Etiopia, il conflitto e la catastrofe umanitaria dimenticata

(di Antonino Lombardi)
21/02/22

È ormai una emergenza umanitaria di vasta portata quella che sta attanagliando la regione del Tigray, la porzione più popolosa d’Africa.

Il 9 febbraio 2022 il vice segretario generale dell’ONU, Amina J. Mohammed, ha tenuto una conferenza ai giornalisti locali presso l’aeroporto internazionale di Addis Abeba Bole. Dopo aver concluso la sua visita in Etiopia, iniziata il 5 febbraio, ha esortato l’invio di aiuti umanitari per i popoli della regione del Tigray, vittime di danni di tipo sanitario ed economico.

La guerra ha distrutto campi, scuole e case; l’assistenza sanitaria è in affanno, perché mancano semplici strumenti sterili e mantenere sotto controllo l’HIV sta diventando sempre più difficoltoso.

Le donne sono state vittime di violenze sessuali e di genere e i bambini hanno perso arti a causa degli ordigni. Per questo Amina J. Mohammed ha chiesto anche un supporto psicologico per loro e ha fatto un forte appello a tutte le parti in guerra di porre fine immediatamente ai combattimenti.

Anche Gianfranco Rotigliano, rappresentante dell'UNICEF, ha osservato attentamente la grave situazione umanitaria e ha affermato che "I bambini e le loro famiglie stanno lottando per sopravvivere alla perdita dei mezzi di sostentamento e del bestiame". Si stima che, proprio per queste cause e per la mancanza di elettricità e acqua potabile, nell’anno corrente 850.000 bambini del Paese saranno gravemente malnutriti.

Il conflitto nella Regione del Tigray si protrae ormai dal 4 novembre 2020 e ha adesso raggiunto "proporzioni disastrose", come dichiarato lunedì dal capo politico delle Nazioni Unite al Consiglio di Sicurezza, considerando, a buon ragione, gravemente incerto il futuro del Paese.

Tutto ha avuto inizio quando la rappresentanza politica e militare del TPLF (Tigray People’s Liberation Front) ha vinto elezioni non autorizzate nella regione del Tigray. Il governo centrale, infatti, le aveva rinviate a causa della pandemia da Covid-19, ma in seguito a questa vittoria politica portata avanti in autonomia dalla regione, Ahmed ha stabilito che il governo di Tigray era illegale, decidendo, quindi, di punirli con un attacco militare, portato avanti dalle truppe di Addis Abeba, con l’appoggio delle milizie Ahmara.

Ciò ha causato la reazione di giovani civili che hanno imbracciato le armi e si sono arruolati nell’esercito del Fronte di Liberazione del Tigray, credendo che solo in questo modo si potesse porre fine al conflitto.

In seguito a questi disordini lo stesso Abiy Ahmed ha proclamato lo stato d’emergenza, ma proprio nel mese di gennaio di quest’anno ha lasciato uno spiraglio di speranza di pace, cercando di porre fine al conflitto e rilasciando l’8 di quel mese, anche i prigionieri politici e i membri anziani del Tigray People's Liberation Front (TPLF).

È stata, inoltre, discussa dal primo ministro la cooperazione con il presidente degli Stati Uniti Joe Biden, ma, anche se sembra esserci un abbassamento del clima di tensione, continuano gli attacchi ai civili, soprattutto donne e bambini, per mezzo dei droni, che l’Etiopia avrebbe acquistato dai turchi. Sembra che proprio questo acquisto abbia contribuito al cambiamento di rotta della guerra e abbia irritato ulteriormente gli Stati Uniti che hanno minacciato ripercussioni commerciali.

Il Tigray per circa trent’anni è stato un importante centro di potere per l’intera Etiopia. Il governo militare Derg di Addis Abeba è stato rovesciato nel 1991 dal Tigray People's Liberation Front (TPLF), contro il quale aveva iniziato una guerra nel 1975. Da quel momento il TPLF ha influenzato molto le decisioni dei partiti, fino a quando Abiy Ahmed, membro dell'etnia Oromo, è divenuto primo ministro nel 2018. Il TPLF ha mal sopportato la rotta politica del governo, che non voleva tenere in considerazione gli orientamenti etnici e ha raggiunto la sua massima espressione nel nuovo partito creato da Ahmed, contrapponendosi, di fatto, al TPLF e creando il substrato per le tensioni successive.

L’economia del Paese potrebbe trarre grande beneficio dalla fine delle ostilità, tornando quantomeno al periodo anteguerra, quando alcuni investitori si erano affacciati sul panorama economico del Paese e successivamente erano fuggiti ai primi segnali di belligeranza, causando così il prosciugamento di sovvenzioni e prestiti.

In generale alcuni analisti, tra cui Zemedeneh Negatu, presidente Fairfax Africa Fund, ritengono che il 2022 potrebbe essere l’anno decisivo per la ripresa dell’economia di questo Paese che ha dovuto fronteggiare un conflitto e la pandemia da Covid-19. Lo stesso si augura che il governo permetta la ripresa della vita normale e si attivi per ricostruire tutto ciò che è stato distrutto dai bombardamenti, oltre che a riprendere la campagna di riforme economiche che la guerra ha lasciato in stand-by, infatti, se tutto ciò avvenisse, potrebbe anche essere lanciata la prima borsa etiope nel 2023 l'Ethiopian Securities Exchange (ESE).

Sono pochi i Paesi nel mondo classificati come economie emergenti e l’Etiopia è uno di questi e, con l’aumento di investitori e capitali, potrebbe prendere la stessa piega delle economie asiatiche, che si stanno sempre più imponendo nel panorama mondiale.

Foto: U.N.

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