Mussolini e la Seconda guerra mondiale: la storia riscritta dai lettori

(di David Rossi)
05/08/19

Se vi siete chiesti come sarebbe finito Benito Mussolini se non avesse fatto la corbelleria di scimmiottare Adolf Hitler, guardate che cosa è successo a Francisco Franco e Antonio de Oliveira Salazar: nati rispettivamente nel 1892 e nel 1889 (mentre il Duce era del 1883) sono rimasti al potere dal 1932 al 1968 e, nel caso del Caudillo, dal 1938 al 1973. Entrambi sono morti pacificamente due anni dopo la rinuncia al governo. Il leader portoghese ha addirittura portato il suo Paese tra i membri fondatori della NATO e dell’EFTA.

A differenza del fondatore del fascismo, Salazar e Franco hanno mantenuto il loro Paese neutrale durante la Seconda guerra mondiale, nonostante le pressioni del leader nazionalsocialista tedesco e - nel caso spagnolo - pur confinando con la Francia occupata dai Tedeschi.

Semplice dimostrazione di buon senso: allora come oggi, è una virtù che manca ai nostri leader, che si comportano come attori davanti al mondo, cercando di imitare il protagonista di turno pur non avendone il talento e mancando del coraggio virile di negarsi ai bagni di folla.

Adelchi Massara: il Duce muore nel suo letto

La conferenza di Monaco è appena terminata e Mussolini sente ancora una volta di aver fatto valere il peso dell’Italia. Von Ribbentrop lo ha corteggiato promettendogli il controllo esclusivo del Mediterraneo nel caso si schierasse con la Germania. In Italia il consenso è a livelli altissimi e nemmeno le proteste di alcuni ambienti per la grettezza delle leggi razziali lo infastidiscono più di molto. Ha altro di cui preoccuparsi. La nuova A.O.I. (Africa Orientale Italiana, ndr) è infestata da ribelli, ma il Duce è convinto che l’esercito possa risolvere la cosa. Anche l’intervento in Spagna sembra procedere bene, ma i progressi sono lenti, pure con l’aiuto della Germania.

Mussolini, con le (blande) sanzioni internazionali, comincia a preoccuparsi di quanto queste guerre gli stiano costando. Non può che infuriarsi quando nessuno gli sa dare una risposta. Le cose non cambiano quando finalmente riceve le stime. Le più caute (o ottimiste) indicano oltre venti miliardi di lire. Non è un esperto di economia, ma Mussolini non se ne tranquillizza. E mentre intrattiene rapporti con l’ambasciatore francese per raggiungere accomodamenti in Africa, Ciano e altri membri della Camera dei fasci e delle corporazioni imbandiscono una falsa azione spontanea inneggiando ai territori irredenti di Nizza, Savoia e Corsica. Mussolini, che sta approfittando del riavvicinamento italo-francese per trattare, decide di averne avuto abbastanza di questo dilettantismo. Obbliga Ciano a scusarsi con l’ambasciatore, garantendo che Mussolini sia del tutto contrario a queste iniziative. Poi, comincia ad allontanare e destituire tutti coloro che erano visti come inadatti per i sui obiettivi. Ciano si salva in quanto suo genero, ma tra le vittime eccellenti vi è Achille Starace, reo di incapacità. Involontariamente, questa mossa riavvicina Mussolini alle simpatie della piccola borghesia, che più di tutto avrebbe voluto evitare un’altra guerra.Mussolini se ne accorge. È turbato dal fatto che gli italiani non siano ancora il popolo guerriero che sperava, ma capisce che una volta chiuso con la Spagna, l’Italia dovrà riprendere fiato per qualche tempo.

Allo stesso tempo, Mussolini comincia a sentirsi ingannato dai rapporti che ogni giorno i suoi segretari, assistenti e tirapiedi gli forniscono. Tutti dipingevano un quadro ideale della situazione, ma è bastato così poco per mandarlo in frantumi. Viene ordinata una serie di grandi ispezioni nell’ambito amministrativo, economico e militare in cui nulla viene lasciato inesplorato. L’IRI in particolare viene setacciato da cima a fondo. I controlli si protraggono per mesi e questo serve soltanto a far capire a Mussolini quanto poco controllo abbia il fascismo sull’Italia. Non si rincuora nemmeno quando i rapporti arrivano: sprechi, corruzione e incompetenza ovunque. La situazione è disarmante. Però Mussolini si sente uomo d’azione e parte all’attacco. Fa racimolare ogni esperto del paese e li fa mettere al lavoro. Questi non bastano e stimola fortemente l’apertura di scuole per quadri intermedi industriali, di cui l’Italia aveva grave penuria. Manda anche delle delegazioni in Germania e Stati Uniti per acquisire licenze e metodi produttivi. Arriva perfino ad ingaggiare alcuni consiglieri stranieri, come il feldmaresciallo von Blomberg, in esilio in Italia. Grazie a questi Mussolini capisce per la prima volta quanto umiliante sia l’arretratezza dell’esercito italiano. In quest’occasione, von Blomberg spiffera che per la Germania la guerra è inevitabile: l’economia non sopravvivrebbe altrimenti. Il Duce si sente ingannato dal Führer.

Non basta ancora e, ingoiando amaro, Mussolini chiama all’azione numerosi imprenditori legati a Italo Balbo. Se è questo che serve per rimanere in sella, così sia, seppure deve alleggerire parecchio le sue politiche antisemite (alcuni di questi erano ebrei). La guerra civile spagnola termina e Franco temporeggia sui risarcimenti all’Italia, ma non con la Germania. Mussolini allora nicchia riguardo al Patto d’Acciaio, ma non esita a rifilare a Hitler una lista assurda di rifornimenti “necessari” all’Italia per combattere con la Germania. Hitler ne soddisfa una piccola parte.

