Quando la realtà supera la "teoria"

(di Andrea Pastore)
28/09/15

Nell'ultimo decennio l'approccio strategico della NATO ha subito una profonda evoluzione, probabilmente connessa al consolidarsi di una visione del mondo unipolare, tali cambiamenti strategici hanno inciso pesantemente sull'arte operativa e quindi sulle modalità con cui condurre una o più campagne militari, sia per il modificarsi degli scenari di riferimento, sia per lo stravolgersi degli attori e dei domini.

Per non entrare troppo in sterili tecnicismi che potrebbero alterare il senso del discorso si userà una sintesi forse simile ad una accetta affermando che oggi sono profondamente cambiate soprattutto le "armi" con cui condurre la guerra. Due esempi per tutti sono la bomba demografica che sta investendo l'Europa e gli scandali che coinvolgono il mondo dell'automobile in Germania. Il primo esempio non è certo una novità, l'Alleanza Atlantica nel corso del tempo ha consolidata l'esigenza di inserire nei piani operativi una ampia gamma di ipotesi necessarie ad affrontare il tema dello spostamento di grosse masse composte da non combattenti pronte ad investire come un'onda l'area delle operazioni, non bisogna poi dimenticare come il col. Gheddafi fosse solito aprire e chiudere il rubinetto dei clandestini per manifestare il proprio disappunto verso i partners occidentali, esempi certo distanti e forse non interconnessi, ma con un unico comune denominatore: la gestione dei disperati. Per quanto attiene poi al caso Wolkswagen appare più complesso non cadere in congetture, tuttavia anche in questa circostanza vi è l'utilizzo di un'arma non convenzionale, il crollo della credibilità di un sistema, quale mezzo per neutralizzare l'avversario, militare o politico che sia.

Obiettivi comuni ed unitarie strategie è complesso trovarne per accomunare questi due eventi/strumenti ed i loro effetti, resta tuttavia possibile evidenziare un fatto e cioè l'indebolimento dell'Europa intesa come unione, tutto ciò sferrando un attacco all'unita morale del vecchio continente, nonché un colpo ferale al suo motore economico, la Germania. Tutto ciò sicuramente non scatenerà un conflitto, tuttavia pone delle premesse a quelli che potrebbero essere i possibili, ma molto improbabili conflitti futuri. Al centro di queste tensioni prossimo venture nemmeno a dirlo la Russia, sempre più coinvolta nelle questioni siriane e legata da rapporti di privilegio con Berlino circa svariati temi economici, non ultimo il ricco e non sanzionabile mercato degli idrocarburi.

A chi giova allargare il solco che separa Bruxelles e Mosca non è tema di questo articolo dove invece si ribadisce la centralità del dominio cognitivo e morale per la vittoria dei conflitti contemporanei, mente e cuore vanno conquistati oppure minati, ma sicuramente tenuti sotto stretta sorveglianza e per fare ciò il fucile non può bastare.

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