra.  La strada più breve sarebbe un cessate il fuoco (il cui prodromo è stato proprio a Monaco) con coinvolgimento di truppe di Paesi amici, in testa l’Arabia Saudita. È il motivo sostanziale per cui Damasco nicchia e continua a martellare le postazioni dei terroristi, forte non solo di una ritrovata superiorità militare ma anche di nuova linfa politica: secondo l’ex ambasciatore britannico in Siria Robert Ford, è ormai impossibile escludere l’attuale governo siriano dalla costruzione di un nuovo futuro per il Paese.

Mentre scriviamo, l’offensiva verso est continua. Come da noi sostenuto alcuni giorni fa, almeno fino a tutta la primavera a parlare saranno ancora le armi, ma il soffocamento economico e la fine del patrocinio esterno alle milizie fondamentaliste potrebbero cambiare i tempi.

(Foto: SAA)