Nel 1939 la Germania invade la Polonia, poi la Francia. L’Italia, defilata, invade velocemente l’Albania, ma si dichiara “non-belligerante” e fa affari con entrambi i lati. Stessa posa viene assunta da Spagna, Portogallo, Grecia, Bulgaria, Iraq e Iran, che cominciano a vedere Mussolini come loro portavoce con le grandi potenze. Dopo Stalingrado, Mussolini rinuncia a ogni alleanza con la Germania e comincia a trattare con gli Alleati. Hitler è furibondo e attacca l’Italia. Le città del nord sono bombardate, ma la Wehrmacht non è in grado di condurre efficacemente una guerra di montagna.A fine anno arrivano i contingenti alleati e parte il contrattacco. Romania, Austria, Ungheria e Cecoslovacchia sono occupate/liberate congiuntamente. I sovietici prendono Berlino nel marzo 1945. Il Giappone si arrende a luglio.

Mussolini, tra i grandi vincitori, muore nel 1951 a 68 anni. L’Italia è ancora un regno, potente ma autoritario e arretrato. La dittatura sarà presto sostituita da Balbo e Grandi da un regime semi-democratico e liberale, sostenendo la crescita economica e le riforme sociali con il petrolio libico e allineandosi con l’Occidente.

Samuele Rigo: la guerra civile in Germania e l’amicizia Mussolini-Stalin

Fu in quel momento che Mussolini mentre osservava fuori dal finestrino ebbe un mancamento per poi riprendersi. Galeazzo Ciano preoccupato balzo in piedi dal sedile e domandò a Mussolini: “Duce state bene?”

Mussolini strofinandosi le mani sul viso rispose: “Non vi assillate Ciano, sto bene stavo solo riflettendo su Monaco”.

“Duce ha fatto quel che andava fatto e non poteva farlo meglio” sorrise Ciano.

Mussolini annui poi riprese: “Si, il gioco di quel imbianchino con i baffi”.

“Hitler Duce?” domando allibito Ciano, ma Mussolini continuo il monologo: “Per non parlare di quei due tonti”.

“Daladier e Chamberlain Duce?”

“Si diamine Ciano eri o non eri presente!” Tuonò il dittatore in uno scatto dirà.

Ciano era Impallidito ma non disse nulla per riguardo di Mussolini, che nel frattempo incalzava: “Duce! Duce! Lo sai almeno cosa significa! Deriva dal latino Ducere, Condurre o guidare! E io invece mi ritrovo a essere guidato. Ma io non ci sto, non sopporto di essere guidato! Soprattutto da un mangiapatate che se ne approfitta di me!”

Mussolini era diventato paonazzo e aveva incominciato a agitare i pugni come un bambino. “Ma lo so io cosa vuole quello li. Guerra, e la farà, ma non con il mio aiuto!”

Ma Ciano questa volta rispose “Ma Duce i tedeschi sono forti, hanno la guerra lampo sarà finita in pochi mesi e noi vinceremo”.

Mussolini scatto sul sedile e guardo con sguardo fulminate Ciano: “Se ne vada al diavolo lui e la sua guerra lampo! Quello vuole approfittarsi di noi il popolo italiano è di me il Duce! Per usarci! No. Non accadrà, non fin che io respiro!”

Mussolini si giro di nuovo verso il finestrino e con voce ferma disse: “Lo sistemo io quel Hitler!”.

Mussolini tramite accordi segreti profilatesi dopo l’incontro di Monaco riuscì a stabilire una corrispondenza con il primo ministro inglese Neville Chamberlain, professandosi come contrario a ulteriori ampliamenti del Reich che potessero minacciare la stabilità già precaria del continente europeo. Ma Neville Chamberlain non gli credette particolarmente rifiutando un qualsiasi accordo che potesse stabilire una alleanza matura con l’Italia, continuando la politica appeasement. Al contrario il ministro francese Daladier che fu ben felice di questo cambio offri a Mussolini un accordo che prevedeva: un porto franco a Gibuti, un controllo della ferrovia Addis Abeba-Gibuti, un controllo condiviso del canale di Suez e la conservazione della cultura italiana in Corsica a patto che: si sarebbe schierato pubblicamente dalla parte alleata in caso di guerra e che avesse tenuto il confine Italo-francese smilitarizzato.

Nel 16 marzo 1939 Hitler dal castello di Praga dichiaro protettorato tedesco la Boemia e Moravia concludendo cosi la tenaglia intorno alla polonia. La reazione di Francia e Inghilterra fu forte e questa volta fu accompagnata anche dall’Italia che nel 31 marzo insieme a Francia e Inghilterra si dichiaro garante dello stato polacco, ottenendo le concessioni francesi.

Hitler incomincio a posizionare truppe al confine con l’Italia tra il Brennero e Treviso indicando come “Verraders” gli italiani e programmando una futura invasione. Nel frattempo Mussolini venne a conoscenza in gran segreto del piano di Hans Oster un generale Wehrmacht che era disposto a creare un colpo di stato per rovesciare il regime nazista in Germania mantenendo la sovranità come stato libero. Per questo il 15 aprile Mussolini incontro segretamente Hans Oster a Berna in Svizzera stabilendo l’appoggio al golpe.

Il 27 aprile la Wehrmacht entro dentro la cancelleria del Reich e nelle principali sedi del partito nazista arrestando i membri del partito. Hitler si tolse la vita prima della cattura. Lo stesso giorno divento cancelliere il generale Ludwig Beck che annuncio la liberazione della Germania dalla tirannia nazista. Il cambio provoco forte instabilità politica portando la Germania alla guerra civile.

