Daesh cerca bombe sporche?

(di Nicolò Giordana)
27/06/16

All'inizio del 2016 del materiale radiologico è scomparso nel territorio dell'Iraq ed una grossa preoccupazione è stata quella che fosse stato Daesh a sottrarlo per poter studiare ed elaborare un RDD, Radiological Dispersal Device, una bomba c.d. sporca da fare detonare con del semplice esplosivo ma in grado di creare danni enormi in una vasta area. Fortunatamente la stessa fonte radiologica è poi stata recuperata qualche giorno dopo, abbandonata, nello stesso Iraq.

Tutto questo porta ad un'inevitabile riflessione: nel mondo sono migliaia le fonti radiologiche che vengono utilizzate per i più differenti scopi. Pensiamo all'uso medico o a quello industriale. Spesso queste, soprattutto in passato, non sono state conservate nella maniera migliore dando origine ad incidenti e contaminazioni che hanno portato anche alla morte di svariate persone.

L'evoluzione è arrivata però anche in questo campo e sono stati fatti numerosi passi in avanti verso un maggior grado di efficienza e sicurezza nel controllo di queste fonti. Ciò non toglie però che i terroristi della corrente islamica preoccupino, in particolare la possibilità che questi vengano in possesso di materiale radiologico e siano poi capaci di creare bombe sporche da utilizzare negli ormai tristemente celebri attacchi che troppo spesso rivolgono al nostro mondo occidentale.

Alcuni esperti hanno dimostrato che con le fonti radiologiche di smaltimento oggi reperibili la radioattività non sarebbe sufficiente per causare danni fisico-letali immediati ma porterebbe, a lungo termine, un aumento del rischio di tumori. Un danno immediato, quindi, principalmente psicologico ed economico: le autorità dovrebbero infatti in primo luogo dichiarare le zone contaminate off-limits e la popolazione dovrebbe evitare ogni contatto con questi luoghi. Nel caso in cui l'RDD venisse utilizzato in una grande area urbana i danni economici potrebbero attestarsi sull'ordine dei milioni di euro.
Il problema maggiore, ad avviso dello scrivente, è dato dal fatto che in tutto il mondo moderno l'uso di fonti radiologiche è estremamente elevato ed è altamente improbabile che ognuna di esse possa essere protetta in maniera così soddisfacente da impedire ad un terrorista di impossessarsene. Fortunatamente la maggior parte di queste fonti non è però adatta a creare un RDD e di quelle rimanenti (idonee) o hanno un basso potenziale di radioattività tale da non rivelarsi dannose o sono così radioattive che i terroristi che le andrebbero a maneggiare morirebbero prima di riuscire a creare un RDD.

Se da un lato le proposte che sino ad oggi si sono fatte sono state indirizzate, senza successo, all'eliminazione delle fonti radiologiche ad alto rischio, a parere di chi scrive è indispensabile creare delle linee guida che da un lato istruiscano i civili sui comportamenti da tenere in caso di attacco terroristico mediante bombe sporche e dall'altro fissino uno standard procedurale per la messa in salvo della popolazione: alcuni studi giapponesi hanno fermato come nel disastro di Fukushima circa 1600 persone sono morte  a causa dei piani errati di evacuazione.

La cittadinanza deve poter mantenere la calma anche in caso di attacco radiologico e perché ciò possa accadere occorre istruirla: ogni giorno siamo esposti a qualsiasi tipo di radiazione, viviamo in mezzo alle radiazioni. Pensiamo ai cellulari, ai raggi che ci arrivano dallo spazio e dal suolo. Non è quindi opportuno perdere quella calma con cui possono prendersi le decisioni più efficaci.

Oggi non abbiamo ancora assistito ad un attacco terroristico da parte di Daesh tramite RDD ma l'attività terroristica islamica che è stata condotta negli ultimi tempi in Belgio deve suonare come campanello d'allarme: gli uomini dell'Isis dimostrano un interesse a sperimentare queste tipologie di ordigni e perciò occorre eliminare le tipologie più pericolose di fonti radiologiche e, dall'altro lato, ampliare in modo massiccio la lotta alle organizzazioni criminali nostrane che impediscono il corretto smaltimento dei rifiuti pericolosi.

(foto: U.S. Air Force)