Trump-Putin, scoppia la pace?

(di Giuseppe Barcellona)
06/02/17

Il mondo è in subbuglio, l’insediamento alla Casa Bianca di Donald Trump spezza catene ed equilibri che duravano da decenni, da un punto di vista militare la confusione è doppia perché nel gioco delle alleanze internazionali non si capisce più chi è l’amico e chi il nemico, chi deve difendere chi e da chi.

Seguire il filo logico che si dipana negli scenari internazionali non è facile, proviamo a fare un passo indietro: pochi mesi fa (maggio 2016) gli Stati Uniti hanno reso operativa una struttura militare nella base di Deveselu in Romania, la prima parte di uno scudo missilistico lungo tutto il confine orientale europeo; era presente il segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg ed una delegazione del governo americano.

Nei programmi originari il sistema di difesa “Aegis Ashore” correrà lungo tutto il confine dei paesi dell’est con una postazione in Polonia atta a creare uno scudo baltico attaccato ai confini Russi; sono già in funzione quattro navi lanciamissili del sistema “Aegis” dislocate nella base spagnola di Rota attive nel Mediterraneo, nel Mar Baltico e nel Mar Nero; infine esiste una piattaforma in Turchia, il centro di comando in Germania e la base militare di Sigonella che funge da supporto alle unità operative nel Mediterraneo.

In questo contesto il Muos di Niscemi, al centro di infinite polemiche in Italia, è strategico per le comunicazioni satellitari ad alta frequenza.

Putin è andato su tutte le furie, non le ha mandate a dire a Barack Obama il cui incarico era prossimo al termine; dal Cremlino è arrivata una richiesta di spiegazioni ufficiali dato che le sanzioni comminate alla Russia avevano avvelenato i rapporti tra Mosca e l’occidente e questa era sembrata una ulteriore provocazione.

Le parole di Robert Work, vice-segretario alla difesa americano cercarono di calmare l’ira dei russi ma con scarsi risultati:

Non è e non è mai stato contro la Russia. È stato concepito per fronteggiare missili balistici provenienti dalla regione mediorientale e diretti contro paesi Nato e forze statunitensi in Europa. E voglio richiamare quello che ha detto il segretario generale: abbiamo offerto ai russi di accedere alle specifiche tecniche del sistema”.

A Mosca non ci credono e sono sempre più arrabbiati, il ministro degli affari esteri Sergej Viktorovic Lavrov è perentorio: “Le contromisure saranno immediate!”.

Comincia lo scambio di accuse tra Mosca e Washington, dalla Casa Bianca accusano Putin di avere avvelenato i rapporti e minato gli equilibri militari con “Joint-Sea 2015- II” una operazione militare congiunta russo-cinese avvenuta nel mediterraneo orientale nell’estate del 2015; ad occhi attenti ed ai conoscitori della storia è sembrato di rivivere un film già visto in piena guerra fredda con le acque territoriali italiane infestate di sottomarini nucleari russi e gli americani impegnati a coordinare e gestire il colpo di stato in italia, il famigerato “Golpe dei forestali” architettato dal Principe Junio Valerio Borghese.

A Mosca respingono le accuse al mittente, tant’è che l’alleanza strategica tra russi e cinesi è inevitabile dopo che le sanzioni economiche hanno minato l’economia russa, sanzioni che l'FSB ritiene frutto di una abile operazione della C.I.A. e degli agganci politici che i servizi americani possono vantare in tutto l’occidente.

Nel bel mezzo della rottura diplomatica spuntò il rapporto del direttore della Nuclear Information Project alla FAS, (Federazione degli scienziati americani), redatto dal direttore Hans Kristensen: questo rapporto, reso noto con una tempistica concordata con i vertici del governo americano testimpnia il lavoro di restyling delle basi di Aviano e Ghedi Torre rispettivamente in Friuli e nel bresciano e di altre in Europa, una valanga di dollari investiti in armamenti nucleari di ultima generazione.

L’America mostra i muscoli ai nemici storici ed al mondo intero, tutto questo proprio durante l’amministrazione Obama.

La Russia influenza con gli hacker le elezioni americane, stando alle accuse del presidente uscente e del suo staff.

Si arriva ai giorni nostri con il ciclone Donald Trump; pare sia andato su tutte le furie quando hanno assegnato il Premio Nobel all’ex presidente degli Stati Uniti poiché il Congresso durante il periodo di insediamento dell’ex governatore dell’Illinois ha stanziato 200 miliardi di dollari (acconto sui 1000 in dieci anni) per il potenziamento delle armi nucleari, dei sottomarini d’attacco, dei bombardieri strategici e come detto dello scudo antimissili europeo.

Soldi rubati ai cittadini americani” avrebbe detto il business man newyorkese ed una cospicua parte del popolo americano pare abbia dato credito a questa ed altre affermazioni del neo presidente; da quando è stato eletto tutto sta cambiando, equilibri di lunga data andati in fumo in pochi mesi sui quali si fondavano commesse, finanziamenti, strategie ed operazioni militari, alleanze politiche.

Se scoppia la pace tra Mosca e Washington come giustificare i carri armati e le altre unità operative della NATO dislocate recentemente ai confini con la Russia?

Le politiche, le economie, la sicurezza, la vita stessa di molte nazioni occidentali è influenzata dalle vicende del comparto bellico, spesso i cittadini non hanno coscienza di questa ingerenza.

Il ciclone Trump è una mina vagante per tutto il sistema, l’ultimo presidente d’oltreoceano a proporre un programma così alternativo nei rapporti con Mosca fu John Fitzgerald Kennedy; quella volta il disgelo si arrestò bruscamente, questa volta come andrà?

(foto: U.S. DoD)

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