Mussolini trovo la situazione a suo favore e ne approfittò per creare in Germania un governo favorevole come era avvenuto in Spagna.

Stalin trovo le porte aperte dell’Europa alle sue mire espansionistiche invadendo la Polonia 8 settembre 1939. Sicuro che l’Inghilterra e la Francia non sarebbero intervenute a causa della guerra civile in Germania che fungeva ormai da barriera per un intervento alleato. Il 31 ottobre la Polonia si arrese.

Mussolini nel frattempo continuo la sua espansione territoriale attaccando l’Albania il 7 ottobre e annettendola il 15. Francia e Inghilterra condannarono l’accaduto ma non intrapresero azioni militari per evitare di destabilizzare l’Italia in favore dell’unione sovietica che avrebbe attaccato la Germania.

A questo punto Mussolini preparò una grande invasione contro la Francia rafforzando l’esercito e prendendo spunto dalle ex divisioni corazzate di Hitler e aumentando le infrastrutture militari. Prese anche accordi segreti con Stalin per un patto di belligeranza sulla Germania. Ma le sue mire espansionistiche furono fermate il 10 maggio 1940 quando per ordine di Re Vittorio Emanuele III fu arrestato come traditore della patria in favore dell’Unione Sovietica con l’approvazione di Francia e Inghilterra.

Enrico Ghisolfi: il Duce e la perfida Albione

Ripensando gravemente alla responsabilità di guidare questa stagione, il Duce, appena giunto a Roma fu convocato dal Re e convocò il consiglio dei Ministri. Ecco il sunto: la situazione marcia verso la guerra, con la Germania, contro Francia e Inghilterra. Ad essa bisogna prepararsi: prima o poi, scoppierà. Ma ben più importante della preparazione bellica, ci sta la strategia politica: che deve tenerci equidistanti dal Reich, soprattutto mantenerci popolo libero. E, fatta salva la cooperazione economica, chiarire con l’alleato cosa significa “guerra parallela”, obiettivi distinti, interessi distinti, destini distinti per ciascuno. L’Italia scenderà in campo ma non asservita all’egoismo tedesco, con un proprio teatro d’azione: il Mediterraneo. Il popolo va piano piano preparato e va pianificata la produzione nazionale di ogni bene.

Le migliori divisioni dell’esercito sono presto inviate in Libia per addestramento e per esercitazioni militari. Rafforzate sono le stesse basi libiche e quelle dell’intera penisola. Allertata la marina che al più presto deve rifornirsi di carburante ed affinare tattiche di accompagnamento di convogli, strumenti per intercettare eventuali nemici, organizzare, su base radio, il coordinamento dell’aeronautica.

Quali obiettivi militari prefissarsi?

Il mare Mediterraneo, chiuso da entrate ed uscite in mano straniera, va forzato. Deve diventare “mare nostrum” una volta per tutte. Ecco gli obiettivi: giocare d’anticipo su Suez e Malta. Non altro! Presi questi caposaldi, si tornerà a discutere.

Quali eventualmente le perdite? L’Africa Orientale Italiana, lasciata all’eroismo dei suoi difensori, la possibilità di essere bombardati sul nostro suolo, un’offensiva nemica in Piemonte, Liguria e forse un attacco alle poche truppe schierate in Albania. Da tenere conto la tenuta dell’esercito inglese, con i suoi rifornimenti dal Commonwealth, il teatro desertico, al quale non si è avvezzi, la distanza per far pervenire le provvigioni, le perdite umane. Da rafforzare la questione mezzi, usurati dalla campagna d’Africa e da quella spagnola.

Sul piano internazionale la situazione è sempre più delicata. Passano i mesi, la Germania mette gli occhi sul corridoio di Danzica; alleanze, prima sottoscritte, saltano a favore della regola del più forte.

Il Duce esce sconfortato dal patto Ribbentrop-Molotov: sotto c’è qualcosa che non è chiaro ed ha paura per l’Italia. Tutto salta il 1 settembre 1939. L’invasione in pochi mesi smembra la Polonia. La Francia e l’Inghilterra si oppongono vanamente. Così è per Danimarca, Norvegia, Olanda e Francia. E l’Italia? Il Duce rompe gli indugi il 10 giugno del 1940.

Subito, pur mantenendo un atteggiamento di difesa con il confine francese, l’armata d’Africa attacca gli inglesi al confine tra Libia ed Egitto. Grazie alla preparazione precedente, alle fortificazioni effettuate e all’impreparazione dei generali britannici, tutti tesi a salvare il restante esercito nella Francia invasa, l’esercito italiano entra in Egitto e, nonostante diverse battute d’arresto, riesce ad entrare profondamente al suo interno. Intanto, bombardamenti a Malta e ai convogli britannici rendono difficile i collegamenti. I successi in Egitto, il ritiro dal suolo europeo degli eserciti di Sua maestà, la battaglia d’Inghilterra che incombe, provocano lo Stato maggiore italiano a lanciarsi nella presa di Malta, già preparata da tempo. Siamo nella primavera del ’41. Il Duce ordina l’azione: la divisione Folgore si plana sull’isola, spina nel fianco del Mediterraneo, dopo un lungo bombardamento.

