Una vera risposta europea a Putin: deterrenza militare a Est e allargamento NATO a tutti i paesi UE

(di Antonio Li Gobbi)
27/02/22

I carri russi sono alle porte di Kiev. Si potrebbe a lungo discutere sul come si sia giunti a questo punto e su quanto si sarebbe potuto fare almeno dal 2014 ad oggi per prevenire simili sviluppi drammatici. Si potrebbe disquisire in merito all’imperialismo zarista di Putin (sottovalutato da troppi e troppo a lungo), in merito agli scarsi scrupoli statunitensi nell’utilizzare Kiev come strumento nel loro confronto geopolitico con Mosca (lasciando immaginare a Kiev un aiuto concreto che si sapeva non si sarebbe materializzato), o alla miopia della NATO nel non comprendere il senso di accerchiamento denunciato dalla Russia o, infine, all’irrilevanza della UE che non ha mai neanche tentato seriamente di porsi come credibile mediatore tra Ucraina e la Russia.

Si potrebbe e prima o poi si dovrà. Ma non ora!

Ora è da un certo punto di vista troppo tardi e dall’altro prematuro per queste disquisizioni.

Ora occorre essenzialmente concentrarsi su poche risposte chiare ed inequivocabili al fine di inviare pochi messaggi forti alla Russia. In primis far capire che se l’Occidente (USA, UE e NATO) si è fatto sorprendere dall’attacco russo in Ucraina, ciò non si ripeterà per ulteriori aggressioni militari di Mosca. Inoltre, che l’aggressione all’Ucraina porterà al peggioramento e non certo di un miglioramento della sicurezza russa alle sue frontiere occidentali.

Lasciando perdere i tardivi e ormai verosimilmente inutili invii di armamenti agli ucraini, chi scrive non crede che ciò si possa ottenere con la sola adozione di sanzioni economiche. Strumento che appare mirato più a mettere a posto la nostra coscienza di “mercanti capitalisti” che a esercitare reale pressione sul regime russo. D’altronde l’esperienza dovrebbe insegnarci che tali misure non portano al rovesciamento dei regimi dittatoriali dall’interno. Almeno non in tempi accettabili (anzi, talvolta ottengono il risultato opposto, ovvero rafforzano la percezione della popolazione di essere vittima dell’aggressione economica del “capitalismo internazionale”). Ce lo insegnano in tempi recenti l’inefficacia delle sanzioni economiche adottate nei confronti di Corea del Nord, Iran, Siria, della stessa Russia dopo l’annessione della Crimea.

Guardando anche a casa nostra gli effetti delle sanzioni adottate nei confronti dell’Italia fascista in relazione all’aggressione all’Etiopia nel 1935 hanno solo ottenuto il risultato di far ulteriormente avvicinare Mussolini a Hitler. Analogamente queste sanzioni (anche senza tenere in considerazione l’impatto negativo sulle economie europee, ma non su quella statunitense) porteranno inevitabilmente a rinsaldare sempre di più la vicinanza della Russia alla Cina.

So bene che evocare misure militari in Europa oggi sembra essere fuori dalla realtà. Peraltro, se si vuol essere credibili nei confronti di un avversario che utilizza lo strumento militare occorre dimostrare di essere pronti ad utilizzare anche noi lo strumento militare.

Purtroppo, dimostrare di essere veramente disposti ad utilizzare lo strumento militare non significa inviare sulla frontiera orientale dell’Alleanza alcune decine di migliaia di uomini, quasi solo a “mostrare le bandiere” dei paesi alleati e fornire un segno simbolico di vicinanza .

Pur senza voler entrare in troppi dettagli in questa sede, la NATO dovrebbe rinforzare in maniera consistente e per un periodo di tempo prolungato la propria organizzazione difensiva ai suoi confini orientali, manifestando chiaramente la sua determinazione a difendere da eventuali attività militari russe o bielorusse sia gli Alleati sia i Paesi Amici (in primis i paesi UE non membri dell’Alleanza) con schieramenti di forze potenzialmente duraturi e di adeguata entità.

Analogamente, l’UE, ovviamente incapace per il momento di garantire la sicurezza dei propri paesi membri in caso di aggressione russa, dovrebbe meglio coordinarsi con la NATO al riguardo.

Certo, sappiamo che è prevista l’adozione il mese prossimo (marzo 2022) dello “Strategic Compass” (bussola strategica) UE. Questo dovrebbe essere un primo timido passo sul quale occorre costruire qualcosa di più solido, ma quello è il futuro. Ora bisogna pensare al presente. E il presente (lo dico da europeista convinto) oggi è solo la NATO.

In tale contesto, non si può prescindere dalla presa d’atto che solo 21 dei 27 paesi UE sono membri NATO (per quanto tutti i maggiori lo siano).

Di conseguenza, secondo chi scrive, UE e NATO dovrebbero avviare adeguata azione politica per indurre tutti i paesi UE ad entrare nell’Alleanza Atlantica. Questa sarebbe una risposta geopolitica forte a Putin.

Come scrivevo solo 6 dei 27 paesi UE non sono membri della NATO. Peraltro, 4 di essi (Svezia, Finlandia, Austria e Irlanda) godono già una forma di cooperazione politico-militare ristretta estremamente efficace con l’Alleanza Atlantica (la “special relationship”) e un loro eventuale accesso sarebbe tecnicamente un atto poco più che formale.

Certo l’eventuale accesso di Svezia e Finlandia nella NATO sarebbe percepito come una sfida da parte di Putin, ma è una sfida che non si può non lanciare in questa situazione. Sia per il segnale geopolitico che lancerebbe, sia per la protezione degli spazio euro-atlantici e la credibilità della UE stessa che non può accettare diktat russi ai suoi paesi membri. Una simile scelta porterebbe a saldare il fronte terrestre NATO dal Mar di Barents al Mar Nero.

Politicamente più problematico sarebbe il caso di Cipro e Malta, nazioni con le quali (per opposizione della Turchia) l’Alleanza di fatto non ha oggi rapporti. Ma essenziale sia sotto il profilo politico di coesione euro-atlantica sia come segnale alla Russia che da anni sta ampliando la sua presenza militare sulle coste orientali e meridionali del Mediterraneo.

L’accesso di tutti i paesi UE alla NATO renderebbe più coordinate le risposte di queste due organizzazioni alla minaccia russa, e darebbe alla Russia un forte segnale di coesione politico-militare euro-atlantica.

In sintesi, a una minaccia portata con i carri armati occorre rispondere anche con i carri armati, anche se culturalmente noi tentiamo a rifuggire da tale idea. L’adozione delle sole misure economiche soddisfa le nostre coscienze ma non farà cadere Putin.

Per essere credibili in questa deterrenza (e non lasciarla a guida solo americana) occorre mostrare la massima coesione tra NATO e UE.

Il ritorno a un confronto in Europa con l’esigenza di dimostrarsi pronti anche ad una guerra classica (e non solo ad “expeditionary operations” come la NATO ha fatto negli ultimi 30 anni) dovrà farci riconsiderare anche la configurazione delle nostre Forze Armate (e questo è un argomento che non potrà essere sottovalutato).

Foto: U.S. Marine Corps / web / Finnish Air Force

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