Napoleone riveduto e corretto

(di Nicolò Manca)
31/08/20

L’attualità impone una revisione critica della massima napoleonica “nelle giberne di ogni soldato si nasconde il bastone di maresciallo di Francia”. Venendo ai tempi e ai luoghi dell’Italia di oggi si può affermare che in quelle giberne “si può nascondere una meno ambiziosa tuta da manovale, perché questo è il bello del dual use, bellezza!”

Credo che questa sia stata la riflessione fatta da molti italiani quando hanno visto sugli schermi televisivi le immagini dei militari dell’esercito impegnati a scaricare camion di banchetti scolastici monoposto, quasi si dovesse fronteggiare una di quelle emergenze che rendono necessario l’intervento delle forze armate. Che questa attività la si chiami manovalanza o facchinaggio poco cambia, perché manovali e facchini meritano pari rispetto, ma nel vedere uomini in mimetica sostituirsi sempre più spesso a manovali, facchini, operatori ecologici, addetti alle pompe funebri, guardiani di discariche, vigilanti di campi rom e di centri di accoglienza per immigrati clandestini, è inevitabile che l’uomo della strada si chieda: “ma perché non impiegare manovali, facchini, netturbini, addetti alle pompe funebri e i vari operatori della vigilanza e, perché no, anche i disoccupati percettori di reddito di cittadinanza o di sussidi similari?”

La risposta rimane: questo è il dual use, bellezza, che oltretutto fa risparmiare.

Si potrebbe obiettare che l’aspetto economico, visto che il binomio urgenza-emergenza non sta in piedi, non può essere tirato in ballo da un governo che spende risorse (che suonano come un’offesa alle crescenti difficoltà economiche di molti italiani) per fronteggiare gli effetti della dilagante immigrazione clandestina sul territorio nazionale, fino ad arrivare, udite udite, a far trascorrere su lussuose navi da crociera la quarantena ai sopracitati immigrati clandestini (“ospiti”, secondo il burocratico lessico ministeriale, “croceristi”, secondo l’irridente e spregiudicato linguaggio popolare).

Si impone quindi una domanda: e se le colonne del cielo dovessero crollare e servisse un soldato con la mente e il cuore di chi è disposto a morire facendo esclusivamente il soldato e non il manovale tappabuchi?

La risposta politica (ma sarebbe interessante conoscerne una anche da parte militare) è: in tal caso si avvia un dialogo per mediare con la parte avversa e arrivare a una soluzione condivisa bla-bla-bla in un clima di civile collaborazione bla-bla-bla, e, ove necessario, chiedere l’intervento delle forze armate di paesi disposti ad aiutarci … sulla falsariga di quanto più o meno sta accadendo nel campo economico-finanziario. Ma se non è facile trovare un usuraio camuffato da finanziatore è ancor più difficile trovare un alleato travestito da amico: alla fine saranno sempre i rispettivi interessi a dettare legge. Quindi le perplessità rimangono.

Se persino alcuni paesi del terzo mondo ricattano, deridono e ignorano l’Italia arrivando a rifiutarsi di riprendersi i loro concittadini molti dei quali sono reduci dalla galera prima di essersi arruolati nelle file dell’immigrazione clandestina verso l’Italia, come negare che alla base di questo stato di cose ci sia una drammatica mancanza di credibilità delle nostre forze armate e una totale assenza di volontà politica di impiegarle per difendere la sicurezza e gli interessi nazionali?

Il sospetto che si sia affermata la formula cara ai pacifisti della vecchia guardia “forze armate per impegni senza armi” è grande, ed è indubbio che a lungo andare questo finisce per mandare in frantumi lo spirito di qualunque militare abbia scelto di indossare la divisa pensando non solo a uno sbocco lavorativo ma anche a qualcosa di più gratificante e motivato spiritualmente, non ultima la vituperata difesa di quei “sacri confini” ora violati da individui di ogni risma traghettati da mercanti di uomini e da scafisti, in una catena di cui spesso il militare stesso finisce per essere paradossalmente l’ultimo involontario anello.

Esclusa quindi la possibilità che nelle giberne del soldato si possa nascondere il bastone da maresciallo, resta tuttavia la consolazione che ciò avvenga con sempre maggior frequenza nel mondo non-militare. Difatti dalle giberne di rispettabili cittadini-soldato sono saltati fuori in gran numero bastoni da marescialli politici di primo piano: così un rispettabilissimo disk jockey della discoteca Extasi di Mazara del Vallo è diventato Ministro di Grazia e Giustizia; un altrettanto rispettabile steward dello stadio San Paolo di Napoli è diventato Ministro degli Esteri; una rispettabilissima lavoratrice agricola che, ultimata la scuola dell’obbligo si è impegnata nel settore sindacale agro-alimentare, è diventata Ministro della Politica Agricola-Alimentare-Forestale; un onesto commesso di negozio di animali, che ultimata anche lui la scuola dell’obbligo ha intrapreso la strada politica e fatto parte della Commissione Cultura-Scienze-Istruzione, è diventato Presidente della Commissione Affari Europei; una volonterosa studentessa cui sono tati contestati alcuni mediocri piazzamenti nei concorsi per l’insegnamento nonché una goliardica accusa di “scopiazzamento” in una tesi per l’insegnamento, è diventata Ministro per la Pubblica Istruzione; un attore televisivo della serie “il grande fratello” è diventato portavoce del Presidente del Consiglio. Senza rimestare oltre nelle giberne della restante compagine governativa, resta da rimarcare la generalizzata carenza di gavetta-studio-esperienza che ha caratterizzato questi exploit politici. Resta il dubbio che la drammatica situazione in cui sta sprofondando l’Italia sia da imputare alle convinzioni di qualche pittoresco Napoleone politico nostrano.

Morale: così come un soldato non potrà mai impugnare il bastone di maresciallo di Francia se non ne ha la stoffa e se non riempie le sue giberne anche di studio e la sua gavetta di esperienza, altrettanto si può dire per l’homo politicus e, mutatis mutandis, anche per gli stessi marescialli di Francia, che se dimostrano di non avere la grinta e la stoffa per ricoprire il ruolo, dovrebbero cercare e riscoprire nelle loro giberne l’antica mimetica del soldato.

Certo è che per uscire da questo pantano è indispensabile che gli italiani avvertano l’urgenza di cambiamenti radicali che solo una riscossa di respiro napoleonico può portare. L’alternativa è la fine dell’Italia che abbiamo ereditato dai nostri padri.

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