Corpo Militare della Croce Rossa Italiana. Non è il momento di chiuderlo

(di Cristiano Adolfo Degni)
16/11/15

Il clima teso a livello internazionale e la maggiore attenzione che anche il governo italiano sta riservando ai problemi di sicurezza interna del Paese impongono scelte radicali sia dal punto di vista operativo che da quello qualitativo delle forze da mettere in campo. Queste scelte, frutto di decisioni contingenti, possono però confliggere con orientamenti assunti soltanto qualche tempo addietro; faccio naturalmente riferimento al Corpo Militare della Croce Rossa Italiana.

Questa importante componente del sistema di difesa nazionale non deve essere valutata soltanto alla stregua di forza di completamento degli assetti sanitari delle nostre Forze Armate in ogni possibile teatro o scenario ma avendo maturato nel tempo un'elevatissima autonomia logistica ha oggi le qualità di interoperabilità dei sistemi, modularità e scalabilità della propria componente base e un'ampia capacità di proiezione che possono renderla protagonista in ogni possibile scenario d'impiego. Proprio per queste ragioni il Corpo Militare della Croce Rossa Italiana è considerato, insieme al Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco, tra gli attori principali di ogni pianificazione dei sistemi di Difesa Civile nazionale, prima delle stesse Forze Armate e di quelle di Polizia.

Nel tempo il proprio personale, per la gran parte riservista, ha acquisito elevata capacità di risposta NBCR e può contare su propri Nuclei di Decontaminazione campale in grado di attuare una importante tutela della popolazione in caso di eventi antropici gravi quali attacchi terroristici o incidenti industriali. Anche la struttura dei propri Nuclei Sanitari rende la risposta in caso di emergenza molto flessibile e rapida in quanto detti assetti sono già schierati secondo la dislocazione geografica dei quattordici Centri i Mobilitazione diffusi su tutto il territorio nazionale e le isole maggiori.

Tanta potenzialità deve ora fare i conti con un processo di riordino che, pur mutuando il termine dal titolo del decreto legislativo 178 del 2012 che ne ha sancito l'avvio, sta stravolgendo letteralmente struttura, compiti e finalità di un Ente pubblico nato tre secoli orsono. Il Corpo Militare della Croce Rossa Italiana sta subendo, dopo i drastici tagli alle proprie spese di funzionamento tali da rendere difficile non solo l'addestramento del personale ma anche la corretta manutenzione dei propri beni strumentali, una procedura di mobilità che nei primi giorni del 2016, in pieno esercizio giubilare, avrà visto ridurre la forza del personale in servizio continuativo ad un quarto delle attuali disponibilità.

La forza del Corpo Militare della Cri sono però i riservisti, circa diecimila uomini contro i 1.300 effettivi attuali, che allo Stato non costano nulla, nemmeno quando vengono richiamati in servizio per addestramento o prestano la loro opera in teatri ad elevato rischio quali le missioni Triton o Resolute Support, in quanto a mente di quel provvedimento governativo non possono essere retribuiti. Ma a loro non importa, continueranno a fare il loro dovere con l'abnegazione e lo spirito di sempre, naturalmente con difficoltà crescenti perché dal prossimo gennaio verranno meno il contributo logistico e formativo dei loro colleghi inseriti nel quadro permanente e tutto si farà più difficile. Proprio mentre il paese e l'intero continente stanno affrontando una nuova minaccia concreta, proprio quando un ripensamento del governo nazionale su una strategia, nata come riordino e tradotta quale smobilitazione, potrebbe fare la differenza.

(foto dell'autore)

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