È una delle battaglie più sanguinose. Il 50 % degli effettivi viene dimezzato. I sabotatori della marina minano il porto, mentre le corazzate italiane aprono il fuoco sulle fortificazioni. Il convoglio britannico di salvataggio partito da Alessandria è ingaggiato in una durissima battaglia navale in cui ancora una volta i veloci Mas evitano il peggio. I mezzi da sbarco, con tanta fatica, sbarcano. L’impresa desta stupore al mondo. Ma dopo quindici giorni di guerriglia cieliterracquea, pur con la perdita di un numero enorme di uomini e mezzi, il tricolore sventola sull’isoletta. Churchill cerca di alleggerire la presa e spinge nel conflitto la Grecia che attaccherà in Albania, ma la guerra si arena in uno scontro tra i monti.

In Egitto, l’esercito italiano marcia e passata El Alamein, dopo una grossa battaglia d’arresto, giunge ad Alessandria. Un nuovo evento aiuterà l’Italia: la rivolta delle genti musulmane, che acclamano Benito Mussolini protettore dell’Islam. Questo porrà scompiglio tra le retrovie dell’intero Medioriente, minacciando la presenza britannica. Certamente l’Africa Orientale è caduta con l’onore delle armi, ma l’Italia sul Nilo lascia ben sperare.

Alla fine del 1941, il porto di Alessandria è italiano, le corazzate nemiche sono prese o si autoaffondano, Malta è italiana e le truppe in Grecia non hanno rifornimenti. Un violento attacco viene tentato dal Sudan ma nuove truppe italiane lo bloccano sulla direttrice del Nilo. La rivolta delle truppe egiziane, disorienta la Gran Bretagna. La marina raggiunge Suez su cui viene issato il tricolore. Il mediterraneo è italiano e si può arrivare fino all’oceano Indiano in collegamento con l’Impero del Sol Levante.

La Gran Bretagna chiede la pace. L’Italia accetta la pace separata, piange i caduti, e si impegna ad amministrare le nuove provincie. Mantiene una decisa linea di indipendenza dalla Germania. In Europa una pace surreale viene stabilita in attesa che gli eserciti riprendano il fiato, mentre il Regno Unito lavora per l’entrata in guerra degli Stati Uniti. Il vallo atlantico è la frontiera tra Germania e Gran Bretagna.

Ad Est una pace interessata vede russi e tedeschi guardarsi sospettosi, in corsa per entrare nella polveriera balcanica. La resa dei conti è solamente rimandata.

Mussolini ed Vittorio Emanuele III sono accolti con tutti gli onori e salutati dai popoli come costruttori di pace. È il 1943.

Sergio Pession: l’alleato tedesco voluto dal destino. Oppure no?

Sto rientrando dalla Conferenza di Monaco… tutti mi celebrano e osannano. Godo della fiducia di niente meno che il presidente Roosvelt. Persino Winston Churchill, di solito impermeabile a inganni e lusinghe, ha fiducia in me. Pio XII mi celebra, come il suo predecessore del resto. Hitler… l’uomo del momento… mi ha eletto suo maestro. Eppure… in cuor mio… so che tutto questo è solo un sogno. Ma non uno di quelli che si avvera grazie ad ardore e determinazione, ma che s’interrompono ad un brusco risveglio. Vorrei crogiolarmi nel suo uterino abbraccio, lasciandomi andare sicuro e comodo lungo il fiume della storia e infine sfociare nell’oceano dell’immortalità… ma ciò che vedono i miei occhi, ciò che toccano le mie mani, ciò che sentono le mie orecchie, non posso e non devo ignorarlo. Non posso per me, per la mia Patria, per il Popolo Italiano tutto.

L’inganno che mi ha di fatto costretto Hitler non durerà. Quel vampiro è tanto affascinante quanto ingordo; un pozzo nero che porterà alla rovina l’Europa, la Germania… tutti. Un mostro degno di un romanzo, ma in carne ed ossa che sta crescendo, alimentandosi di odio e terrore, fino a fagocitare e corrompere tutto e tutti. Non posso che provare ammirazione per lui, ma seguirlo non porterà che rovina. Opporsi a lui, pure, non è cosa saggia.

Il Popolo Germanico è forte e coeso sotto al suo Kaiser, e la macchina bellica di cui dispone, fagociterà e triturerà ogni oppositore, Italia compresa. Nell’incantevole Kufstein, ho guardato nei suoi occhi e visto l’Abisso. L’Abisso ha visto me e mi sono sentito come un cacciatore nella savana, di fronte al leone… a pochi passi e col fucile scarico. Ci siamo guardati… sono stato al suo gioco e lui al mio. Scalpita a freme per attaccare e colpire e in questo devo, mio malgrado, dare ragione a Ciano? Non ho potuto temporeggiare se non più di così, ma non ho visto in Deladier e men che meno in quel relitto di un imbarazzante passato di Chamberlain, né forza né saggezza. Francia e Regno Unito non sono pronti e fin troppo invitante è la mano che mi tende il leone della Germania.

Che fare dunque? Aspirare alla grandezza una volta per tutte e accettare, o chiudersi a riccio, ammainare le vele ed aspettare la tempesta che sta per abbattersi?

Dopo Monaco credo sia chiaro, non a Chamberlain, ma sicuramente al mio amico/avversario Winston, che io sia solo un fantoccio portavoce dei Nazisti e questo mi rammarica ed oltremodo offende. Ma questo sono stato, malgrado i facili trionfalismi di chi crede nella pace con ogni mezzo. La carta della diplomazia in futuro non potrò giocarla, né con Winston, né con Hitler, con il quale ho osato anche troppo. L’Italia non è pronta a un nuovo conflitto come non lo è il Regno Unito, non ancora, né l’Unione Sovietica.

Mi domando, a questo punto, se siamo pronti almeno per resistere alla Germania. A breve una ricca porzione della Cecoslovacchia finirà nelle fauci del III Reich.

