Lettera a Difesa Online: "Centauro in Ucraina? Una opportunità da valutare"

19/10/22

L’invio di armi all’Ucraina da parte italiana è rimasto avvolto dal mistero, dopo che l’elenco dei materiali della prima consegna è stato immediatamente divulgato dalla TV pubblica e da vari quotidiani. L’apposizione del segreto di Stato da parte del governo è riuscito in seguito a non far più trapelare informazioni al riguardo.

Se in Italia non si è saputo più niente sui successivi quattro invii, l’ultimo dei quali risale ad ottobre, la stampa specializzata estera, invece, è riuscita apparentemente a perforare il segreto. La versione in lingua francese della rivista “Raids”, infatti, ha pubblicato sul numero 432 del luglio 2022 una sintetica lista, senza quantitativi numerici, di armamenti, già di proprietà dell’Esercito italiano, ceduti alla nazione alleata. Si tratta testualmente di: cannoni a traino FH70, semoventi d’artiglieria da 155 mm PZH-2000 e M109L, veicoli blindati controaerei SIDAM armati con 4 mitragliere da 25 mm, veicoli trasporto truppe M113 e VCC-1, veicoli 4x4 VM90 e LMV, mortai, missili controaerei portatili Stinger, mitragliatrici da 12,7 mm, missili controcarri MILAN-2.

A parte i dubbi sulle condizioni di efficienza degli M109L, ritirati dal sevizio da molto tempo, e dei SIDAM, che fonti italiane riportano essere stati in gran parte rottamati e privati delle mitragliere Oerlikon riciclate sui Dardo, prendiamo per buone queste informazioni di fonte francese e sottoponiamole ad una analisi critica.

Prima di tutto dall’elenco mancano le mitragliatrici MG42/59 di costruzione italiana che facevano parte del primo lotto di armi inviate e che sono anche state fotografate in mano a militari ucraini. In merito ai mezzi da combattimento si tratta di veicoli radiati dal servizio o ancora in linea in Italia ormai da diversi anni. Ciò non deve stupire in quanto altri Stati della NATO hanno ceduto mezzi anche più vetusti come quelli della famiglia di cingolati Scimitar britannica o i carri T55 estesamente rimodernati forniti dalla Slovenia.

Sul web sono apparse varie immagini di blindati LMV Lince in mani ucraine, che del resto sono utilizzati anche dalla controparte russa. Conferme indirette della fornitura di PZH sarebbero venute dalla notizia divenuta di dominio pubblico del fermo della polizia stradale italiana di un trasporto eccezionale diretto verso il nord Europa.

In questo quadro di ampie e diversificate forniture, si potrebbe valutare l’opportunità di esportare anche un piccolo lotto di blindo pesanti Centauro, in modo da poterli valutare nel contesto di un conflitto ad alta intensità. Il Centauro è stato senza dubbio un mezzo di successo, esportato in Spagna, Oman e Giordania, valutato dagli eserciti statunitense e russo, che in Italia è stato molto apprezzato dai reparti di cavalleria, sia in attività addestrativa sia nelle operazioni di sostegno alla pace.

Centauro sono state impegnate in limitate azioni di combattimento in Somalia ed in Iraq. Rimangono però alcuni dubbi, che si riflettono sulla versione aggiornata Centauro 2, sulla sua reale efficacia in scenari bellici impegnativi contro nemici ben dotati di armi controcarri, a motivo della sua leggera corazzatura.

Più in generale, è lo squilibrio tra gli elementi componenti la sua formula tattica, che predilige la mobilità e la potenza di fuoco, a netto discapito della protezione, a generare dei dubbi. Anche dal punto di vista dell’impiego tattico vi sono delle incertezze, in quanto correnti di pensiero vedono la Centauro più utile come cacciacarri e veicolo di supporto di fuoco a diretto a favore della fanteria, che come mezzo da ricognizione.

In base a queste considerazioni, alcuni valutano la Centauro meglio inquadrata in un reggimento mono-veicolo destinato al supporto di 2/3 reggimenti di fanteria meccanizzata su 8x8 Freccia, costituenti la pedina di manovra di una brigata media. L’attuale formazione organica multi-veicolo dei reggimenti di cavalleria, infatti, è stata messa in crisi dalla recente vasta diffusione a tutti i livelli organici di droni da osservazione ed acquisizione obiettivi e di munizioni circuitanti, che appaiono più adatti ai compiti di ricognizione e di esplorazione ravvicinata rispetto al binomio Centauro-Puma/Lince.

Si potrebbe, pertanto, approfittare dell’opportunità fornita dalla guerra in Ucraina per testare in combattimento il veicolo, allo scopo far svanire ogni dubbio sull’efficacia della formula della blindo pesante e chiarificare una volta per tutte i suoi più idonei criteri d’impiego e di articolazione organica all’interno delle unità di cavalleria.

F.C.

  

Caro - affezionato - lettore, la ringrazio per l'ennesimo spunto di dibattito e riflessione. La patetica apposizione del segreto di Stato è stata probabilmente motivata da "pudore" e non tanto dalla millantata "classifica" degli armamenti inviati. Non ne abbiamo di decenti per noi, figuriamoci per gli altri...

Riguardo ai Pzh2000 una nota del ministero della Difesa del 29 giugno aveva chiarito che per quanto riguarda la notizia riportata su Il Mattino edizione Napoli "Stop a tre carrarmati diretti in Ucraina" si precisa che i mezzi trasportati, Pzh2000, erano diretti in Germania per un'esercitazione.

La questione Centauro sarebbe interessante ma servirebbe un cinismo tremendo perché la "blindo" Centauro (come abbiamo già scritto) non resiste a proiettili perforanti russi già dal calibro 14,5 mm.

La Centauro 2 (con un notevole bagaglio di problemi che presto verranno divulgati...), pur non essendo un semplice "upgrade" ma una vera e propria riprogettazione del veicolo, avrà una capacità di sopravvivenza lievemente superiore e comunque "nulla" in caso di attacco con artiglieria pesante, ATGM, droni, munizionamento perforante, loitering munitions,...

Certo, un invio tapperebbe finalmente la bocca a certi sostenitori (interessati) dei "carri armati ruotati" che si spacciano per esperti ma che non hanno mai indossato una divisa (quella dei boy scout o delle coccinelle non vale!) e dentro quei mezzi non rischierebbero mai la pelle in caso di "operazione reale".

Ma poi a che prezzo? Sarebbe accettabile un massacro di ucraini per poter confermare quello che è già evidente?

Andrea Cucco

Foto: Unifil

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