30 ottobre 1917 - 30 ottobre 2015 celebriamo la battaglia di Pozzuolo del Friuli con uno sguardo sul presente

(di Andrea Pastore)
30/10/15

Ed è nuovamente l’anniversario di Pozzuolo del Friuli, la battaglia delle battaglie per la cavalleria italiana, quella che fu la lotta per il riscatto in quella bolgia di sorpresa e mancanza di informazioni quale fu la ritirata di Caporetto.

Era il pomeriggio del 29 ottobre 1917 quando la II Brigata di cavalleria, al comando del generale Emo Capodilista, ricevette l’ordine di recarsi in direzione di Pozzuolo del Friuli, un paese che con  ben tre giorni di ritardo i comandi italiani percepirono quale perno di manovra delle forze tedesche della XIV Armata di Von Below. Perché i tedeschi in Italia è presto detto, le forze armate germaniche, dopo la vittoria sul fronte orientale, riuscirono a mettere insieme un’armata con lo scopo di rinforzare il fronte austriaco in modo da tentare di risolvere la guerra contro il nemico di Roma ed in effetti tra il 24 ed il 30 ottobre del ’17 andarono molto vicini al successo.

Contrariamente a quanto pianificato con il principe d'Asburgo von Tassen, comandante delle forze austro- ungariche, i tedeschi di Von Below, dopo aver neutralizzato sul Kolovrat la II Armata italiana ed aver raggiunto Udine, sede del Comando Supremo guidato da Cadorna, decisero di puntare verso sud, tale mossa gli avrebbe consentito di chiudere in un sacco l’intera III Armata italiana prima che questa giungesse ai ponti sul Tagliamento. Una vittoria di siffatta portata avrebbe di fatto eliminato il 50% dell’Esercito Italiano e portato al tracollo l’intero fronte, peraltro la cattura di un membro di Casa Savoia, Il duca D’Aosta, comandante della III Armata appunto, avrebbe costretto il re Vittorio Emanuele III a chiedere l’armistizio.

Tutto sembrava pronto per la vittoria finale, ma in un piccolo villaggio del Friuli chiamato Pozzuolo poco meno di mille impavidi valorosi riuscirono a fermare per ventiquattro ore ben 2 Divisioni nemiche consentendo così all’intera III Armata ed all’Italia tutta di ritirarsi per poi attestarsi sul Piave, con ciò determinando le premesse per la Vittoria.

5 Squadroni appena e qualche compagnia della Brigata Bergamo, munizioni per due ore di combattimento, una mitragliatrice italiana contro dieci armi automatiche dell’avversario, un rapporto di forze di uno a dieci, rifornimenti inesistenti, cinque cariche all’arma bianca e la metà della forza rimasta sul campo; con questi numeri la legenda si fece realtà e la patria intera fu salvata.

In questo sintesi del passato qualche insegnamento può giungere fino ai nostri giorni, affinchè la storia non rimanga mero giuoco cartaceo a vantaggio di specialisti ed appassionati. Se guardiamo al Libano del sud, area controllata dalle forze di UNIFIL, balza all’occhio una strana consonanza tra i fatti di Pozzuolo ed una possibile minaccia nel settore ovest a guida italiana. Ipotizzando il ripiegamento dell’intero contingente a causa di una recrudescenza degli scontri tra Israele ed Hezbollah, l’intero settore a guida nazionale dovrebbe portarsi su tre punti di imbarco per una esfiltrazione dal mare, tale azione pare molto simile al movimento della III armata verso i tre ponti sul Tagliamento, ma questa è solo la prima delle coincidenze, a ben guardare l’area di Tibnin, posta al centro del settore sotto comando italiano, essa appare topograficamente un crocevia almeno quanto lo fu Pozzuolo nel 1917 con  le sue sette strade d’accesso.

Date queste premesse geografiche se venisse ad inserirsi una mossa a sorpresa di forze ostili verso Tibnin con lo scopo di tagliare la ritirata di parte del contingente multinazionale ecco che la il caso di studio preso in esame potrebbe ricalcare del tutto i fatti di Pozzuolo. Altra guerra ovviamente quella di oggi, ibrida ed asimmetrica, tuttavia l’approccio del XXI secolo e quello di 100 anni orsono, in aderenza ai mai decaduti principi dell’arte della guerra sarebbe lo stesso: alla ricerca della sorpresa e della massa le forze poste in riserva elaborerebbero un’azione che veda garantita l’unicità di comando e l’iniziativa, il tutto con azioni semplici ed efficaci per raggiungere l’obiettivo di coprire il ripiegamento delle forze proprie, insomma ciò che fu fatto ieri dovrebbe essere riproposto oggi, certo si ribadisce trattarsi di un caso di studio, probabilmente una boutade, ma con l’occasione un metodo efficace per ampliare la visione del presente utilizzando un occhio critico verso gli insegnamenti del passato, affinché l’eroismo di ieri non sia solo incisione per marmi, ma ammaestramento per menti aperte.

(foto: web)

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