In un prossimo futuro potrebbe toccare a Bolzano, Trento… chi impedirebbe alla Germania di ritracciare i confini della penisola di un secolo fa? Nessuno. Nessuno è degno di fiducia, e nessuno si muoverebbe al nostro fianco. La Francia ha forse aiutato l’Impero Russo? E il Regno Unito? E gli Usa? Sorrisi falsi, belle parole, mentre strumentalizzano, ordiscono trame e pensano sempre solo ai propri interessi.

Hitler è un potente e malvagio dittatore? Certo, ma almeno è genuino. Ama il suo paese ed è pronto a tutto per far rialzare il capo al Popolo Germanico. E io non sono da meno. L’Unione Sovietica sonnecchia, la Francia si crogiola e il Regno Unito, silenziosamente affila il coltello che alla prima occasione infilerà senza esitazione nel fegato di chi gli porge il fianco. No… non muoveranno un dito per l’Italia, come a Monaco non hanno mosso un dito per la Cecoslovacchia. Faranno quello che hanno sempre fatto… getteranno esche gustose al leone germanico per indirizzarlo verso oriente, verso quello che sanno il nemico suo di sempre: la Russia. Lo fecero in passato, lo stanno rifacendo ora.

Mi chiedo, se Hitler avesse accennato ad un Anschluss del Belgio, come avrebbe reagito la Francia? Invece a chi importa della Cecoslovacchia? Ma perché no? Anche Praga un domani? Un comodo corridoio diretto all’Unione Sovietica che dirotti gli appetiti germanici lontano dalla terra dello Champagne. E guarda caso, Stalin neppure è stato invitato alla Conferenza.

È chiaro. La Francia si sente al sicuro, forte com’è della momentanea superiorità militare e imponenza delle difese di confine. Il Regno Unito è un’isola con alle spalle i potenti Stati Uniti. La mia Patria è solo una fastidiosa appendice europea protesa nel Mediterraneo e popolata, ai loro occhi, dai patetici resti di secolari dispute medievali e un impero che ha dominato incontrastato Gallia e Inghilterra.

È grazie a Roma se quei barbari si lavano e camminano eretti. Se lo sono forse dimenticati? No, come potrebbero, altrimenti come nutrirebbero tanto rancore e disprezzo per il Popolo Italiano?

Allora, va bene, che il rancore diventi terrore e che disprezzo si trasformi in rispetto; gettiamoci nel fatale abbraccio del leone germanico. Oppure no?

Nicholas Pecorella: il valore della neutralità

Difficile farlo mancando alcuni eventi che visse, come la morte del fratello. Detto ciò,

1938-il volo di ritorno da Monaco è il momento più importante. Mi fermo a ragionare sul contrasto con la Famiglia Reale, la guerriglia in Etiopia che non si ferma mentre la guerra spagnola si trascina oltre ogni previsione. L'Italia non è pronta ad una nuova guerra europea, evitata a stento ora ma in arrivo. Come prepararsi? 

In Italia ricucendo i rapporti coi Savoia. Monaco ha cambiato tutto, Parigi e Londra non accetterebbero altra strada. Evitare le leggi razziali. Come sfidare l'Impero Britannico colpendo la comunità più attiva e colta del Paese? Perché allargare il fossato con gli Etiopi, aiutare Haile Selassie e Londra? In Europa continuare per il momento l'avvicinamento ad Hitler. Il Paese non è pronto ad un nuovo conflitto, l'alleanza con Berlino ci coprirà dai capricci Inglesi e Francesi. Infine aspettare e attendere.

1939-La distensione coi Savoia procede bene. Il Re ha capito che non voglio trascinare il paese nel baratro e il Principe Umberto è quindi isolato. Ad Addis Abeba il Duca d'Aosta ha buon successo a ridurre la guerriglia senza le leggi razziali, i partigiani del Negus sono agguerriti ma la popolazione si sta staccando. La Guerra Spagnola è finita con la vittoria di Franco, il Mediterraneo è un Mare Fascista sulla carta. Continuiamo con la politica tedesca anche se Hitler mostra che non ci si può fidare prendendo Praga. Rispondo prendendo l'Albania. Infine la Guerra in Polonia e dichiaro l'Italia Neutrale.

1940-Il momento culminante: la Francia è sull'orlo del baratro, Londra chiede la mediazione dell'Italia ma rifiuto. In segreto, invito Londra a resistere, garantisco neutralità in cambio della fine del supporto al Negus e qualche concessione economica. Berlino è alla porta ma garantisco risorse: Londra non può affamare la Germania se l'Italia lascia aperta la via del Mediterraneo. 

1941-Hitler teme che Londra trascini gli USA in guerra e prova a prevenire attaccando l'URSS ma non vince. Non può. La neutralità si ripaga quando il Giappone attacca Pearl Harbour e Roosevelt scende in campo. Due anni di pace ci hanno permesso di rifarci economicamente un poco.

1942-Neutralità. Le difficoltà tedesche giocano a mio vantaggio economico mentre attendo che la macchina americana inizi a macinare. 

1943 fino al 1945-In cambio della Tunisia Francese, scelgo di combattere con gli Alleati fino alla vittoria inevitabile. Il potere economico degli Stati Uniti non può garantire altro.

Terminata la guerra, con l'Europa e l'Impero Britannico in rovina nuove prospettive emergono. Con la Jugoslavia e la Spagna cerco un dialogo per creare un blocco neutrale, simpatizzante degli USA senza mettermi direttamente contro l'URSS.

1947-Lasciare il Governo prima che le spinte decolonialiste esplodano e brucino quello che ho creato e la mia immagine in un mondo ormai completamente diverso. 

