A chi serve la Corea del Nord?

(di Giampiero Venturi)
07/02/16

Questa notte la Corea del Nord ha lanciato un missile a lungo raggio, come previsto da alcuni giorni da Difesa Online. Ufficialmente è servito a mettere in orbita un “satellite per osservazione terrestre”; molto più probabilmente è un test per lanci balistici ad interesse strategico.

L’episodio ha suscitato le proteste di routine delle Nazioni Unite, preoccupate per la violazione delle risoluzioni di Pyongyang e ovviamente quelle di Corea del Sud, Giappone e USA. Seul, che considera Pyongyang un fratello gemello scemo capace di qualunque cosa, si è affrettata anche a rimarcare il fallimento del test con esplosione del razzo vicino all’isola di Jeju. Com’era normale attendersi, viceversa il lancio è stato esaltato dai comunicati ufficiali e dal notiziario tv nordcoreani.

Cosa sta succedendo nella penisola?

Sostanzialmente nulla. Con cadenza più o meno semestrale Pyongyang rialza il volume della guerra fredda che separa le due Coree, alimentando l’ultima pagina del ‘900 ancora in auge.

Sostenere che il regime comunista agiti le acque fuori per nascondere problemi interni, lascia il tempo che trova. Nessun sistema dittatoriale autarchico avrebbe la possibilità di sopravvivere per decenni se in qualche modo non fosse tollerato o addirittura sostenuto dall’esterno.

La domanda lecita che viene da porsi è come sia possibile la longevità record di un regime oggettivamente fuori da ogni parametro del XXI° secolo. La fine della Guerra fredda avrebbe dovuto assorbire nelle sue sabbie mobili anche Pyongyang, come tutti i sistemi ideologici orientati al socialismo reale. Perché la Corea del Nord resiste?

Diamo uno sguardo.

Nel 1994 muore Kim Il-Sung, padre della nazione comunista. Conosciuto come “Grande Leader”, stava alla megalomania come la soia agli involtini primavera. Gli succede il figlio Kim Jong-Il. Del padre prende le idee e il culto di se stesso e l’appellativo declina in “Caro Leader”.

Nei giorni di Natale del 2011, muore anche Kim Jong-Il. Dopo i funerali e i pianti di Stato, leader della Corea del Nord diventa il Kim Jong-Un, figlio di Kim Jong-Il, quindi nipote di Kim Il-Sung. 

Viene chiamato “Grande Successore” o “Brillante Compagno” e il suo taglio di capelli secondo un’indiscrezione, sarebbe stato "vivamente consigliato" a tutti gli studenti maschi della repubblica.

Tagli di capelli e paranoie a parte, la Corea del Nord dimostra una rigidità giuridica e antropologica totale da quasi 70 anni.

I criteri di visita sono gli stessi: praticamente impossibile ottenere un visto d’ingresso personale, qualche remota possibilità vale per quello collettivo. Il ritornello è sempre identico. Un funzionario di regime s’incolla al turista e lo accompagna nei luoghi dovuti. Fotografie e filmati sono possibili solo su indicazione.

L’assenza d’insegne commerciali e l’atmosfera onirico-sospesa che si respira a Pyongyang, permette di ribadire la domanda: possibile che un simile sistema possa sopravvivere?

Al netto della minaccia atomica, tutta da verificare, possiamo sostenere che la Corea del Nord faccia sostanzialmente comodo:

  • come officina sperimentale politica e diplomatica della Cina, grande fratello del regime dai tempi della guerra del ’50-53
  • come minaccia potenziale per Corea del Sud e Giappone, che permette agli USA di giustificare il potenziale della Settima Flotta.

A questo proposito è bene ricordare che l’unica portaerei nucleare con base permanente fuori dal territorio americano è proprio assegnata alla Flotta del Pacifico (la Washington, di stanza a Yokosuka).

Venisse meno il regime in Corea del Nord, potremmo immaginare una riunificazione sul modello tedesco del 1990. La penisola diventerebbe una grande Corea del Sud e il 38° parallelo passerebbe alla Storia.

Fin troppo evidente però è rimarcare che la presenza militare americana, ufficialmente necessaria a contenere più che altro Pyongyang, in seconda e terza lettura ha anche altri scopi: freddare le pressioni cinesi fra Giappone e Mar Cinese Meridionale; mantenere un livello di superiorità strategica di fronte ai porti russi del Pacifico.

La Cina e USA hanno quindi bisogno della Corea del Nord?

Sostenere che se non ci fosse Pyongyang bisognerebbe inventarne un’altra non è del tutto sbagliato.

(Foto: autore)

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