La Turchia e gli S-400: le conseguenze dei primi test

(di Alexandro Vinci)
03/11/20

Nei giorni tra il 13 e 16 ottobre, nella provincia affacciata sul Mar Nero di Samsun, le forze armate turche hanno testato per la prima volta il lancio di un missile terra-aria dal loro nuovo sistema di difesa antiaerea S-400 “Triumph” di fabbricazione Russa.

La prova, che è solo una parte dei vari test condotti con il nuovo ‘SAM’, ha innescato la condanna e preoccupazione dei vertici militari americani e NATO. Il portavoce del Dipartimento della Difesa Americana (DoD), Jonathan Rath Hoffman, ha affermato che il DoD “Condanna fortemente questo atto”, aggiungendo: “Ci siamo opposti all’acquisto del sistema da parte della Turchia. Non deve entrare in servizio attivo. In questo modo si rischiano gravi conseguenze per le nostre relazioni nel campo della difesa. La Turchia è già stata sospesa dal programma F-35 e gli S-400 continuano a rappresentare una barriera per lo sviluppo di nuove relazioni bilaterali”.

L’attenzione suscitata dal collaudo degli S-400, è il proseguo di una polemica scatenata la settimana precedente: quando era stata confermata la notizia che un F-16 della forza aerea greca era stato ingaggiato dai radar del nuovo sistema di difesa antiaerea turco.

S-400 Triumph è un sistema di difesa antiaerea con un raggio d’azione compreso tra i 30 e i 400 km. Discendente del S-300 (da cui deriva grande parte della sua componentistica), il Triumph è stato sviluppato negli anni ’90 dal Almaz Central Design Bureau russo; i primi battaglioni di S-400 entrarono in servizio attivo con le forze armate russe nell’agosto 2007.

La missione del S-400 è di garantire la difesa di un determinato spazio aereo con le sue capacità di riconoscimento e annientamento di minacce come: aerei caccia (compresi quelli di quinta generazione), bombardieri, droni, AWACS, missili balistici e di crociera. Un sistema S-400 è composto da più elementi, ognuno con un compito specifico:

  • Radar – il Triumph schiera due unità radar, la prima per lo spazio aereo circostante, la seconda per il puntamento di target specifici; il sistema radar vanta un raggio operativo di 600 km e la capacità di tracciare fino a 80 obbiettivi contemporaneamente.
  • Centro di comando – qui è dove vengono elaborate le informazioni raccolte dai radar; il centro di comando ha il compito di distribuire gli obbiettivi nemici fra le varie postazioni di difesa antiaerea e dare l’autorizzazione a far fuoco.
  • Postazioni di difesa antiaerea e piattaforme di lancio – Una postazione di difesa antiaerea può gestire fino a un massimo di dodici piattaforme ‘SAM’ (Surface to Air Missile – Missili terra-aria), ognuna delle quali ha quattro tubi di lancio. A seconda del tipo di minaccia, viene selezionato il missile più adeguato contro questa.

La necessità della Turchia di schierare un sistema SAM proprio si concretizza nel 2011: l’insorgere della guerra in Siria e la volontà di appoggiare le "Sirian Democratic Forces" contro le forze lealiste a Bashar Al-Assad, poneva la necessità di un apparato di difesa antiaereo in grado di garantire la sicurezza dei cieli turchi.

Nel 2013, con la comparsa dell’ISIS, Stati Uniti, Germania, Olanda e Spagna decisero di supportare la Turchia partecipando alla NATO Patriot Mission in Turkey; la missione consisteva nel preservare l’integrità e sicurezza del territorio turco tramite l’installazione di diverse unità SAM Patriot (foto), in prossimità del confine siriano. L’impegno NATO duro fino a ottobre 2015, quando gli stati partecipati ritennero che non vi era più nessuna minaccia tale da trattenere il loro sistemi Patriot sul suolo turco.

