Vita da cani? Ma magari! La storiaccia dello schnauzer della Trenta insegna più che lo scandalo del suo appartamento

(di David Rossi)
22/11/19

Ulisse Grant, il vincitore della Campagna terrestre e della terza battaglia di Petersburg, il generale nelle cui mani si arrese Robert E. Lee, il futuro segretario alla Guerra e presidente il diciottesimo presidente degli Stati Uniti aveva un debole per la bottiglia. Narrano le cronache che alcuni consiglieri, gelosi dei suoi successi e della sua promozione a comandante generale dell’esercito americano, cercarono di screditarlo agli occhi di Abramo Lincoln sostenendo che fosse di cattivo esempio per le truppe, a causa del suo vizio. Al ché, il più grande presidente che gli USA abbiano mai avuto rispose: “Ebbene, informatevi di quale marca di whisky preferisce e… portatene un barile a tutti gli altri generali!”

Mi piacerebbe poter dire lo stesso di Elisabetta Trenta e delle sue debolezze immobiliari: che è stata un grande ministro e che il suo atteggiamento da italiana “che tiene famiglia” è per questo scusabile. Che magari sarebbe il caso di distribuire appartamenti a 141 euro e cagnolini festosi a tutti gli ufficiali, pur di renderli all’altezza del leader. Ma non è così. Perché Elisabetta Trenta da Velletri è stata secondo molti un pessimo ministro, forse il peggiore che si ricordi in via XX Settembre dalla nascita della Repubblica.

Il fatto che alla fine delle sue “dure” giornate di lavoro al ministero trovasse anche il tempo di far polemica sui social media contro Difesa Online e certe volte, bontà sua, anche contro il sottoscritto denota che fosse alla mano, ma sempre la mano sbagliata. Ma le perdoniamo tutto, perché non ha senso infierire ora, che dalle stelle (o meglio dalle stellette) è caduta nelle stalle, o forse nei liquami di cui queste sono piene.

Il punto ora, osservando la statua costruita dai suoi PR caduta a terra e in pezzi, non è infierire: ci penseranno le procure, le cronache e gli storici a spargere sale su Cartagine distrutta. Il punto è capire come mai, avendo un media come Difesa Online pronto ad ascoltarli, i poveri uomini e donne delle Forze dell’Ordine assegnati… alla scorta del cane del ministro non abbiano non dico gridato allo scandalo per questa mansione disonorevole per una persona in divisa, ma per lo meno cercato di prenderla con ironia, anche in modo anonimo, attraverso di noi.

Ragazzi, ragazze… non vi fate trattare così. Non siete gli scendiletto dei potenti di turno: oggi strepitano e si pavoneggiano nei corridoi, domani non sono che patetiche e tristi macchiette.

Scriveteci quando la vostra onorata divisa viene così gettata nella polvere. Garantiremo sempre, col sostegno della Legge, l’anonimato a chi ci contatta per una causa giusta, anche se è un piccolo scandalo, una marachella che non costa la vita a nessuno ma che vale la pena di esser fatta conoscere.

Foto: ministero della difesa / La7