Alessadro Bedini: il dottor Stranamore parla italiano

La guerra è diventata questione di tempo e la nazione è lungi dall’essere pronta, la crisi economica si protrae da una decina di anni e non accenna a migliorare. La Germania presto sarà contro tutti e l’Italia dovrà schierarsi al suo fianco. Militarmente non è pronta. Le scorte non bastano per nemmeno un anno di guerra.

La lira viene svalutata dell’80% e viene proposto ai tedeschi di usare le fabbriche italiane per costruire le loro armi. Le fabbriche verranno costantemente supervisionate da tecnici tedeschi e saranno costruite secondo i loro progetti. In cambio una parte dell’arsenale rimarrà in Italia e verranno scambiate le merci non reperibili per via dell’embargo. In cambio l’Italia ottiene di rimanere neutrale in caso di entrata in guerra della Germania.

L’Agip viene finanziata per fare prospezione in Libia ed Etiopia. Viene data carta bianca per rendere fruttuosa l’esperienza coloniale e la Cirenaica risulta essere ricca di idrocarburi. Viene finanziata la costruzione di impianti chimici per la raffinazione del petrolio e la produzione di MTBE. La Germania non è autosufficiente e le sue scorte dipendono troppo da USA e URSS per poter sferrare un colpo contro gli inglesi.

È il 1939 il piano economico è stato approvato e la costruzione delle fabbriche e degli impianti in Libia è iniziata. Ad Enrico Fermi vengono dati i fondi per costruire il primo ciclotrone italiano sulla base di quelli che ha potuto vedere in America. All’intero gruppo di via Panisperna viene dato un assegno in bianco per trasformare le proprie ricerche sulle particelle in armi. Seppur riluttanti hanno capito che la scoperta della fissione con neutroni lenti può portare a centrali elettriche che renderanno inutile estrarre il petrolio dalla Cirenaica e potenzialmente armi.

Nel settembre del ’39 la Germania e l’URSS invadono la Polonia spartendosela dopo soli 3 mesi di combattimenti. L’Italia resta a guardare, le fabbriche sono ormai a pieno regime. Viene costruita la prima installazione sperimentale di Fermi nel Murge, se qualcosa dovesse andare storto l’area sarebbe sufficientemente lontana dai principali centri abitati. Gli inglesi intimano gli italiani di interrompere il commercio con la Germania o inaspriranno le sanzioni. Mussolini manda un telegramma di risposta a Chamberlain con scritto “Mi sono abituato alla miscela leone”. Gli inglesi non capiscono.

È il 1940, gli impianti della Cirenaica e del Fezzan sono attivi, le raffinerie della Iplom di Genova e dell’Agip a Gela forniscono tutta la benzina che serve alla macchina tedesca. I progettisti italiani, forti dell’esperienza ottenuta lavorando al fianco dei tedeschi iniziano nuove esperienze nazionali nel campo aeronautico. Vengono finanziati progetti nazionali volti alla costruzione di aeromobili e razzi, le condizioni dell’esercito sono sempre più adatte al conflitto imminente.

Sui giornali si parla di entrare in guerra. Mussolini temporeggia. L’Italia si è appena ripresa tuttavia decide di entrare nel grande gioco. Gli Stati Uniti sono un pericolo, possono essere l’ago della bilancia nella guerra e non devono entrare nel teatro europeo. Mussolini ha un piano, favorire l’ascesa di Lindbergh alla presidenza e tenere gli Stati Uniti impegnati sul fronte interno. Sfruttando i contatti con gli immigrati italiani la marcia di Lindbergh a New York diventa un successo, il suo messaggio viene plaudito in tutti gli USA. I proventi dell’industria italiana vengono investiti nella campagna elettorale ’40, quando appare che Lindbergh possa farcela il partito repubblicano gli propone la candidatura al posto di Wilkie. Le elezioni di novembre sono un successo Lindbergh è presidente e decide di concentrare l’attenzione su problemi interni lasciando l’Europa a sé stessa.

E il 1941 la battaglia d’Inghilterra è terminata e la Germania ha iniziato l’invasione di terra delle coste inglesi. Il ministro Churchill tenta il tutto e per tutto, lancia un attacco a sorpresa nella cirenaica contro le forze italiane. Le linee italiane se lo aspettavano, ciononostante le perdite sono consistenti. Il piano inglese è di tagliare i rifornimenti alla Germania per assetare la sua macchina da guerra. Fermi ha ultimato il prototipo di una nuova bomba usando un nuovo elemento prodotto con i ciclotroni e con il poco uranio recuperato dalle Alpi. Non sa quanto possa essere potente. Viene deciso di testarla nella città di Tobruk, assediata e ormai irrecuperabile. Amedeo Guillet viene incaricato di far confluire quante più forze inglesi nella città. Non avrà tempo di mettersi al riparo. “Non importa” è la sua risposta.

Il boato viene udito dalle coste della Sicilia. Non esistono parole per descrivere lo scenario. I venti portano le radiazioni verso il Cairo e il porto di Alessandria. La regia marina sfrutta il caos e il terrore generati per assediare Malta e per sbarcare ad Alessandria. Le forze tedesche sono alle porte di Londra. Viene mandato un telegramma alle ambasciate tedesche ed italiane. La guerra è finita. La Gran Bretagna è pronta a trattare la Pace pur di salvare l’esistenza dell’impero.

Elio Di Croce: l’EUR può attendere…

Estratto da : “ il mio diario – B.M. “

1938

…. Sono tornato da Monaco qualche giorno fa. Ieri Grandi è venuto da me . Era furioso anche se non lo dava a vedere nella concitata discussione , che è meglio non fa sapere, nemmeno a Galeazzo; mi detto in faccia che ho commesso un errore a cedere ai tedeschi , ricordandomi quanto successo in Austria . Oggi ho ricevuto un cablogramma da Balbo in perfetto stile romagnolo : “ TSI UN PATACA - STOP “ . Le mie certezze , finora granitiche, vacillano . …..

