Natalia Sazonova: Il jazzista del gulag. La straordinaria vita di Eddie Rosner tra Hitler e Stalin

Natalia Sazonova
Ed. L’ancora del Mediterraneo, Napoli 2008
pagg.149

L’autrice, storica e sceneggiatrice, in questo libro con la prefazione della professoressa Elena Dundovich, narra la vita di Eddie Rosner, ebreo tedesco, nato a Berlino il 26 maggio 1910, il cui vero nome, però, era Adolf e che iniziò “la sua brillante carriera di trombettista nel 1928 quando entrò a far parte dei Weintraubs Syncopators, leggendaria orchestra berlinese dell’epoca,” e dove assunse lo pseudonimo di Jack, nome che lo accompagnò per 10 anni, fino al 1938.

Durante questi anni, già famoso per il suo numero in cui suonava due trombe contemporaneamente, incantò Marlene Dietrich e si misurò con Armstrong che, dopo la competizione, lo battezzò l’Armstrong bianco. La sua fama si estese in tutta Europa e anche in Polonia, “dove si trasferì dinanzi al dilagante antisemitismo in Germania e fondò la Jack band, la prima orchestra nazionale di jazz polacca.”

Dopo la capitolazione di Varsavia,il 28 settembre 1939, le truppe naziste l’1 ottobre entrarono nella città ed iniziarono le retate. Eddie, allora, recatosi nella sede della Gestapo, facendosi passare per un cittadino tedesco residente in Polonia e desideroso di unirsi alla Wehrmacht per servire la propria patria, riuscì ad ottenere un’uniforme da sottufficiale e, così travestito, insieme alla moglie e alla suocera, attraversò il confine, raggiungendo Bialystock, città della Bielorussia occupata dall’Armata rossa. Qui, riconosciuto da un suo grande ammiratore, il “Primo segretario del Partito comunista bielorusso, Panteleimon Ponomarenko, fu incaricato di organizzare la prima Orchestra nazionale jazz in Bielorussia.” Eddie fu infatti lo pseudonimo che egli assunse nel 1939, in Bielorussia. Fu così che il nome Eddie Rosner divenne, in qualche modo, sinonimo di orchestra.

Nella primavera del 1941, mentre era in tournee per l’esercito, gli fu chiesto di recarsi, con la sua orchestra, a Soci, stazione balneare sul Mar Nero. Dopo qualche giorno di permanenza, l’orchestra ricevette l’ordine di prepararsi a suonare. Ciò accadde in un teatro con una platea apparentemente vuota. Qualche giorno dopo Eddie ricevette una telefonata dal Cremlino, dove gli venivano riportati i complimenti da parte del “boss”. In sala, quel giorno, era presente Stalin che, evidentemente, aveva apprezzato la performance. L’orchestra passò alle dipendenze del Ministero della Difesa e si dovette trasferire a Mosca.

Il 22 giugno 1941 l’URSS entrò in guerra. La Luftwaffe iniziò a bombardare il territorio sovietico. Eddie, con la sua orchestra, fu trasferito a Frunze, nel Kirghizistan. Qui, poiché molti musicisti partirono per il fronte, egli perse alcuni dei suoi migliori elementi. Successivamente, Pomarenko fece mettere a disposizione dell’orchestra un vagone letto, con il compito di “percorrere, malgrado la guerra, tutte le repubbliche dell’URSS per suonare il jazz.” Fu sempre grazie a Pomarenko che la carriera di Eddie fu di nuovo in ascesa, tanto che venne soprannominato la “Tromba d’oro”.

Alla fine della guerra, nel 1945, il governo gli offrì il grande privilegio di esibirsi sulla Piazza Rossa. Meno di un anno dopo “il Politburo avviò una campagna contro il cosmopolitismo e l’influenza occidentale in generale.” Fu una campagna che riguardò sia la sfera ideologica che quella dell’arte. “Il termine jazz fu proibito e strumenti come il sassofono, la cornetta e la fisarmonica vennero ufficialmente banditi.”

Eddie Rosner, persa l’occasione di chiedere il rimpatrio come cittadino straniero grazie alla “legge del ritorno”, fece l’errore di rivolgersi direttamente all’ambasciata polacca a Mosca, per rientrare a Varsavia.

