Filippine, Duterte esplode: “Se gli USA non ci venderanno più armi, le compreremo dalla Russia”

(di Giampiero Venturi)
24/11/16

Il Presidente Filippino Duterte parla chiaro e risponde allo stop alla vendita di fucili d’assalto (26.000 M4) destinata alle Forze Armate e alla Polizia filippine, decisa dal Dipartimento di Stato americano.

La polemica tra Washington e Manila in merito all’approvvigionamento militare del Paese asiatico, dura da alcune settimane. Il senatore democratico Ben Cardin, influente membro della Commissione Esteri del Senato USA, aveva chiesto a inizio novembre di interrompere la fornitura di armi a causa delle continue violazioni di diritti umani perpetrata dal governo filippino.

Da quando Duterte ha dichiarato guerra al traffico di droga e alla corruzione, si parla di quasi 3000 morti tra le file dei narcotrafficanti, spesso eliminati con metodi spiccioli.

L’aspetto dei diritti umani sembra tuttavia coprire un deterioramento sensibile dei rapporti politici fra Stati Uniti e Filippine (vedi articolo), determinata dalla distanza siderale di posizioni tra l’amministrazione Obama e la nuova leadership di Manila, in tema di sicurezza, contrasto alla criminalità e soprattutto politica estera.

Sul tema si è espresso anche il Segretario alla Difesa Ashton Carter, ricordando che la lunga alleanza tra i due Paesi è un patrimonio da non sciupare perché ha portato nei decenni importanti benefici ad entrambi.

Duterte, noto per il suo linguaggio diretto e politicamente scorretto, ancora una volta non le è mandate a dire.

Riferendosi all’allarme lanciato dal senatore Cardin avrebbe dichiarato

“Se gli USA non vogliono considerarci alleati, guarderemo a Russia e Cina…”

Avrebbe poi aggiunto

“abbiamo bisogno di armi per l’ordine pubblico e per proteggerci da nemici esterni… Se non ce le dà l’America, Putin ha già offerto la sua disponibilità…”

Il ruolo USA nel Pacifico ruota intorno al rapporto storico con Manila. Chiuso il corso dell’Amministrazione Obama, per sviluppi strategici bisogna aspettare i primi mesi del 2017.

(foto: web)

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