In Ucraina le armi dell’ipocrisia

23/03/22

L’Europa non è la Nato e la Nato non è L’Europa. Ma la Nato è un’alleanza militare che comprende la maggior parte degli Stati europei, oltre, ovviamente, Gli Stati Uniti.

Contrariamente a quanto si pensi, la storia dimostra che la Nato non è un’organizzazione esclusivamente difensiva. In passato è entrata in azione in maniera autonoma senza che ci fossero i presupposti sanciti dal Trattato in quanto nessuno dei suoi Stati membri era stato attaccato.

Nel 1994, in Bosnia Erzegovina, con l’operazione “Forza Deliberata” (già il nome la dice lunga) la Nato scatenò una campagna militare aerea fatta di intensi bombardamenti con 400 cacciabombardieri (per lo più decollati dalle nostre basi di Aviano e Istrana) e 5000 militari di 15 nazioni.

Più tardi, nel 1999, con l’operazione “Forza Alleata” La Nato scatenò un’altra guerra aerea contro la Jugoslavia di Milosevic. Peraltro, in quell’occasione si inaugurò un pericoloso precedente in quanto era la prima volta in cui la NATO usava la forza militare senza l'approvazione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Della serie: “così è se ci pare!”. E paradosso tra i paradossi, a benedire l’intervento militare italiano c’era il presidente del consiglio D’Alema, navigato esponente del vecchio partito comunista. Da notare che in entrambi i conflitti, i paesi bersaglio della Nato, vale a dire la Repubblica Serba di Bosnia e la Repubblica Federale di Jugoslavia, erano storicamente molto legati e affini alla ex grande Russia comunista (Che strana coincidenza penserebbe Putin!).

Il casus belli che giustificò il primo intervento della Nato furono colpi di mortaio da 120mm esplosi in un mercato affollato a Sarajevo che fecero 43 morti e una novantina di feriti tra i civili. Nonostante il rapporto inizialmente diramato dall’ UNPROFOR sosteneva che i proiettili provenissero dalle posizioni tenute dal governo bosniaco, la colpa fu poi rigirata ai serbi. Tanto bastò per giustificare l’intervento militare dell’Alleanza atlantica: 3500 attacchi aerei e ben 13 missili Tomahawk arrivati a bersaglio.

Veniamo adesso al conflitto in Ucraina. Stante gli antefatti, è lecito chiedersi per quale motivo la Nato così “sensibile” e pronta ad intervenire in difesa dei più deboli (specie quando ci sono vittime civili), in Ucraina stia semplicemente a guardare senza alzare un dito. Non solo non scatena operazioni militari, ma si guarda bene dal fornire perfino la copertura aerea dichiarando unilateralmente la tanto discussa “No Fly Zone”.

Sia chiaro, chi scrive non intende istigare nessun intervento militare e rifiuta anche qualsiasi partigianeria nello schierarsi da una parte o dall’altra. Pare però evidente che la Nato sia un’organizzazione militare che agisce in modalità offensiva solo quando gli conviene e non in base a dei principi etici o morali (e men che meno in difesa dei diritti umani) come, invece, ha cercato di far bere ai creduloni cittadini occidentali.

La Nato è pronta a “menar le mani” con i più piccoli, come i serbi di Bosnia o quelli di Belgrado; ma con la Russia sa bene che le mani è meglio tenerle in tasca. Insomma, la solita storia vecchia come il cucco: grandi con i piccoli e piccoli con i grandi. E contro la Russia, anche se muoiono bambini sotto i missili supersonici, l’arma più potente della Nato da brandeggiare è una sola: l’ipocrisia. E in questo va a braccetto con l’Europa….

ten. col (r) Incursore Fabio Filomeni

Foto: NATO

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