L'anonimato del Kalashnikov: la nostra solita cialtroneria?

21/08/14

Le polemiche sorte in questi giorni sull'invio di Ak ai curdi assediati dalle forze dell'Isis in Iraq mi fanno sorridere non tanto in rapporto alla bontà ed efficacia delle armi, ma in relazione al vizio italiano degli ultimi tempi (qualcuno dirà anni, qualcun altro secoli...) di non esporsi con coraggio prendendo una chiara e forte posizione politica.

Trovo ridicola la scusa di mandare armi sequestrate vent'anni or sono ai curdi "perché già conosciute dai miliziani peshmerga" per due motivi. Il primo è che le dotazioni di base di qualsiasi esercito sono progettate per essere comprese e rapidamente utilizzate da qualsiasi primate con il pollice opponibile, insomma potrebbe bastare una brochure di Ikea per spiegare come funziona o si smonta un'arma, non è assolutamente indispensabile un corso universitario per spararci. Il secondo è che fornire un'arma con una chiara nazionalità e provenienza rappresenta un forte messaggio per chi le usa, le osserva o le subisce.

Le immagini di questo articolo non sono sbagliate, sono prese da fotogrammi di alcuni tra i numerosissimi video che raccontano, anche se sarebbe meglio dire "combattono sul web", la guerra incivile (perché sporca e non più tra connazionali) degli ultimi anni in Siria.

Nelle foto che vedete le armi occidentali usate dalle forze antigovernative in Siria, oltre che essere in molti casi più efficaci degli Ak sul campo, lo sono anche nella forza mediatica delle immagini. Simboleggiano un sostegno, un'alleanza, anche se indiretta e/o mediata.

Ricordo uno dei primi video che, anni addietro, i "poveri ribelli antigovernativi" siriani caricarono in rete... Sfoggiavano degli spettacolari Steyr ultima versione che facevano da contraltare ai miseri e datati Kalashnikov dei video degli uomini di Assad.

<Alla faccia!!! Ce li avessimo noi...> pensai.

Davvero in un'area come quella mediorientale c'è bisogno dei Kalashnikov della Maddalena?

Al di là del fatto che li avevamo già mandati "mooolto segretamente" ai ribelli libici nel 2011, davvero un popolo perseguitato da decenni come quello curdo non ha almeno (almeno!) un'arma pro capite in ogni casa o non può procurarsela senza troppi problemi per vie traverse?

L'Ak è sicuramente una leggenda in termini di affidabilità e semplicità d'uso, ma se ai curdi avessimo il coraggio di mandare degli ARX-160 o, se proprio dobbiamo risparmiare, gli AR-70/90 che stiamo dismettendo, il messaggio dell'Italia all'Isis e sopratutto ai ricchi paesi mediorientali che lo supportano non sarebbe ben differente?

Certo, se poi le cose si mettessero male, in quel caso non potremmo nascondere la mano dicendo <Kalashnikov? Si trovano ovunque, che centra l'Italia?!!!> e come al solito "aprirci al dialogo ed al confronto pacifico" con degli esseri indegni perfino di essere definiti "animali". Per rispetto della natura...

Andrea Cucco

rheinmetal defence