La ritirata dei mezzi NATO e la precoce conclusione della loro missione, legittimò la volontà del governo turco a voler integrare le capacità caratteristiche dei SAM nelle proprie forze armate. Il veto alla vendita del sistema americano Patriot (Pac 3) posto dall’amministrazione Obama, comportò lo spostamento delle preferenze di Ankara prima verso l’Europa (sui sistemi SAMP/T Aster 30, trattativa poi fallita), e poi verso l’oriente: sugli S-400 russi e HQ-9 cinesi. Nonostante il favorito sembrasse l’HQ-9, dati i costi più bassi, il ministero della difesa turco non era in parte soddisfatto dall’accordo per il trasferimento della tecnologia; le trattive con i russi per gli S-400 offrivano maggiori garanzie rispetto a queste, con più possibilità di collaborazione e, nel progredire dei negoziati, un prezzo conveniente.

L’intesa tra Turchia e Russia per l’acquisto del sistema di difesa S-400 risale a aprile 2017. L’accordo (del valore di circa 2,5 miliardi di dollari) prevedeva la fornitura di quattro batterie del sistema Triumph, con un’opzione sull’acquisto di ulteriori unità in futuro; le consegne dei primi componenti erano previste entro il secondo quadrimestre del 2019.

La scelta della Turchia di acquisire il sistema S-400 ha comportato ripercussioni politico-militari su larga scala

Dall’annuncio dell'accordo nel 2017, Stati Uniti e NATO hanno ripetutamente condannato le decisioni di Ankara. A luglio 2019, con la consegna delle prime unità del sistema S-400, gli USA hanno proceduto nella sospensione della Turchia dal programma Joint Strike Fighter (F-35), minacciando sanzioni finanziarie economiche nel caso le piattaforme di fabbricazione russa entrino in servizio attivo. Le principali motivazioni di USA e NATO contro lo schieramento degli S-400 da parte della Turchia sono:

  • Interoperabilità ridotta - L’interoperabilità delle forze armate dei diversi stati membri (intesa come l’abilità di agire in modo coerente, efficace ed efficiente per raggiungere degli obbiettivi) è sempre stato un aspetto su cui la NATO si è fortemente impegnata, dalla sua fondazione nel 1949. L’utilizzo degli S-400 russi, comprometterebbe notevolmente quest’abilità, riducendo flessibilità tattica e le possibilità di successo di operazioni e missioni congiunte. Nel contestare la questione dell’interoperabilità sollevata dalla NATO, la Turchia ha citato il caso della Grecia equipaggiata con gli S-300 (sistema di cui già si conoscono potenzialità, rischi e limiti) a cui non vengono mosse alcuna accusa o dubbio.
  • Potenziale vantaggio russo – Nell’utilizzo del Triumph per sorvegliare il proprio spazio aereo, l’S-400 sarebbe in grado di raccogliere informazioni tecniche dei vettori individuati (come il segnale radar emesso dagli F-16 e F-35). Queste informazioni potrebbero finire in mano russa e mettere a serio rischio le capacità di sopravvivenza degli F-16 e il vantaggio dato dalla tecnologia stealth degli F-35. Oltre ai numerosi test svolti con gli F-16 della propria forza aerea, è stato confermato che negli ultimi giorni dello scorso agosto, la Turchia abbia testato i sistemi radar del S-400 ingaggiando un F-16 greco in rientro dall’esercitazioni militari Eunomia (in cui erano coinvolte Cipro, Grecia, Italia e Francia).

La vicenda degli S-400 ha evidenziato la scarsa lungimiranza delle potenze occidentali sulle questioni tecnico-militari. Esse non state stato in grado di leggere l’evolversi della situazione in Turchia, all’ignaro delle loro ambizioni e tralasciando le loro necessità. La missione dei Patriot NATO, che doveva essere una soluzione “contentino” per Ankara, si è trasformata in una vera e propria trappola che ha cambiato criticamente lo scenario geopolitico medio orientale; addirittura portando a uno snodo determinate il programma Joint Strike Fighter degli F-35.

Nelle politiche di Erdogan traspare chiaramente la ricerca della vecchia gloria del decaduto Impero Ottomano: una Turchia che prova a imporsi come riferimento certo per tutti gli stati medio orientali e cavalca il mutare dei vari equilibri internazionali.

Foto: web / MoD Fed. russa / U.S. Air Force

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