Lettera a Difesa Online: "Siamo alle solite"

26/03/22

Siamo alle solite. Di fronte ai grandi momenti della storia, che spesso arrivano inaspettati, l’Esercito italiano anche stavolta si trova impreparato.

Era già successo nel 1915 e nel 1940 e si sta ripetendo oggi. In misura minore era accaduto anche nel 1990 quando gli alleati ci chiesero un contributo di truppe da inviare contro l’Iraq. La richiesta era stata di una brigata corazzata da spiegare nel deserto arabico. Ma l’”Ariete” coi suoi M60A1 e VCC1, il personale di leva e le scarse dotazioni per la difesa NBC, fu giudicata impreparata, per cui non se ne fece niente. Il contributo dato dall’Esercito italiano alla guerra del Golfo si limitò, così, al prestito di varie decine di complessi portacarri ATC81.

Rinvangando nella storia non sembra inutile ricordare le condizioni del Regio esercito alla vigilia dell’intervento nelle due guerre mondiali. L’Esercito di Luigi Cadorna si trovò a scontare i postumi del periodo giolittiano, in cui la propaganda pacifista ed antimilitarista aveva annichilito le coscienze ed il morale dei militari, che la vittoriosa quanto effimera impresa libica del 1911-1912 non era certo riuscito a risollevare. L’impiego intensivo in ordine pubblico, culminato nelle tristi giornate di Milano del 1898 e nella cattura di un generale da parte dei rivoltosi durante la settimana rossa del 1914, aveva alienato le simpatie del popolo verso i militari, già criticati per le gravi sconfitte patite nel 1866 a Custoza e Lissa e ad Adua nel 1896.

L’antimilitarismo dilagante nel Paese, fomentato da socialisti, anarchici e clericali, non contrastato dai governi, aveva determinato un clima ostile nel Paese verso le spese militari, giudicate improduttive e più in generale verso le Forze armate che avevano perso di credibilità e di consenso popolare. Le commissioni d’inchiesta sull’Esercito e sulla Marina, il tentativo di sciogliere il Corpo di stato maggiore, la creazione del Comitato dell’Esercito, presieduto dal presidente del consiglio, erano state tutte iniziative che avevano leso gravemente l’autorità ed il prestigio dei vertici di viale XX settembre.

E venne all’improvviso la Grande guerra, che arrecò all’Italia più di un milione e 700 mila morti e feriti ed un incalcolabile debito per lo Stato. Nonostante gli sforzi fatti nel periodo della neutralità, il Regio Esercito entrò in campagna con un numero risibile di mitragliatrici, artiglierie pesanti, aerei e bombe a mano, che erano proprio le armi che più servivano nella guerra di trincea.

Nel 1940 accadde la stessa cosa. Nonostante la roboante propaganda bellicista del Governo fascista, il Regio esercito si trovò assolutamente impreparato a condurre una moderna guerra di movimento, disponendo solo di 100 carri armati, artiglierie risalenti quasi tutte al primo conflitto mondiale e soprattutto con scarse dotazioni di automezzi ed apparati radio. Il tentativo di compensare il ritardo tecnologico degli armamenti in dotazione col numero degli uomini e col loro spirito combattivo fu pagato a caro prezzo. Si rimediarono gravi sconfitte non solo contro britannici e russi, ma anche contro forze peggio armate di noi, come quelle greche e partigiane jugoslave, a motivo dello scarso addestramento, inquadramento, organizzazione logistica e preparazione professionale dei quadri.

Anche oggi la situazione dell’Esercito italiano di fronte ad un eventuale impiego in operazioni non è migliore di quella del 1915 e del 1940. Non vi sono mezzi a sufficienza in fatto di carri armati e di veicoli da combattimento per la fanteria a trazione cingolata per mettere in piedi una brigata corazzata o meccanizzata atta a confrontarsi con l’esercito russo. Il parco Ariete e Dardo oltre a essere molto ridotto, manca di parti di rispetto.

Si potrebbe mettere in campo una brigata blindata basata su Freccia e Centauro, anche in questo caso però con varie manchevolezze in termini di veicoli d’appoggio porta mortai, lanciamissili controcarri, sistemi controaerei, di supporto del genio, ecc. Freccia e Centauro, come del resto i Lince ed i BV206S, perforabili da mitragliatrici pesanti ed alla mercé di ogni tipo di lanciarazzi controcarri, sono mezzi leggermente protetti che in situazione di guerra convenzionale ad alta intensità come quella combattuta in Ucraina potrebbero andare incontro a perdite rovinose.

L’Italia ed il suo Esercito scontano oggi decenni di imprevidenze e di lassismo nel campo della difesa. Gli errori compiuti in questi ultimi anni, complici soprattutto le forze politiche, sono tanti: l’impiego estensivo e reiterato nel tempo in operazioni di controllo del territorio, come forza di pubblica sicurezza, che ha tolto tempo e denaro all’addestramento al combattimento; l’eccessiva riduzione organica, tanto che oggi i carabinieri hanno una forza ben superiore; la mala gestione del reclutamento dei volontari che ha portato ad un eccessivo invecchiamento della truppa; la priorità del bilancio della difesa data alle esigenze della Marina e dell’Aeronautica; il tentativo di introduzione del sindacato militare; la diversificazione dei requisiti psico-fisici per l’arruolamento di personale femminile e maschile; l’introduzione dell’orario di servizio, che nuoce gravemente all’operatività di ogni reparto; il sempre maggiore ricorso a commesse all’estero di armi ed equipaggiamenti, anche dal basso contenuto tecnologico come mortai e lanciarazzi portatili, che hanno ridotto sul fallimento le industrie della difesa nazionali; lo sperpero di fondi in programmi ad alto contenuto tecnologico che hanno avuto uno scarso ritorno operativo (CATRIN, forza NEC, ecc.); la mancanza di poligoni sul territorio nazionale, che costringe la forza armata ad addestrarsi a fuoco all’estero; caserme fatiscenti, troppo numerose e spesso lontane da aree addestrative; la perdita di prestigio dei vertici dell’esercito che hanno dovuto cedere poltrone importanti come quelle di comandante dei carabinieri, della Guardia di Finanza, di segretario generale del Consiglio supremo di difesa; l’eccessiva enfasi data in campo propagandistico ai compiti duali e pacifici; ecc.

Si potrebbe ancora a lungo enumerare i mali morali e materiali dell’Esercito italiano, che ben difficilmente potranno essere risolti in breve tempo. Al momento c’è solo da augurarsi l’impiego dell’esercito in compiti dissuasivi e non operativi.

F.C.

Nella foto - fonte ministero della Difesa - gli ultimi due ministri della Difesa (di fatto)