...Ho deciso di non promulgare le progettate leggi razziali . Margherita ne sarà contenta . ….

1939

…. Tutto è successo in pochi mesi . Finita la guerra di Spagna , la Germania e i bolscevichi si sono spartiti la Polonia in una guerra così breve che Francia e Inghilterra non hanno avuto il tempo di reagire. Hitler e Stalin sono chiaramente in combutta ed è chiaro che il patto fra loro stipulato non era solo di “ non aggressione “ . La potenza di fuoco sviluppata è impressionante. La Chiesa è in allarme ; Balbo e Grandi insistono di non legare il destino del fascismo ai “ nazi-comunisti “ ( frase di Balbo ) . …..

1940

…...La Francia è caduta , l’Inghilterra è alle corde. …..si potrebbe entrare in guerra ora . Mi fanno notare che sarebbe un gesto vile, indegno della romanità . Le relazioni che provengono da vari uffici riferiscono che il paese non sarebbe in grado di combattere prima del 1942. ….Non entrerò in guerra. …

1941

…. L’Inghilterra ha superato un momento critico. Churchill mi ha fatto contattare tramite Grandi . Desidera sapere se continuiamo a restare neutrali . Ho risposto affermativamente. ….. La Germania ha invaso l’Unione Sovietica già sua alleata ; e poi parlano di onore tedesco . ….

1942

…Il Giappone è in guerra con gli Stati Uniti . Balbo dice che saranno rasi al suolo… I tecnici dell’AGIP annunciano di aver trovato il petrolio in Libia …. Balbo è entusiasta e ha predisposto per la costruzione dei pozzi di estrazione... I tedeschi si sono bloccati davanti a Stalingrado e ora premono per una nostra entrata in guerra in nome del patto d’acciaio . Grandi suggerisce di non farlo. Si resta neutrali, ma ho deciso di accelerare il riarmo.

1943

….Giappone e Germania sono in evidente difficoltà . Gli americani mandano ingenti rifornimenti agli Alleati. ….. Le pressioni tedesche per la nostra belligeranza diventano insistenti : nostro dovere è quello di bloccare il Mediterraneo e quindi le comunicazioni fra l’Inghilterra e le regioni orientali del suo impero. …I tedeschi entrano nella Francia meridionale. … Informatori austriaci , aderenti al vecchio governo raccontano che si stanno ammassando truppe e velivoli in Tirolo e a Nord della Carnia. D’accordo con Sua Maestà , ordino un dispiegamento difensivo ai confini con l’Austria e la Francia……Balbo contatta gli americani . ….

Luglio 1943

Il governo tedesco ci accusa di tradimento e avverte che se non chiudiamo il Mediterraneo agl’ inglesi , lo faranno loro . Mai: il “ mare nostrum “ deve restare tale….. I tedeschi affermano che vogliamo dare asilo al re britannico Giorgio VI , dopo che loro saranno sbarcati in Inghilterra e conquistato Londra . È un pretesto; la situazione precipita. …..

… 25 Luglio 1943 : in base all’ “Ordine del giorno Grandi “ si dichiara la guerra alla Germania . I primi combattimenti sono già cominciati; teniamo duro al Brennero , in Carnia e in Francia …. Gli americani stanno arrivando. …...

1944

…. Le truppe italo- americane hanno battuto i tedeschi e ora entrano nel sud della Francia...

1945

…. La guerra è finita, a Roma è ora di completare l’EUR . ….

Nicola Francesco Pellegrino: alla larga da Hitler!

Secondo il mio modesto pensiero, calandomi nei panni di Mussolini, avrei sfruttato maggiormente questo ruolo di leader esercitato alla Conferenza di Monaco ed avrei tirato le somme per non scendere più a compromessi con Hitler, cercando con abilità e diplomazia di rafforzare i già buoni rapporti con la Gran Bretagna (vedasi già l’esistente carteggio con Churchill) evitando così il Patto d’acciaio stipulato il 22 maggio 1939 in Germania tra Ciano e Von Ribbentrop che mi avrebbe poi trascinato a partecipare alla seconda guerra mondiale.

Conoscendo le mire espansionistiche e la pura follia di Hitler si doveva giocare in anticipo creando la situazione di non entrate mai nel conflitto!! Ricordiamoci che “L’Attila imbianchino o pagliaccio feroce”, come definiva D’Annunzio Hitler, dopo il Patto D’acciaio stipulò con la Russia il Trattato di non aggressione (Molotov –Von Ribbentrop) il 23 agoso del 1939, pochi mesi dopo il patto con l’Italia senza che Mussolini venisse consultato e l’invasione della Polonia del 1 settembre 1939 fece scalpore poiché il Duce non ne era a conoscenza.

Mussolini doveva pensare esclusivamente al bene del popolo Italiano che, dopo anni di sofferenza ed oblio, stava ritrovando l’orgoglio di essere “Italiano”. Mussolini fece tante cose buone per la Nazione e ci sono le prove storiche che lo dimostrano ancora, però ha commesso 2 gravi errori: l’alleanza con Hitler e le leggi razziali.

Mussolini godeva di stima sia oltre Oceano (vedasi in USA) che in Gran Bretagna. Io sarei partito da qui, man mano allontanandomi da Hitler e tessendo in silenzio accordi con USA e Gran Bretagna evitando di partecipare al secondo conflitto mondiale.

