Il pericolo del coronavirus come nessuno ve lo ha descritto, tranne l'OMS (ma non lo avete letto)

(di David Rossi)
03/03/20

“Il virus COVID-19 è unico tra coronavirus umani nella sua combinazione di elevata trasmissibilità, alta mortalità in alcuni gruppi ad alto rischio e capacità di causare enormi problemi sociali ed economici… si deve presumere che l’intera popolazione globale sia sensibile a questo virus. Così ha parlato in questi giorni l’OMS (v.link). Cerchiamo di capire meglio…

Quanti dei lettori soffrono di ipertensione e/o di diabete? Uno su tre, come è normale nei Paesi avanzati. Ebbene, il rapporto della recente missione della OMS in Cina per studiare il coronavirus parla chiaro: il tasso di mortalità per questa fascia di pazienti a rischio oscilla fra 8,4 e 9,2%.

Cari lettori, è inutile nascondersi dietro un dito: nell’ipotesi che nei prossimi 15-24 mesi, il tempo normalmente necessario per rendere disponibile per molti milioni di persone il sospirato vaccino, un quarto di questi “pazienti a rischio” prenda il COVID-19 nei Paesi avanzati dell’Europa e del Nord America1 e l’OMS si sia sbagliata del doppio, cioè il tasso di mortalità per questi casi sia del 4%, possiamo aspettarci qualcosa come 3,2 milioni di morti, che salgono a quasi 29 milioni nello scenario peggiore. Un discorso analogo potrebbe farsi per il 4-5% di persone che convivono con una diagnosi di cancro: fra 1,5 e 3,6 milioni perderebbero la vita, lasciando a politici e scienziati il dubbio filosofico se siano morti per o con il coronavirus.

Sì, di questa nuova malattia si guarisce. Ma in una percentuale di casi che va dal 5 al 10%, a seconda dei Paesi e delle province, sono necessari lunghi periodi di ospedalizzazione, trattamenti impegnativi e costosi e un uso sproporzionato del personale e delle strutture sanitarie. Sempre limitandoci all’”Occidente”, una lunga epidemia di coronavirus che colpisse appena il 10% della popolazione nell’arco di dodici mesi, con l’assistenza ospedaliera in terapia intensiva per un mese nel 5% dei casi, richiederebbe qualcosa come 144 milioni di giornate di ricovero, che al costo medio attuale per un Paese europeo2 equivarrebbero a quasi 150 miliardi di euro di spese complessive. Per non dire, poi, dei costi per le imprese, solo per le ore di lavoro perse da dipendenti comunque assenti per almeno un mese, per un totale stimabile, nel nostro scenario conservativo, in 2,9 miliardi di ore, ovvero almeno 85 miliardi di euro di perdite3. Basta però immaginare che l’epidemia raggiunga la metà della popolazione, completamente priva di anticorpi specifici, per accorgersi che il danno sale parecchio: quasi 1.200 miliardi di euro.

E tutto questo per non parlare del problema della scarsezza di personale medico e paramedico per affrontare un’emergenza sanitaria di dimensioni colossali: aspettiamoci di gettare nella mischia specializzandi e studenti dell’ultimo anno di laurea, ma anche personale prelevato dai Paesi meno sviluppati, privati così dei mezzi umani per far fronte all’epidemia. Vedremo infermieri e medici africani accolti a braccia aperte in Italia e i loro colleghi nostrani convinti dai Paesi arabi più ricchi a suon di milioni di dollari? E quante vittime mieterà il COVID-19 nei Paesi più poveri? Già in Iran il tasso di mortalità è tre volte il normale!

La situazione è questa. È inutile nascondersi dietro un dito.

Ora, parafrasando il generale Mikhail Kutuzov, vincitore della Grande Armeé: il coronavirus è un torrente in piena e come tale siamo incapaci di fermarlo. Possiamo provare a seccarlo. Bisogna però che il mondo intero, a partire dalle cinque Grandi Potenze che siedono permanentemente nel Consiglio di Sicurezza e che hanno più di tutti da perdere, prendano una decisione non meno devastante che abbandonare Mosca al Bonaparte: per un periodo non inferiore alle due settimane, l’intero pianeta dovrebbe adottare “l'approccio coraggioso della Cina - nelle parole del report dell’OMS - per contenere la rapida diffusione di questo nuovo patogeno respiratorio” allo scopo di cambiare “il corso di un'epidemia in rapida crescita e mortale”, anche a costo di interrompere le attività produttive, chiudere le scuole e le università, sospendere piccoli e grandi eventi sportivi, politici, religiosi e culturali, per interrompere la catena di trasmissione del coronavirus.

Occorre tenere bene in mente che siamo di fronte a un “nuovo patogeno altamente contagioso, che può diffondersi rapidamente, e deve essere considerato in grado di causare un enorme danno alla salute, all’economia e all’intera società umana in qualsiasi ambiente. Non è SARS e non è influenza. Costruire scenari e strategie solo sulla base di agenti patogeni noti rischia di non far sfruttare tutte le misure possibili per rallentare la trasmissione del virus COVID-19, ridurre le malattie e salvare vite umane”.

È urgente che le Grandi Potenze capiscano che “la vera solidarietà e collaborazione tra le nazioni sono essenziali per affrontare la minaccia comune rappresentata da COVID-19”. Nei prossimi due anni, non dimentichiamolo, dobbiamo evitare il più mortifero evento della Storia umana in termini di possibili vittime: mettiamoci bene in testa che, privi di difese come siamo, potremmo assistere - in uno scenario estremo, ma non irrealistico - alla morte per le conseguenze dell’infezione di non meno di 200 milioni di persone nei prossimi 24 mesi.

1 I Paesi del Consiglio d’Europa e dell’America settentrionale hanno in tutto circa 950 milioni di abitanti.

2 Circa trentamila euro al mese.

3 Lo stipendio medio orario in Europa è di 29,4 euro.

Foto: Publio Gonzalez, a biologist with the Gorgas Institute, holds a bat in Meteti, Panama, June 6, 2018. Gonzalez and U.S. military doctors were participating in infectious diseases training, in which they received informational lectures from Panamanian infectious disease experts and field studies of possible virus-carrying wildlife and insects. The event took place during Exercise New Horizons 2018, which is a joint training exercise where U.S. military members conduct training in civil engineer, medical and support services while benefiting the local community. Air Force photo by Senior Airman Dustin Mullen

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