Artsakh (Nagorno-Karabakh): odio senza tregua. Intervista all’ambasciatore armeno Tsovinar Hambardzumyan

(di Andrea Cucco)
13/10/20

Da settimane si è riacceso un conflitto nel Caucaso che non ha mai smesso concretamente di mietere vittime nonostante tregue e tentativi di accordi di pace: quello del Nagorno-Karabakh, “Artsakh” per la sua popolazione armena.

In Italia esiste una politica capace di servire mansuetamente chi dopo 105 anni nega un genocidio ed oggi viola impunemente i nostri interessi nazionali in Africa e nel Mediterraneo.

Prima che la menzogna di “vitali interessi energetici” italiani (la quota è un compensabile 9,7%) venga tirata fuori per giustificare l’ennesima inerme complicità nell’ennesimo teatro di guerra desideriamo dar voce alla parte aggredita. Questo, prima che le coscienze italiane vengano bendate da una mascherina di Stato posta anche su occhi ed orecchie.

Durante una pausa nella stesura di questo articolo troviamo sulla rete nuovi macabri video di jihadisti portati a seminare morte e terrore. Barbare decapitazioni che riportano alle cronache siriane di pochi anni fa...

Per comprendere quel dolore lontano abbiamo intervistato l’ambasciatore della Repubblica d'Armenia in Italia, Tsovinar Hambardzumyan.

Ambasciatore, cosa accade nel Caucaso?

In Azerbaijan l’odio contro gli armeni è antico. Nel Paese non sono accettati ingressi da parte di chiunque abbia, a prescindere dal passaporto, un cognome di origine armena. Esiste inoltre sul sito del ministero degli affari esteri azero una blacklist di 114 pagine con giornalisti e persone che vogliono o hanno voluto meramente constatare cosa sta accadendo in Nagorno Karabakh con i propri occhi (v.link). E questo avviene nel XXI° secolo!

L’omicidio dell’ufficiale armeno Gurgen Margaryan nel 2004, durante un corso della NATO a Budapest, ed il relativo epilogo sono una dimostrazione eloquente di quanto oggi avviene.

Dietro a tutto è difficile non vedere la mano della Turchia: ha aiutato sempre l’Azerbaijan con armamenti, istruttori e consiglieri militari. Il ministro della Difesa di Ankara ha ufficialmente dichiarato il suo Paese “parte del conflitto”.

Quanto accade dal 27 settembre non avviene dunque a sorpresa. A luglio c’era stata una prima escalation, rapidamente rientrata, direttamente in territorio armeno.

A mio avviso pochi mesi addietro sono state gettate le prime basi per il lungo attacco odierno. La zona interessata a luglio era vicino ad infrastrutture petrolifere e gasifere: un’accusa all’Armenia di messa a rischio di forniture energetiche care a molti Paesi stranieri che hanno investito in Azerbaijan per dissuadere da ogni futura intromissione.

In luglio gli azeri, per “rappresaglia”, minacciarono anche di attaccare la centrale nucleare armena.

Il nostro governo non ha mai avuto intenzione di toccare le condutture petrolifere di Baku.

Un attacco alla centrale nucleare realizzerebbe un’escalation inarrestabile e coinvolgerebbe molte altre potenze.

Non avverrebbe nessuna escalation. Sarebbe la fine per l’intera area caucasica e le conseguenze ricadrebbero sulla Turchia, la Russia fino all’Europa! Ricordiamo Chernobyl…

Sul piano militare l’attacco di settembre è stata una sorpresa?

Lo è forse stato riguardo alla scala: ha interessato l’intera linea di contatto tra Nagorno Karabakh ed Azerbaijan.

Le purghe effettuate dal primo ministro negli ultimi anni nella dirigenza legata al precedente governo possono aver influito negativamente sull’efficienza militare o sull’intelligence?

Non tutta la precedente dirigenza è stata rimossa. Io stessa ho lavorato per il governo per un ventennio e sono stata, sia con l’attuale primo ministro Nikol Pashinyan, che con il precedente presidente Serž Sargsyan a capo dell’ufficio per le relazioni internazionali.

La pulizia fatta dal primo ministro ha puntato a sradicare la “corruzione politica”, non le professionalità presenti nell’amministrazione. Ad esempio, il ministro della Difesa attuale ha lavorato per molti anni allo stesso Ministero, come i viceministri e buona parte dei vertici militari e dell’intelligence.

In generale non considero la rimozione dei corrotti dannosa, lo sarebbe stata mantenerli ai propri posti: di fronte al pericolo di una guerra, pensare agli affari prima che alle forze armate del proprio Paese, è abietto.

