In Cina i nazionalcomunisti festeggiano: l'onore di Shinzo Abe raddoppia

(di Gino Lanzara)
10/07/22

Diceva Umberto Eco, non l’ultimo pistola in fondo a sinistra (o a destra in via bipartisan) laureato all’università della vita, che.. internet ha dato diritto di parola agli imbecilli: prima parlavano solo al bar e subito venivano messi a tacere. Bei tempi.

Il problema si complica quando le gratuità idiote si sommano a prese di posizione quanto meno tollerate dalle istituzioni; non da ultimo, in Cina, ha spiccato la pubblicazione di felicitazioni per la morte dell’ex premier giapponese Shinzo Abe. Cultura e civiltà, in Cina, hanno conosciuto trasformazioni lunghissime, caratterizzate da momenti di evoluzione particolarmente bassa; basti guardare alle guerre ai passeri, ai grandi balzi in avanti con milioni di morti a corredo, ai libretti rossi di labilissima consistenza ideologica, alle violente rivoluzioni culturali, alla banda dei 4, ad una piazza Tien an Men insanguinata e disseminata di morti, agli odierni Boeing 737 fatti precipitare volontariamente con tanto di equipaggio e passeggeri, ai satelliti precipitati dal cielo. Insomma, verrebbe naturalmente da pensare: e parlano loro?

Andato via un grande timoniere ne è arrivato un altro; tra i privilegiati principi rossi, figli di coloro che hanno partecipato alla Lunga Marcia (alla faccia del nepotismo, vero presidente Xi?), e tra forme inedite di capitalismi di stato che hanno agevolato bolle speculative che stanno facendo impallidire il ricordo di Lehman Brothers, ha preso una quota che forse non ha mai abbandonato, un nazionalismo che non può che essere stupido, violento, becero anche se (udite, udite!) non occidentale. La Cina non fa nessuna eccezione. È chi vince, che non è detto che sia quello che dispone della cultura più elevata, quello che fa la storia.

Il comune senso dell’inciviltà percorre zone grigie, zone di mezzo, di mezzo come il redivivo impero cinese. Mentre è ancora palpitante (ma se ne dubita data la debolezza intrinseca della memoria dei più) l’impressione destata dall’umorismo cretino e macabro sulle pire funerarie dei morti indiani per covid, comparate al fuoco sprigionato dai missili di Pechino, missili su cui, date le molteplici defaillance, forse sarebbe il caso di glissare, ecco che spunta la gioiosa celebrazione dell’omicidio di Shinzo Abe.

Si arriva dunque all’ennesima dimostrazione di un’ignorante pochezza che, in un mondo globale e globalizzante, spicca ancora di più, viste le posizioni politiche di non interferenza; posizioni che portano a saccenti prese d’atto ed ammonimenti che, dall’alto degli abissi celesti da cui precipitano gli ancora più famosi satelliti a cui piacerebbe, invano, marciare più a lungo, vorrebbero insegnare con caratteristica supponenza la fava e la rava.

Cosa aspettarsi da una realtà come questa? Poco, più probabilmente nulla. Se manca il rispetto per i morti, è praticamente impossibile pretenderne per i vivi, anche perché ormai la storia, inutile maestra del vuoto ripieno di nulla, è diventata invece l’utile testimone di atti che ne giustificano altri sempre peggiori.

Nessuno è esente da colpe e difetti, volontari o meno che siano; sarebbe bello tuttavia il riconoscerli, perché una cosa deve essere chiara: in uno Stato che adopera software di tracciamento e riconoscimento, dove a Hong Kong non si tralascia nemmeno un sospiro, risulta davvero difficile che nessuno fosse a conoscenza del dileggiamento di un morto.

Viene da sperare che non ci sia davvero nulla di pretestuosamente e ripetutamente celeste in una realtà come questa, nulla che riconduca ad un Dio, qualunque esso sia; sarebbe davvero difficile riuscire a giustificarsi lì davanti.

Foto: presidenza del consiglio dei ministri del Giappone

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