Noi non eravamo preparati ad una guerra e venivamo da quella condotta in Abissinia e dall’intervento in Spagna. Dovevamo occuparci solo di salvaguardare i nostri confini terrestri e marittimi e le nostre colonie (innanzitutto Libia, AOI ed il Dodecaneso).

Mussolini avrebbe governato per tanti anni ancora come fece Francisco Franco in Spagna. Personalmente, anche se non facile, avrei trovato una soluzione per non scendere in un conflitto che portò la perdita di milioni di vite umane Italiane, distruzione e macerie. Avrei difeso i miei interessi e le mie colonie.

Antonio Stia: l’Italia e il petrolio

Son tornato dalla Conferenza e mi beo delle folle urlanti e festanti x il mio ritorno. La mia politica sarebbe uguale alla precedente, espansione in Africa, cambierei i miei consiglieri militari ed acquisterei dall'alleato tedesco armamenti moderni, darei mandato alle fabbriche nazionali di sfornare idee nuove ed innovative per riequipaggiare le mie truppe di cui ho visto l'inadeguatezza.

Nella politica estera paventerei un entrata in guerra a fianco dei nazisti per avere la revoca delle sanzioni. Se ciò andasse a buon fine rafforzerei la mia presenza in Africa, Restando neutrale come la Spagna e collaborando su richiesta e dietro compenso. Nessuna guerra sarà iniziata sul continente europeo, sono conscio dei milioni di morti della prima guerra mondiale.

Il mio regime durerebbe quanto quella spagnola di Franco. L Italia sarebbe ricca di petrolio e le generazioni non avrebbero mai visto la guerra. Oggigiorno saremmo una potenza politica e militare alla stregua della Francia.

Firmato Benito il magnifico 

Emanuele Caldarone: Mussolini gioca al gatto col topo…

L'Onorevole Mussolini realizza che il rovescio economico che la Sua Nazione sta vivendo è frutto della volontà politica di due/tre Nazioni (Francia e Inghilterra, con un appoggio pro forma degli Usa) di punirlo. Questa epifania lo spinge a più miti consigli e insieme alla insolita spregiudicatezza dell'Austriaco lo spinge ad una condotta più prudente: per quanto la Germania sembri inarrestabile, Mussolini realizza che è economicamente e dal punto di vista delle materie prime, totalmente isolata. A questo punto la soluzione potrebbe essere quella di avvicinarsi alle Potenze Occidentali, arrivando in uno stato di "vigile neutralità" allo scoppio della guerra.

L'esito della seconda guerra mondiale probabilmente sarebbe lo stesso, fatto salvo per la Russia, che probabilmente subirebbe uno smacco (Barbarossa potrebbe riuscire a raggiungere Mosca e Stalingrado), mentre l'Italia, complice un'accorta politica di carota e bastone con gli Alleati, potrebbe riuscire a "ritagliarsi" una sua sfera di influenza nei Balcani.

A seconda dello svolgersi della guerra Mussolini per puro opportunismo politico potrebbe pure entrare in guerra contro la Germania, chiedendo magari mano libera sull'Austria, l'Ungheria e/o "compensazioni di guerra" quali Malta o porzioni del Nord Africa.

Inoltre, entrando in guerra potrebbe anche ottenere una spinta industriale e scientifica approfittando dei lend/lease americani (che non andrebbero alla Russia, contribuendo alla debacle sovietica).

Morakz: più analisi che profezia…

Prima di fantasticare su che cosa avrei fatto io nei panni di BENITO Andrea Mussolini vorrei porre l'attenzione del gentile pubblico ad una mia personale osservazione.

Il generale George Armstrong Custer, quello del settimo cavalleria per intenderci, con il suo reggimento si fa annientare da una forza Indiana nettamente superiore. Qui potremmo scrivere tomi infiniti ma la sintesi che a noi interessa sono le valutazioni post battaglia: incosciente e stupido nell'affrontare un nemico così superiore? Temerario a cui la sorte ha voltato le spalle? Grande Samurai che non conta i nemici conta solo difendere la patria?

Come vedete si tratta di punti di vista valutati in base alle mode e alle esperienze di chi giudica ma non si avrà mai la visione completa del momento. Mussolini potrà essere giudicato in qualsiasi modo, positivo o negativo; sta di fatto che è stato l'ultimo governo Italiano veramente indipendente e che solo in quella posizione si potevano conoscere i fatti sui quali prendere le decisioni, giuste o sbagliate.

Ipotizzo, pensate: e se Hitler amico di Stalin comunista, avesse detto a Mussolini che nel giro di due anni i Tedeschi avrebbero avuto l'atomica operativa? Voi da che parte sareste stati?

Se fossi stato Benito Mussolini sicuramente io avrei agito diversamente, non essendo di estrazione socialista e non avendo avuto l'esperienza del fronte. Sicuramente sarei stato molto più simile a Franco: consolidare il regno e formare le future classi dirigenti; avrei dato appoggio produttivo e su base volontaria ai nostri alleati tedeschi, partendo dal fatto che per andare in guerra ci vuole un esercito e questo va formato prima di iniziare un conflitto e non in itinere, considerando anche che una guerra necessita di un popolo non dico guerriero ma non pacifico come quello Italiano.

Se hai una popolazione di statura media difficilmente vincerai a pallacanestro. Un leader deve capire i suoi "polli" e non pensare che se gli altri hanno galletti da combattimento puoi mandarci contro la gallina dalle uova d'oro; la gallina produce oro non combatte!!!

In sintesi: consolidare, amministrare e tentare di sopravvivere al periodo caotico; Franco è durato tantissimo!!

Foto: web