L'Arte sacra e l'attacco di Parigi

09/01/15

Talvolta nell'arte si nasconde il segreto per conoscere il presente. Chiunque si soffermi ad osservare l'opera di Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio, dal titolo "la conversione di San Paolo" non potrà fare a meno di notare come nulla di Divino appare sulla tela pur nutrita di particolari.

Il più laico dei pittori di materia religiosa mostra il suo sentire fatto di fede e umanità nella luce, è lì che Gesù Cristo si fa epifania (si manifesta n.d.a.) al soldato Paolo, è con quel contrasto tra l'ombra che avvolge il fondo della tela e l'imperiosa luminosità sul volto di Saulo in primo piano che l'artista lascia intendere, ma non dice la frase biblica: "Paolo, perché mi perseguiti!"

In questi dettagli artistici si trova il collegamento con la cronaca di queste ore, con l'attacco di Parigi alla redazione di Charlie Hebdo.

Dal rinascimento il Cristianesimo ha avviato un percorso di progressiva trasformazione, da fede dell'imposizione a fede della comprensione. Caravaggio lascia al singolo ammiratore dell'opera pittorica l'impegno di trovare Dio, quasi a voler interpretare lo sforzo teologico dell'intera cristianità nel volere superare la dimensione fisica di una religione che all'epoca delle crociate volle farsi politica per imporsi con la forza, con la violenza di chi ritiene d'essere il depositario dell'unica verità.

I terroristi di Parigi, quelli di New York, Madrid, Londra e di chissà dove ancora sono gente che vive nella fede una malattia e non una cura, bestie sanguinarie che nell'inciviltà del loro sentimento falsamente spirituale nascondono la totale assenza di sensibilità umana. Allora oggi che dire: fintanto che il mondo islamico non troverà il proprio Caravaggio tanta gente purtroppo dovrà ancora morire per mano di questo integralismo criminale.

Andrea Pastore

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