Pompeo: "Hong Kong non è più autonoma". Fine dei giochi e dei trattati

(di Gino Lanzara)
27/05/20

Come prevedibile ed annunciato, crolla il paradigma cinese dei due sistemi. Hong Kong cade in nome della ragion di stato che, già a suo tempo, ha liquidato il Tibet. Giungono notizie di movimenti di truppe cinesi nel Kashmir, ed arrivano ammonimenti sempre più pesanti a Taiwan.

Il terremoto è forse già cominciato con la chiusura dell'ambasciata britannica in Corea del Nord e l'annuncio di Mike Pompeo: "La disastrosa decisione di Pechino è solo l'ultima di una serie di azioni che minano sostanzialmente l'autonomia e le libertà di Hong Kong e le promesse della Cina al popolo di Hong Kong ai sensi della Dichiarazione congiunta sino-britannica, un trattato internazionale depositato dalle Nazioni Unite".

Mentre ancora si parla di corona virus, l'impero da cui è partita la pandemia soffoca la protesta di una popolazione giovane che, ancora oggi, ha provato a manifestare.

Per un occidentale queste sono immagini che ricordano Praga e Budapest, e la fine di un sogno; e l'affermazione inevitabile di una realpolitik basata su volontà di potenza ed inanità occidentali.

Si può discutere di principi di diritto internazionale, ma non c'è dubbio che politicamente questo sia un punto di faglia, dove si è evidenziato che la RPC non ha intenzione di attendere, e che soprattutto non ammette nè ammetterà difformità dalla linea stabilita. È evidente che il PCC non contempla alcuno statuto speciale, né particolari guarentigie.

Forse è arrivato il momento che anche in occidente, nel nostro occidente sonnolento ed imprudente, ci si avveda che non tutte le foglie appartengono allo stesso albero, specie quando il giardiniere ha la piena facoltà di tagliare i rami che ritiene più opportuni.

Foto: Ministry of National Defense of the People's Republic of China

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