Cina: la lunga marcia dei celesti incompetenti

(di Julian Carax)
08/05/21

Ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia”. Il buon William Scuotilancia non avrebbe mai potuto immaginare quanto sarebbe stata attagliata la sua prosa agli eventi dei nostri giorni.

Negli ultimi due anni abbiamo visto, e vissuto, quanto basta a colmare buona parte di una esistenza. Figli di un’epoca in cui la luna sembra talmente accessibile che se il potente di turno non azzarda un viaggio su Marte rischia di vincere la targa in pirite dello zotico dell’anno, abbiamo dovuto scoprire sulla nostra pelle l’angoscia di un incubo ancestrale che non sembra voler avere fine.

Dalle stelle a... cosa? Be' sì, anche la sfera celeste ci mette del suo. Ma come per il Covid sembra proprio che la fatalità non c’entri nulla.

Andiamo con ordine. Qualche giorno fa, usciti di casa di buon mattino, molti di noi accendendo la radio, dopo l’ormai consueto e “virale” bollettino, hanno stentato ad afferrare la notizia; non si trattava di uno sciame di perseidi in anticipo sul 10 agosto, ma dei ben più consistenti rottami di un missile cinese. Il nome è roboante e degno delle massime aspettative, Lunga Marcia; appartenenti ad un quadrante geografico che ha fatto del dubbio filosofico il suo credo, e permeati da uno spirito scetticamente scanzonato, abbiamo pensato con fare indulgente e domestico “sì... lunga, come no...”, ma certo non avremmo mai immaginato che il viaggio del titano astrale di Pechino potesse essere così breve.

Passi anche la fuggevolezza, e pazienza per qualche ingegnere che, ne abbiamo la sensazione, non se la passerà poi così bene, ma doversi anche attendere il precipitare di svariate tonnellate di rottami, beh, forse questo non ce lo saremmo meritato. Ma del resto, quanti di coloro che ci hanno lasciato per via di un virus veicolato nientepopodimenoche da un pipistrello, hanno meritato la fine atroce che hanno dovuto subire? Vi aiutiamo noi: nessuno.

Come del resto tutti avremmo avuto diritto a spiegazioni chiare e prive di stucchevoli orpelli retorici, circa il benvenuto imprudentemente riservato ai fallaci materiali sanitari acquistati dalla mitica batland orientale che, pur avendo non meno di 1 miliardo di abitanti, ha lamentato poco credibilmente poche migliaia di vittime ed una censura spietata. Ma questo è un altro discorso, fa parte delle cose di cui Orazio deve occuparsi sulla terra.

Volendo credere alla cabala, visti i messaggi rilasciati su Weibo da un account collegato al PCC e rilanciati da qualche patetico fenomeno circa la differenza tra il fuoco delle pire funebri indiane e quello sprigionato dai motori della Brevissima Marcia (passateci la boutade), forse è esistita una giustizia, purtroppo tardiva, ma che forse avrebbe potuto contribuire ad illuminare le ottenebrate circonvoluzioni cerebrali di grandi timonieri e principi rossi. Ma ci crediamo poco. Anzi per nulla.

Quello che non è chiaro a molti, vuoi per pigrizia, vuoi perché fanno parte del quadrante dove Carlo M. Cipolla1 posiziona gli stupidi pericolosi e senza speranza, è che la Cina, senza bisogno di intraprendere astrusi viaggi interplanetari, è davvero un altro mondo. Che non è detto che ci piaccia. Nel 1989 il governo cinese represse nel sangue le proteste di studenti e lavoratori: il selciato di Piazza Tienanmen gronda ancora in un silenzio assordante del sangue di persone mitragliate dai carri, in molti sono ancora in attesa di un gesto di umana resipiscenza. Umana, appunto, che pertiene agli esseri umani. Chi ha sparato a Tienanmen può essere definito tale? Eppure la paura ancora serpeggia, le commemorazioni sono vietate, e le autorità sono riuscite, anche grazie ad avanzati sistemi di intelligenza artificiale, a censurare numerosi contenuti online che riportavano la memoria a questa pagina di storia. Non sappiamo, né mai sapremo davvero quanti morirono, quanti furono costretti a portare nell’animo e sulla pelle i segni di quel che accadde. Eppure viviamo nel settore terrestre felice, siamo talmente ecumenici e perfetti che, pronti a massacrare – verbalmente – un ragazzotto vestito di calzamaglia azzurra che intende solo regalare un bacio ad una principessa di cartone, dimentichiamo quei diritti di cui godiamo ogni giorno, ed a cui siamo talmente assuefatti da non sapere neanche quali siano, i celeberrimi diritti umani.

In un attimo di presa di coscienza, siamo davvero consapevoli del fatto che la munifica Cina, il Paese che ha contrabbandato nel mondo, con la nostra colpevole e negletta acquiescenza, l’immagine di italiani spensierati che cantavano sui balconi l’inno del Dragone (sic!), non riconosce i diritti di Uiguri, Tibetani Mongoli?

