Polveriera Medio Oriente: i rischi di Putin

(di Antonio Di Muro)
10/10/15

Le azioni di Mosca preoccupano le forze della Nato e gli Usa. Questi ultimi, infatti, hanno sempre dichiarato di "non voler sostenere la dittatura siriana". In tale contesto le forze che giocano in campo hanno in comune soltanto l’obiettivo di sconfiggere l’ISIL.

Nel caso in cui la Russia voglia conquistare ciascun metro di terra siro-irachena potrà incorrere in una serie di rischi. Un primo rischio è di tipo geografico, l’area è troppo vasta. La superficie siro-irachena è di 623.497 km², quindi tutta la regione avrebbe bisogno di un’alta presenza militare che possa mettere in sicurezza il territorio.

Un secondo rischio deriva dalle città, dove ciascun villaggio o agglomerato urbano che ha subito le distruzioni di una guerra civile, potrebbe avvantaggiare i terroristi che impiegano tattiche di guerriglia cd. colpisci e nasconditi tra le macerie, tali da mettere in serie difficoltà le forze di sicurezza.

Un terzo rischio, che si collega al secondo, è rappresentato dalle forze sul territorio siro-iracheno. La mancanza di un dialogo e i continui scontri armati tra gruppi faziosi rende sempre più difficile lo stabilizzarsi di una pace solida in tutta la regione. Questi gruppi suddividono i propri territori in aree governative, di gestione o soltanto di influenza, a seconda del tipo di forza responsabile. Partendo dall’Iraq si può dire che gran parte del Sud da Ovest ad Est e della zona centrale sono sotto il controllo del governo iracheno. Invece una parte dei territori del Nord-Ovest e del Centro Ovest è sotto l’occupazione e l’influenza dell’ISIL. Una situazione territoriale ben consolidata riguarda il territorio del Nord-Est e di parte del Nord-Ovest iracheno, dove le forze curde irachene difendono i propri territori conquistati con fatica. Il contesto delle forze siriane è più vario di quello iracheno. Quasi tutta l’area del Centro e del Nord-Est siriano è sotto l’influenza dei combattenti ISIL, anche se la maggior parte della zona è desertica e disabitata. Il Nord-Est siriano, come prolungamento dell’area curda-irachena è posto sotto l’influenza di forze curde siriane e anche di milizie miste curdo-arabe. La zona del Nord-Ovest è rappresentata dal controllo delle forze di opposizione al governo siriano e dal fronte Al Nusra. Invece troviamo al Centro Ovest il controllo delle forze governative di Assad, affiancate anche da un raggruppamento di Hizbullah, provenienti dal Libano. Questi ultimi si sono stabiliti anche a Sud-Ovest della Siria. Per quanto riguarda alcuni territori del Sud-Ovest, i territori sono percorsi dalle forze di opposizione al governo di Damasco. Dal variegato mondo di gruppi armati, si comprende che potrebbero aumentare i rischi di una guerra asimmetrica più estesa come quella che hanno combattuto gli americani ed i suoi alleati sia in Iraq che in Afghanistan. È dimostrato, in base all’esperienze militari appena menzionate, che per vincere le guerre asimmetriche non basta avere una buona superiorità militare e una capacità tecnologica d’avanguardia. Inoltre nella guerra asimmetrica gli strumenti dell’intelligence potrebbero prevedere i pericoli di attentati terroristici ma non potrebbero evitare l’eradicazione di questi fenomeni criminosi. L’utilizzo di uomini-bomba, autobombe, sequestri, rappresaglie, combattimenti ad arma bianca, scudi umani, indottrinamenti religiosi, rappresentano soltanto una parte delle strategie adottate dal terrorismo jihadista attuale.

Un quarto rischio è caratterizzato dalla difficile convivenza civile tra determinati gruppi etnici e religiosi. Per esemplificare è possibile ricordare la lotta per l’indipendenza del popolo curdo sia in Siria che in Iraq. I curdi non hanno una vera e propria lingua né un'unica religione. La popolazione curda non è stata esente da persecuzioni e massacri. Chi si occuperà di ristabilire l’equilibrio siro-iracheno dovrà tutelare l’identità curda, maggiormente colpita dalla minaccia ISIL e dalle bombe siriane, senza dimenticare che tutte le altre forze etniche perseguitate, dovranno essere adeguatamente difese e garantite.

Un quinto rischio è determinato dall’impossibilità per Mosca di dover gestire più crisi. Non va dimenticato che la Russia è parte nel gioco di influenze nella guerra ucraina.

Un sesto rischio riguarda l’economia russa. L’applicazione delle sanzioni economiche UE alla Russia, per la crisi ucraina, e la crisi dell’abbassamento del prezzo del petrolio, ha danneggiato l’economia russa. In queste condizioni Mosca dovrà vigilare sulle sue casse. Per evitare eventuali default la Russia dovrà ricordare il caso degli USA. Gli americani, durante la guerra in Iraq, affrontarono enormi spese, si indebitarono con il resto del mondo. L’aumento della spesa bellica americana fu una delle concause della crisi finanziaria internazionale scatenatasi nel 2008.

Resta da capire a questo punto quali saranno le intenzioni dell’Occidente con l’avanzare della Russia in Siria e probabilmente in Iraq. Nel caso in cui Washington non collabori con Mosca nella lotta comune al terrorismo, si potrà intravedere un tacito assenso americano a voler abbandonare la regione mediorientale, anche per spostare i propri interessi sull’Oceano Pacifico, per contenere l’influenza cinese. Non è un segreto che in molte occasioni Obama abbia dichiarato che nessun soldato metterà piede sul suolo siriano. Ma c’è un altro motivo di carattere umano, ossia che la bandiera a stelle e strisce ha purtroppo coperto molte bare di giovani marines americani morti in Iraq ed Afghanistan.

(foto: kremlin.ru / MoD Fed. russa)

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