Risponde l'ambasciata di Tripoli a "Libia: rivolta sui social network contro gli amici degli italiani. Diplomatica gaffe?"

04/11/17

Gentile Direttore,

Con riferimento al suo articolo pubblicato il 3/11/2017 sul sito “DifesaOnline”, l’Ambasciata d’Italia desidera precisare che il 26/10/2017 è stato ospitato presso la Residenza dell’Ambasciatore d’Italia a Tripoli, anche in risposta alle ricorrenti richieste pervenute dalla società civile libica, un incontro-dibattito sul futuro della Libia ed il ruolo dei giovani, che ha visto la partecipazione di autorevoli giornalisti e commentatori libici, e di un gruppo di studenti dell'università di Tripoli. Non vi è stata alcuna celebrazione di alcuna ricorrenza. Come emerge con evidenza dalle interazioni sul sito Twitter dell’Ambasciata relative a quell’evento, si è trattato di una intensa e partecipata conversazione, a cui i giovani libici, tutti per la prima volta ospitati in Residenza, hanno peraltro dato un contributo molto importante.

L'Ambasciata d'Italia a Tripoli resta tuttora l'unica Ambasciata occidentale aperta nel Paese, in condizioni di sicurezza molto difficili e a rischio personale dei suoi dipendenti. Le numerose attività organizzate dall’Ambasciata a sostegno della popolazione locale, suscitano grande apprezzamento tra i libici di tutte le regioni del Paese, non solo tra le autorità ma soprattutto nella società civile che avverte il messaggio di solidarietà e sostegno espresso dalla presenza italiana, anche attraverso i servizi che offre e le iniziative che promuove.

L'ufficio stampa dell'Ambasciata resta comunque a sua disposizione per verificare eventuali notizie/commenti acquisiti dai social media.

Cordialmente,

(lettera firmata)

Ufficio stampa

Ambasciata d'italia in Libia

  

Apprendendo con "estremo sollievo" che l'immagine è stata scattata esattamente nel giorno di lutto nazionale in questione, mi permetto a questo punto di consigliare - se ancora ci sarà un ambasciata italiana in Libia nel 2018 - di incontrare e dibattere con autorevoli giornalisti, commentatori e studenti dell'università di Tripoli il giorno 25 o 27.

Ma ovviamente avrete già autorevolissimi esperti e consiglieri capaci di farvi evitare pericolosi quanto dannosi equivoci. La prossima volta...

È un semplice suggerimento, per carità, dovuto principalmente al fatto che, mentre le sedi diplomatiche ricevono regolarmente gli stipendi; in Italia - nonostante la propaganda - si vedono ancora troppe aziende chiudere e cittadini perdere il lavoro. I grossi gruppi industriali che avevano rapporti con la Libia oggi fatturano una frazione del volume d'affari (soffiato sotto gli occhi da gruppi appartenenti ai nostri stimatissimi alleati) e decine di piccole e medie imprese che ci rappresentavano (con reciproca soddisfazione e guadagno!) sono ferme da anni o hanno chiuso.

Andrea Cucco