Aumento delle spese per la Difesa: Se non oggi, quando?

(di Andrea Cucco)
29/03/22

La retorica italiota del “con tutti i problemi che ci sono, non è il momento adatto” è elettoralmente comprensibile ma denota la tradizionale scarsa conoscenza di una dimensione nazionale, quella della Difesa.

L’impegno del 2% del PIL alla Difesa è in calendario da oltre 3 lustri, ovvero dal 2006 ed è stato ribadito nel 2014. Qualcuno sottolinea che il Parlamento non ha mai approvato gli accordi? Bene, spieghi allora a cosa servono ministri e presidenti del consiglio se poi nei consessi internazionali la loro firma vale zero... Viaggiano a titolo personale o rappresentano l'Italia???

Il problema è che, nel Paese in cui i governi durano in media poco più di un anno, nessuno ha MAI preso seriamente l’onere di dire ai propri elettori che avremmo COMUNQUE dovuto raggiungere tale quota. Questo fino al terremoto dello scorso mese...

Di fronte alla guerra cosa facciamo? La chiamiamo "operazione speciale" (anche noi) per non vedere la nostra inadeguatezza ad affrontarla militarmente, economicamente e soprattutto culturalmente???

Ma in decenni, davvero non è stato fatto nulla?

È proseguita la “truffa internazionale” dell’inclusione del bilancio dell’Arma dei Carabinieri all’interno della "Funzione Difesa" del bilancio dell'omonimo ministero. Beninteso, amiamo e rispettiamo tutti la Benemerita e la vediamo impegnata quotidianamente in compiti di polizia. Se il suo mantenimento passasse contabilmente in carico al ministero della Salute o delle Pari Opportunità, non alzeremmo un sopracciglio? Perché, operando principalmente alle dipendenze del ministero dell’Interno, non grava (anche solo parzialmente) sul rispettivo bilancio?

5 anni fa è stato poi accorpato nell’Arma il corpo forestale dello Stato. A carico finale di chi? Sempre della Difesa...

L’1,3-1,4% sembra da anni troppo? Pensate che il reale valore, senza l’Arma sarebbe dello 0,8%-0,9%!

Giustamente si osserverà: "Ma dai, non scherziamo! Con così poco, pagati gli stipendi, come è stato possibile mantenere una minima credibilità in termini di mezzi?"

Ecco qui la mandrakata nazionale: le armi sono state raccontate come “dual use”!!!

Permesse così acquisizioni, ad esempio, di navi e droni (puntualmente disarmati o scarsamente munizionati) ed il problema politico-mediatico è stato aggirato: si spalma la patata bollente delle spese con altri dicasteri come quello dello sviluppo economico e il popolo ignorante (e bue) non si addolora troppo.

Per tagliare il personale è stato poi ridotto al lumicino il ricambio generazionale: l'età media dei militari è prossima ai 40 anni!

Domenica l’ultimo ministro di turno a via XX settembre (foto) ha chiosato in tv: L’Italia è un Paese serio e vuole continuare ad esserlo”.

La cruda realtà è che l’Italia avrebbe dovuto da molto tempo essere un Paese serio e dovrebbe cercare almeno ora di diventarlo realizzando un corretto bilancio della Difesa che ha viste sottratte per decenni risorse ai militari (“tanto quelli non si lamentano”?).

Non serve ora la solita campagna di un singolo partito, c’è bisogno che si comprenda - finalmente - che gli Uomini e Donne che indossano una divisa rappresentano, come poche altri nel Paese, lo Stato. E come tali vanno rispettati e “difesi” da tutti.

In un momento tanto grave il solo tardivo discutere se aumentare l’investimento nella Difesa è ridicolo.

Questo, a meno che i politici a cui sono asserviti i nostri militari disarmati non facciano interessi di altri Paesi. In tal caso il termine in questione cambia…

L’unica eccezione a queste argomentazioni può essere oggi solo una: la “conservazione”. Se, con forze armate divenute deterrenti e credibili, continueremo eunucamente a cedere sovranità territoriale e faremo ancora dietrofront di fronte alle prove di forza o volgeremo nuovamente lo sguardo altrove di fronte alla violenza, tanto vale lasciar perdere!

Tanto vale tornare a richiuderci in casa ed aspettare il decesso di un’Italia morente, con attorno troppi becchini intenti a scavarLe la fossa e nessun cittadino a difenderLa.

Foto: presidenza del consiglio dei ministri / ministero della difesa

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