Onore al governo inglese che, almeno diplomaticamente, ha avuto il coraggio di levare la sua voce su Hong Kong, e ha reso visibile il malessere provato da un governo e da una classe dirigente intolleranti alle critiche, e che non hanno accettato la revoca della licenza a trasmettere per l’emittente statale China Global Television Network da parte dell’authority inglese, data l’assenza di responsabilità editoriale dei contenuti, tutti in capo al PCC. Effettivamente un colpevole, se vogliano definirlo tale, qui c’è, è l’implacabile BBC che ha osato documentare sistemi di tortura e stupri ai danni delle donne uigure rinchiuse nei centri di trasformazione vocazionale per musulmani dello Xiniang.

Hong Kong sta seguendo la stessa sorte: dalla formula un Paese, due Sistemi, si è giunti a solo i Patrioti governano Hong Kong, con l’azzeramento dell’opposizione interna, e gli arresti a raffica che stanno segnando la sorte dell’autonomia cittadina; una città su cui è risuonato, come una campana a morto, il lungo applauso dei 3.000 delegati del PCC che hanno approvato l’emendamento della sua costituzione, che porterà a garantire che chi è contrario al partito ed al suo governo, non possa più sedere in parlamento. Si tratta di aver scientemente disatteso, in forza del diritto internazionale pattizio tra Stati, gli accordi stretti a suo tempo, e che avrebbero dovuto tutelare i sistemi economici, democratici e giudiziari ereditati dal Regno Unito; si tratta di aver legittimato un colpo di spugna liberticida.

La repressione cinese contro gli Uiguri e le altre minoranze non etnicamente cinesi non viene applicata solo grazie a detenzioni arbitrarie, ma anche con l’assimilazione forzata, che negli anni scori ha premiato in denaro i matrimoni tra uomini Han e donne di etnia uigura, che dal 2017 sono state peraltro oggetto di pressioni perché si sottoponessero ad aborti ed a sterilizzazione2. Dopo anni trascorsi a negare l’esistenza delle strutture detentive, per poi sostenere che fossero state chiuse, ora la Cina sostiene che i campi sono in realtà centri di istruzione e formazione professionale, indispensabili per eradicare pensieri estremi. E sia chiaro, a scanso di equivoci: religione e diritti in tema di libere espressioni sessuali non sono tollerati, anche se proseguono le trattative segrete tra Vaticano e governo per nomine episcopali dal tratto imperiale.

Il partito ha guadagnato potere ma ha perduto ampie quote di soft power, pur di fronte ad una ripresa economica di inusitato vigore, accompagnata sia dalla consueta campagna anti corruzione sia dal controllo esercitato sui giganti tecnologici3 perché non acquisiscano troppo potere; il tutto mentre il core del partito fedele al presidente veglia sui punti di faglia geopolitici, e la sinizzazione delle provincie dissidenti prosegue.

Sullo sfondo il Plenum ha dato il via libera al piano quindicennale, mantenendo la previsione di Xi quale grande (eterno?) timoniere, scrupolosamente attento alla cura del settore militare, mai così al centro delle attenzioni, ed alla preparazione del Congresso nazionale del 2022, che potrebbe consegnargli un’inedita ed ulteriore consacrazione politica, anche alla luce dei limiti anagrafici raggiunti da molti maggiorenti, che consentirebbero di creare vacanze da colmare con nuovi e più giovani fedeli. La grande rinascita della nazione cinese è in cima ad ogni progetto, indissolubilmente legata alla figura di Xi.

Torniamo al nostro totem, il razzo; lanciato per mandare in orbita il modulo centrale della stazione spaziale permanente, aveva un peso di almeno 270 tonnellate. Ovviamente l’ipotesi di una rovinosa ricaduta, secondo il Quotidiano del Popolo, viene derubricata a malevola e denigratoria "campagna occidentale". Se non fosse che già l’11 maggio 2020 era precipitato nell’Atlantico il prototipo Lunga Marcia 5B, verrebbe da pensare che, nomen numen, l’intitolazione meni potentemente gramo.

Più prosaicamente, siamo di fronte alla dimostrazione di una consapevolezza tecnologica evidentemente ancora acerba ed inaffidabile, che ama atteggiarsi, ma che di sostanziale ha ancora poco. Il problema è che l’insussistenza tecnica si associa ad una pressoché totale mancanza di afflato emotivo, per sposarsi ad una presunzione vuota che si appoggia sul nulla di un’ignoranza spocchiosa che, duole dirlo, evidentemente non ha vissuto e se, lo ha vissuto, non ha capito assolutamente nulla di un dramma che si consuma nel turbinio di scintille e ceneri di migliaia di pire. E si tratta di una manifestazione di particolare grettezza, visto che qualche giorno prima un account del ministero della pubblica sicurezza cinese ha pubblicato un post in cui comparava le cremazioni indiane con l’allestimento, un anno fa, dell’ospedale “Montagna del dio fuoco”.

Se il confine tra genio e follia è labile, quello tra stupidità e meschina cattiveria è inconsistente e, almeno per questa settimana, alligna in una Cina così permalosa da risentirsi per il minimo appunto, ma così leggera da dimenticare che il contagio è partito, tra mille menzogne, da Wuhan.

1 Le leggi fondamentali della stupidità umana

2 Associated Press

3 Vd. Alibaba

Foto: Xihua / Ministry of National Defense of the People's Republic of China / chinanews / web / gov.cn