Consegna dei brevetti da paracadutista al termine del 161° corso dedicato all'eroe Alexandr Prochorenko

(di Giusy Federici)
29/03/17

Nella sala del Centro di Scienze e Cultura russo di piazza Cairoli a Roma, ieri sera, non volava una mosca. L’emozione era palpabile, perché quello che si è concluso con la consegna delle ali e del brevetto di volo ai nuovi paracadutisti che del 161o corso, organizzato dalla sezione di Roma dell’Anpdi (Associazione Nazionale Paracadutisti d'Italia), non era solo un’abilitazione al lancio. Questo corso, per la prima volta nella storia dell’Anpdi di Roma, è stato dedicato a un paracadutista russo, a un uomo speciale, un eroe, quell’Alexandr Prochorenko, che si è sacrificato contro i terroristi del'ISIS a Palmira, come ha ricordato l’addetto militare Sergey Chuhrov. Anche il motto scelto per il 161o corso, “Oltre noi, nessuno”, è quello dei parà russi.

Vorrei per prima cosa ringraziare il direttore del centro culturale Oleg Osipov e il colonnello Dmitri Stolyarov, addetto militare per la specialità paracadutisti, con il quale abbiamo, passo per passo, costruito questo percorso”, ha esordito il presidente dell’Anpdi di Roma Adriano Tocchi. “Oggi si conclude questa bella favola iniziata quasi un anno fa. Di solito, quando si consegnano abilitazioni e brevetti, è la conclusione di qualcosa. Io vorrei sottolineare che, per quello che ci riguarda, non è così. Diceva un nostro recente comandante della brigata Folgore che il paracadutista non si vede quando si lancia dall’aereo, ma quando è a terra. Il coraggio non è l’assenza di paura, ma il controllare, almeno nella fase iniziale, la propria paura. Il paracadutista poi atterra e vive nella quotidianità . Quello che voi ragazzi avete imparato nella nostra palestra, dai vostri istruttori non è soltanto il comportamento in volo, l’uscita dall’aereo, l’atterraggio, ma anche una filosofia di vita che è quella del paracadutista. Paracadutista che, se è tale, non è italiano: è russo, italiano, pachistano, tedesco. La maniera di pensare, di vivere, i riferimenti etici della nostra giornata sono uguali per tutti i paracadutisti. Io credo che voi siate stati particolarmente fortunati nel vostro corso, perché quanto ho appena detto può essere perfettamente riassunto nella figura di Alexandr Prochorenko. Quello che lui ha fatto, in guerra, è veramente quello che ognuno di noi, come me che ho dedicato la vita a formare paracadutisti, prima all’allora reggimento e poi nella vita civile, è quello che ognuno di noi si aspetta e spera di poter avere da un paracadutista, ossia una linea etica– spero che voi ricorderete le parole di Prokorenko - i valori della famiglia, della patria, della propria divisa, sono superiori al valore di se stesso. Io credo che questo sia, veramente, la sublimazione della maniera di essere parà. Gli allievi di altri corsi porteranno con loro le parole degli istruttori e quello che hanno imparato. Voi avete la fortuna di portare nei vostri cuori e nelle vostre teste la memoria vivente e vissuta di un vero paracadutista…Chiudo il discorso non senza richiamare la nostra tradizione... Parà... FOLGORE!!!”.

Sono di nuovo con voi dopo la conclusione di questo corso”, ha aggiunto il direttore tecnico Mimmo Aloi. “Questo è un corso che, inizialmente, è stato un po’ osteggiato da parte di alte personalità della nostra nazione e del nostro esercito. Ma noi siamo stati molto contenti di farlo, perché il nostro intento era di onorare un fratello caduto nella lotta contro il terrorismo, da militare e da paracadutista. Siamo stati contenti anche dell’esito del corso, della parte squisitamente tecnica e dei lanci. Io sono qui e rappresento gli istruttori, il merito è loro oltre che dei vertici della sezione per aver formato questo corso. E siamo particolarmente contenti perché il nostro eroe, cadendo, ha messo da parte i propri interessi per il bene supremo, che è quello che dobbiamo fare noi.”.

Gli ufficiali russi hanno regalato ai ragazzi le insegne dei paracadutisti russi e un disco di canzoni degli stessi parà, “per conservare nel vostro cuore le nostre insegne. Avete raggiunto uno scopo. Adesso, dopo aver ricevuto le ali, voi siete più vicini al cielo, dovete avere coraggio per nuovi successi e per nuove altezze. Spero che questo sia un evento importante non solo perché l’Italia ha nuovi paracadutisti, ma anche perché questa è una cerimonia simbolica. Io sono d’accordo con il presidente Tocchi, non esistono paracadutisti di una nazione, tutti i parà di tutto il mondo hanno un’anima coraggiosa, tuti sono pronti ad atti eroici per la patria, nella lotta contro il male. Penso che il nome del nostro ufficiale russo, Alexandr Prochorenko, vi accompagnerà per tutta la vostra vita, magari vi farà riflettere se anche voi fareste lo stesso in nome della vostra patria”, ha auspicato l’addetto militare.

Il termine della cerimonia ha dato un valore aggiunto in termini di emozione, riflessione, condivisione: un video dedicato a tutti i paracadutisti russi, italiani e del mondo. Immagini della guerra in Afghanistan dal periodo sovietico a oggi, “dove hanno perso la vita molti ragazzi giovani in nome della patria. Speriamo che questo video ci aiuterà a commemorare questi uomini coraggiosi che hanno sacrificato la loro vita in nome della pace”.

Un video breve, sulle note di una canzone dei parà russi, dove scorrono le immagini della terra d’Afghanistan e i soldati, in mezzo alle case sventrate dalle bombe, ragazzi in azione o a riposo. Le foto ci portano sul filo di una memoria collettiva e condivisa, dove ci si rende conto che è vero, quei soldati di paesi e lingue diverse sono fratelli, perché condividono il senso di patria, quella patria che portano con loro dovunque vadano. Le foto dei parà russi e quelle degli italiani, le loro bare avvolte dalla bandiera russa e dal nostro tricolore, magari con un bambino che accarezza suo padre nella cassa di legno. E lunghi fermoimmagine sui loro volti, su quegli occhi neri o azzurro cielo. Ricordiamo di aver già visto quei volti dei nostri parà: una fototessera passata in televisione insieme alla salma che scende dal C130 e una madre che, orgogliosa, indossa il basco amaranto del figlio caduto.

Quel video è un omaggio, un segno di amicizia vero e profondo che commuove e ci onora. E la riflessione che segue ci indigna, perché questi eroi, morti in terra straniera per non permettere ai terroristi di mettere bombe dentro casa nostra, il nostro Paese dovrebbe ricordarli, omaggiarli, magari parlarne nelle scuole, invece di ignorarli dopo un bel funerale in pompa magna e visi contriti davanti le telecamere.

Una volta era guerra fredda, per decenni ci hanno detto che i buoni eravamo solo noi. Invece, chi li conosce ha sempre saputo che gran cuore abbiano, quanto siano passionali, quanto amino la loro patria i russi. Questo gemellaggio nel nome e in onore di Alexandr Prochorenko, la gioia che hanno avuto nell’accogliere i nuovi paracadutisti italiani, è la prova che l’amicizia vera travalica i tempi, le mode, le lingue e le nazioni, è il collante vero che permette di essere fratelli senza avere lo stesso sangue, ancor più se si è paracadutisti. Se poi è amor di patria condiviso è anche atto etico e quindi estetico.