Abrams e Bradley in leasing?

03/10/22

A metà degli anni '90 l’Aeronautica militare italiana si è trovata nella necessità di sostituire con urgenza gli intercettori F-104ASA-M, ormai al limite della loro vita operativa e di ben scarse prestazioni operative. Occorreva un caccia che facesse da ponte in vista dell’introduzione in servizio dell’EFA e da mantenere in linea solo per un certo numero di anni in attesa del nuovo velivolo. La soluzione fu trovata con l’acquisizione in leasing prima dei Tornado ADV (24 esemplari per 10 anni) ceduti dalla Royal air force e poi degli F16ADF statunitensi della Air national guard (34 esemplari nell’ambito del programma anch’esso decennale Peace Caesar).

L’esempio dell’Aeronautica militare potrebbe oggi essere seguito dall’Esercito italiano, al fine di disporre di una componente corazzata efficiente ed idonea in tempi brevi ad essere operativa e pronta all’eventuale combattimento. L’attuale linea di carri armati Ariete e veicoli da combattimento per la fanteria Dardo, infatti, ha una efficienza limitata, oltre a non essere più allo stato dell’arte della moderna tecnologia carrista. I mezzi corazzati in questione sono al centro di un previsto piano di ammodernamento, col coinvolgimento dell’industria nazionale che però ha lunghi tempi di realizzazione, con il completamento previsto negli anni Trenta. La proposta è quella di prendere in leasing carri armati Abrams e veicoli corazzati da combattimento Bradley surplus dell’esercito statunitense al fine di riequipaggiare temporaneamente le brigate “Ariete” e “Garibaldi” e renderle, in questo modo, operative in tutte le sue principali pedine in tempi rapidi.

Data la situazione sempre più critica in Ucraina, pare opportuno cautelarsi e prendere misure in grado di potenziare e rendere pronte al combattimento le brigate più idonee all’impiego in un conflitto ad alta intensità su terreni pianeggianti. L’acquisizione in leasing avrebbe i vantaggi di richiedere un limitato esborso economico e di porre la componente corazzata italiana al pari di quella delle nazioni NATO, anche di secondo piano come la Slovacchia, l’Austria e l’Ungheria che al momento sono superiori, in quanto, già o a breve, dotate di Leopard-2, CV-90 e Lynx. Con un certo numero di Abrams si potrebbe rimediare anche al ridotto quantitativo (125 unità) di Ariete-2 (nel 2035 se va bene..., ndd), sufficiente a malapena ad equipaggiare i tre reggimenti carristi e la scuola di Lecce, ma che non consente di disporre di una pur minima riserva di mezzi.

Non sarebbe la prima volta che l’Esercito italiano ricorrerebbe al prestito di mezzi corazzati statunitensi più performanti di quelli in dotazione per l’impiego immediato in contesti operativi. Già nel 1993, infatti, furono presi in carico una decina di carri M-60A3 del Corpo dei marines statunitensi per le esigenze della missione Ibis in Somalia, che al suo termine furono restituiti alle autorità americane. Tale versione dell’M-60 RISE era più evoluta rispetto alla A1 italiana, in quanto dotata dell’armamento stabilizzato, di visori aggiornati e soprattutto di piastrelle di corazza addizionale di tipo esplosivo, in grado di resistere al tiro dei razzi a carica cava RPG in dotazione alle milizie locali.

F.C.

Foto: U.S. Army

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