Sulla lista dei giornalisti banditi dall'Ucraina

13/05/16

Nel febbraio 2015 mi sono recato in Ucraina per un reportage sulla guerra nel Donbass. Regolarmente accreditato presso il Ministero degli Interni del governo di Kiev, per mezzo della cosiddetta tessera ATO, mi sono diretto verso la zona del fronte.

Dopo alcuni giorni trascorsi nel versante governativo ho deciso di trasferirmi nella parte separatista; per fare ciò sono salito su un normale autobus di linea e dopo aver oltrepassato senza problemi 3 check point gestiti da militari ucraini e 4 gestiti da milizie separatiste sono finalmente giunto a Donetsk.
Dopo due giorni trascorsi a Donetsk sono stato arrestato dalle forze di sicurezza della DNR in quanto trovato ad operare senza i documenti di accredito rilasciati dalle loro autorità e condotto nella base del battaglione Vostok. Dopo essersi accertati che non fossi una spia sono stato rilasciato con l’invito a munirmi della documentazione necessaria per continuare ad operare sul territorio da loro amministrato, cosa da me prontamente eseguita il giorno successivo.

Nei giorni seguenti ho attraversato altre due volte il confine tra le due amministrazioni in entrambi in casi senza alcuna conseguenza.
La pubblicazione della lista con i nomi dei giornalisti accreditati presso la DNR (v. articolo su repubblica.it) è un atto scriteriato oltre che illegale in quanto lesivo della privacy degli operatori dell’informazione.

Definire inoltre i giornalisti “collaboratori dei terroristi” denota un totale disprezzo della libertà di stampa e meriterebbe una denuncia per diffamazione da parte di tutti gli organi di stampa coinvolti.

Al di la di questo riprovevole episodio c’è da dire infine che numerosi di quei giornalisti inclusi nella lista, me compreso, risultano banditi dal suolo ucraino per periodi che vanno dai 3 ai 5 anni con conseguenti danni arrecati alla loro professione.

Spero che al più presto l’Unione Europea prenda provvedimenti nei confronti del governo di Kiev almeno con una richiesta di chiarimenti.

Giorgio Bianchi

 

Caro Giorgio, neanche a farlo apposta, leggo la tua lettera dopo aver appena intervistato l'ambasciatore ucraino a Roma. Le sue, come leggerete a breve, sono state parole di elogio verso l'Ucraina in termini di democrazia e libertà. Spero che il governo ucraino valuti a breve il gravissimo autogoal e ritorni sui suoi passi.

Andrea Cucco

(foto: Giorgio Bianchi)