Come procede lo scontro sul terreno?

Quotidianamente informiamo sulle perdite, civili e militari, subite e sul numero di feriti. Non abbiamo dati da parte azera semplicemente perché non vengono forniti: un’ennesima prova del coinvolgimento di truppe e milizie straniere!

Anche questa è una guerra che si basa sull’informazione.

Già. Quello che riscontriamo su un gran numero di media di diversi Paesi (Reuters, CNN, BBC…) è l’effettiva presenza di combattenti dell’ISIS provenienti, non solo dal Nord della Siria sotto il controllo turco, ma anche da Libia, Afghanistan e Pakistan.

Cosa risponde a chi afferma che ci siano motivazioni religiose?

La religione non ha nulla a che vedere con questo conflitto. Quando nel 1915 era in atto il genocidio molti armeni finirono nel deserto siriano. Credo che nessuno ci abbia aiutato come gli arabi siriani. Mentre i soldati turchi credevano di risparmiare pallottole cacciando dalle proprie terre verso il deserto migliaia di persone, siriani – mussulmani – le hanno salvate con cibo ed acqua.

Lo stesso è avvenuto con l’Iran quando l’Armenia è stata strangolata tra Turchia ed Azerbaijan negli anni ‘90, ha rappresentato uno degli unici due passaggi per il rifornimento di beni di prima necessità.

I jiahadisti di oggi sono estremisti pagati e trasferiti dalla Turchia per combattere gli armeni.

Be’, il viaggio è anche più breve rispetto alla Libia!

La Turchia esporta instabilità ovunque: Siria, Libia, Mediterraneo orientale, Caucaso...

Qual è il grado di coinvolgimento turco?

Il semplice fatto che sui tavoli internazionali Erdogan parli e decida a nome dell’Azerbaijan lo dimostra in maniera palese.

Teme un coinvolgimento diretto della Turchia?

Sta già avvenendo.

...intendo da parte delle forze armate turche contro l’Armenia.

Significherebbe la terza guerra mondiale! Anche all’interno della CSTO (Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva, ndr) esiste un “articolo 5”.

Il presidente Putin ha sottolineato di essere pronto ad intervenire ma di non aver ricevuto ancora una richiesta da parte dell’Armenia.

La Turchia di Erdogan è imprevedibile e talvolta folle. In fondo chi avrebbe mai immaginato, solo 10 anni fa, la trasformazione della Basilica di Santa Sofia in una moschea?

Ad aggravare il quadro c’è un aspetto, il presidente azero Aliyev è disperato a causa della stabilità interna del suo Paese: immense ricchezze e proprietà in mezzo mondo ed una popolazione ridotta in povertà. La sua dittatura è in crisi e deve riconsolidare il potere.

L’odio verso gli armeni serve a distrarre i propri cittadini dai reali problemi dell’Azerbaijan.

Anche Erdogan non gode di un reale appoggio popolare.

Ovviamente. Ricordiamo quanta gente è in carcere ancor oggi in Turchia?

Aliyev non conta dunque più nulla?

Il presidente azero è oramai ostaggio di una guerra da cui non può più sottrarsi. Nonostante l’elevatissimo numero di caduti, non può più fermarsi, le carte sono in mano turca.

Come considera il racconto della guerra in corso sui media?

L’opinione pubblica è onesta e obiettiva. Più di tutto non è stupida: se un giorno dici di “essere stato attaccato dall’Armenia” e quello seguente che “combatterai fino alla riconquista di tutti i territori”, come puoi sperare di essere creduto?

Girano anche fake news e video di propaganda a supporto dell’attacco azero ai limiti del ridicolo.

Per contro, filmati dalle città del Nagorno Karabakh mostrano chiaramente l’utilizzo indiscriminato di bombe e munizionamento vietati dalle convenzioni internazionali.

È stata stabilita una tregua umanitaria, secondo lei quanto tempo può durare?

Non possiamo affatto dire che l’accordo sulla tregua umanitaria sia stato mantenuto poiché, subito dopo l’entrata in vigore, l’Azerbaijan ha bombardato quasi tutte le località dell’Artsakh e continua tuttora a bombardare la capitale Stepanakert, Shushi, Hadrut e altre città.

Il difensore dei diritti umani della Repubblica dell’Artsakh ha raccolto informazioni sulle brutalità commesse dalle forze armate dell’Azerbaijan, sulla popolazione. Tra le ultime in ordine di tempo quelle su 2 civili: una madre con il figlio disabile uccisi dentro alla propria abitazione.

Foto: Difesa Online / Adam Jones / web / presidency of the republic of Turkey

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