Cosa dovrebbe insegnare il caso Biot ai militari?

(di Antonio Li Gobbi)
02/04/21

Sull’infelice caso del capitano di fregata sorpreso in un parcheggio a Spinaceto a passare una chiavetta USB con documenti classificati ad un appartenente all’ufficio dell’addetto per la difesa russo a Roma la stampa sta fornendo tutti i dettagli scabrosi ed umani, tanto che ho quasi un po’ di pena per quest’uomo la cui vita professionale e familiare viene esposta alla bramosia della curiosità pubblica.

Alcuni commentatori elaborano ipotesi geo-politiche in relazione al momento in cui sia scattata la “trappola”, quasi a voler marcare un distanziamento italiano da Putin in segno di obbedienza a Biden. Mi sembra un po’ azzardata come ipotesi, ma non è questo l’aspetto che mi interessa trattare qui.

Che la Russia stia perseguendo un’attiva politica di espansione del proprio ruolo nel Mediterraneo è cosa stranota che tra l’altro prosegue da alcuni anni. Che funzionari russi siano interessati ad acquisire informazioni classificate in possesso di un paese che ha una posizione strategica nel Mediterraneo (anche se pare aver abdicato a esercitarvi qualsiasi ruolo rilevante) ed è un membro influente di NATO ed UE, non dovrebbe stupire nessuno. Né mi stupirei di analoghi tentativi da parte di molti altri (Cina e Turchia in primis, ma non solo). Ce lo si deve aspettare! Che poi, a livello diplomatico, il fatto venga definito “atto ostile” rientra nel normale gioco delle parti, ma certo deve essere considerato prevedibile (e sono certo che i nostri apparati di sicurezza, AISE ed AISI, ne siano ben coscienti).

I punti che potrebbero far riflettere le organizzazioni di sicurezza “interne” alle F.A. mi pare possano essere altri. È un dato di fatto che il capitano di fregata Biot avesse accesso, per le sue funzioni istituzionali, a documenti ad alta classifica e che abbia “tradito”. Punto.

A livello “interno”, ritengo che ciò induca a dover considerare con maggior attenzione le procedure per l’attribuzione dei “nulla osta di segretezza” (NOS). Ovvero le autorizzazioni che consentono l’accesso a documentazione classificata. È ben chiaro che l’esigenza di impiegare numeri elevati di ufficiali e sottufficiali italiani nell’ambito di comandi in operazioni esterne, di fornire quadri alle strutture NATO ed UE, di avere personale con NOS adeguato nei nostri Comandi e Stati Maggiori ponga un continuo stress sulle procedure per attribuire il NOS e per il periodico rinnovo dello stesso. Ho spesso avuto, lavorando per anni in ambito NATO, l’impressione che alcuni altri paesi di peso analogo a quello italiano fossero molto più fiscali di noi nel verificare tali requisiti, ma potrebbe essere stata solo una mia impressione.

Ciò non di meno, una falla nel sistema c’è stata. Il fatto che magari, in passato, il capitano di fregata Biot possa essere stato ufficiale di specchiata lealtà, non significa che le cose non possano cambiare nel tempo.

Qui veniamo al secondo punto. L’ufficiale afferma di essere stato indotto al “tradimento” da una grave situazione familiare ed economica. Tale versione pare confermata da coloro che lo conoscono.

Premesso che da un punto di vista etico non ritengo faccia differenza che si tradisca per mille euro o per un milione di euro, da un punto di vista pratico, sì, ne fa eccome, in quanto un tradimento per una somma in fondo esigua potrebbe essere più facile da prevedere e quindi prevenire.

Nelle F.A. anglo-sassoni, ad esempio, le difficoltà dell’ufficiale sarebbero state note in ambito comunità militare. Con due probabili conseguenze: da un lato l’espressione di una solidarietà “di corpo” nei confronti dell’ufficiale per aiutarlo in un momento difficile, dall’altro il fatto che la struttura organizzativa avrebbe verosimilmente individuato l’ufficiale come elemento vulnerabile dell’organizzazione e (con una scusa e con estremo garbo) lo avrebbe spostato ad incarico dove non avesse accesso ad informazioni sensibili.

Il primo aspetto richiederebbe il ricompattarsi del tessuto militare con legami che prescindano dagli orari di presenza in caserma.

Il secondo richiederebbe l’attribuzione di adeguata discrezionalità ai comandanti per cambi di mansioni o trasferimenti per motivi che non sempre possono essere resi noti e che non supererebbero l’esame del TAR!

Entrambi provvedimenti in controtendenza rispetto a una visione occupazionale e sindacale delle F.A. che alcune parti politiche propugnano.

Resta comunque il fatto che i russi si siano accorti delle vulnerabilità del capitano di fregata Biot (che queste fossero di natura economico-familiare, come asserito, o che fossero di altra natura) prima dei suoi colleghi e dei suoi superiori. Un segnale che dovrebbe far riflettere.

Foto: ministero della Difesa / web / U.S. Marine Corps

rheinmetal defence