“A Leopoli, dove nel frattempo si era trasferito in attesa di ottenere il visto, fu arrestato il 28 novembre 1946.” Assegnato alla Lubjanka, fu torturato per sette mesi e mezzo fino a quando non firmò una confessione fasulla dove si dichiarava spia straniera.

“Condannato in base all’articolo cinquantotto come nemico del popolo, fu trasferito al Chabarovskij lager, nel cuore della Siberia occidentale, a più di settemila chilometri da Mosca.” Eddie Rosner divenne un zek, un deportato. “Secondo certi zek, che avevano conosciuto i campi di Hitler, i lager staliniani erano delle repliche di quelli nazisti, ma senza camere a gas.” La fama di Eddie, però, lo aveva preceduto e così gli fu dato l’incarico di organizzare la Gulag band di Chabarovsk, costituita da due sassofoni, un trombone, una chitarra, una fisarmonica, due violini, un clarinetto e un batterista. “Nonostante le sue deficienze professionali, la pietosa Gulag band divenne presto incredibilmente popolare.”

Dopo tre anni, su sua richiesta, Eddie fu trasferito alla Kolyma - il più grande gulag dell’Unione Sovietica, che, per l’alto tasso di mortalità, fu definita l’Auschwitz sovietica - con la speranza di poter rivedere la moglie e la figlia. Qui, grazie al teatro di Magadan, capitale dell’impero del gulag, Eddie,come altre migliaia di zek, sopravvisse. Egli infatti suonò molte volte sia in questo teatro che nei lugubri campi della Kolyma, salvando la vita dei suoi orchestrali. “Quale interesse spingeva la direzione dei campi ad avere il proprio teatro?[…] Gli zek, questi schiavi del ventesimo secolo, sono stati usati per soddisfare il gusto maniacale per le arti dei loro tiranni. Come un tempo i servi dovevano divertire gli aristocratici russi, così i prigionieri del gulag avevano la missione di abbellire la quotidianità dei loro aguzzini.” Il 5 marzo 1953 morì Stalin. Nell’estate del 1954 Eddie Rosner tornò ad essere un uomo libero ma “il jazz rimase ancora a lungo un’arte clandestina. I dischi jazz erano introvabili nel mercato ufficiale. Purtroppo era impensabile registrare legalmente quel genere di musica. […]In mancanza di vinile, materiale caro e introvabile all’epoca, i tecnici del suono sovietici avevano travato un supporto sostitutivo, le radiografie mediche. Così, su quelle insolite visioni anatomiche, si incideva la musica proibita.”

Riprese a suonare e divenne uno dei più popolari musicisti di varietà sovietici, uno degli uomini più applauditi e più amati, il più ricco. Era diventato lo Zar. In Unione Sovietica, da dove non si poteva allontanare, conobbe Duke Ellington e Benny Goodman. Infatti, con la visita di Nixon in Unione Sovietica nell’aprile del 1959 e, soprattutto, con quella di Chruščëv pochi mesi dopo, il clima per i musicisti sovietici sembrò mutare. “Ma come sarebbe accaduto anche in altri campi della cultura sovietica, le nuove aperture ebbero vita breve. L’arrivo di Brĕznev al potere, nel 1965, sancì il ritorno a un nemmeno troppo velato neostalinismo.”

Eddie fu licenziato dal teatro Ermitage e andò a dirigere una piccola filarmonica in Bielorussia. Dopo l’invasione sovietica della Cecoslovacchia fece domanda di espatrio, che gli fu concessa nel 1972, per trasferirsi a Berlino. “In Urss, un cittadino che parte per l’estero contro la volontà del regime, viene iscritto automaticamente nella lista dei traditori della patria, e privato di tutti i suoi beni. Se è un artista, tutto è ancora più crudele e complesso: le autorità fanno di tutto per cancellare il suo nome dalla storia.” E fu così anche per Eddie Rosner. Il ministero della cultura, infatti, diede ordine di bloccare la produzione dei suoi dischi e di mandare al macero quelli che si trovavano in commercio. Fece anche smagnetizzare tutte la sue registrazioni conservate negli archivi della televisione e della radio. Non doveva rimanere niente del suo passaggio laggiù. “Eddie Rosner morì in miseria e nel più completo anonimato a Berlino l’8 agosto del 1976.”

Gianlorenzo Capano