Libia: tra i due litiganti (al-Sarraj e Haftar) il terzo (al-Baghdadi) gode? E l'Italia...?

(di Tiziano Ciocchetti)
02/10/19

La visita del Segretario di Stato americano Mike Pompeo a Roma, coincide con la campagna aerea, a mezzo droni, che l’USAF sta compiendo in Libia (nello specifico la regione meridionale del Fezzan), sembrerebbe che in 10 giorni di operazioni siano stati uccisi 43 terroristi.

I droni americani stanno colpendo le basi dello Stato Islamico che, approfittando della guerra civile, sta cercando di risorgere in Libia.

Nel 2015 i miliziani fedeli ad al-Baghdadi si erano installati in Cirenaica ma il pronto intervento del generale Haftar aveva inferto loro una sonora sconfitta.

Ora si stanno riorganizzando, approfittando del fatto che le forze dell’uomo forte della Cirenaica sono impegnate nell’offensiva di Tripoli.

Come ha dichiarato il generale William Gayler, comandante delle operazioni statunitensi in Africa: puntiamo a distruggere l’attività di pianificazione e addestramento dei terroristi.

La regione meridionale del Fezzan è la zona scelta da al-Baghdadi per rilanciare la sfida al mondo occidentale. Posta al confine con il Niger, l’Algeria, Ciad e Sudan, permette di mantenere i contatti con l’altro gruppo terroristico operante in Africa: Boko Haram.

Nell’incontro con il presidente del consiglio Conte, Pompeo avrà sicuramente affrontato l’argomento Libia, e le crescenti preoccupazioni dell’Amministrazione Trump per il risorgere dello Stato Islamico (del resto ancora non completamente debellato neanche in Siria).

Tralasciando le frasi di circostanza del Segretario americano sull’importanza dell’Alleato italiano per la stabilità della regione, sarebbe ora che Roma affrontasse la questione libica in maniera più decisa. La lotta contro i miliziani islamici di al-Baghdadi potrebbe essere la chiave per riprendere terreno – e visibilità – nell’intricata questione libica.

Sicuramente l’Italia fornisce un apporto logistico fondamentale per le operazioni in Nordafrica, tuttavia sarebbe il caso di inviare nel Fezzan assetti di forze speciali (se già non sono attivi nel Paese...), sul modello della Task Force 45 impiegata in Afghanistan, potendo avvalersi anche del supporto del contingente presente in Niger, onde condurre operazioni contro i jihadisti, sia dirette che attraverso la guida terminale di munizionamento di precisione.

Foto: presidenza del coniglio dei ministri