Altro che Russia e Iran: è l’Italia ad essere sotto sanzioni economiche da anni ma nessuno ce lo dice!

(di David Rossi)
08/03/19

Su 196 Stati sovrani al mondo, una buona metà sono impegnati a imporsi sanzioni economiche a vicenda: si tratta di un nuovo tipo di guerra in cui la finanza è l'arma più potente, i proiettili non vengono sparati, le istituzioni finanziarie sono gli obiettivi e quasi tutti sono a rischio. Guerre commerciali, restrizioni finanziarie e attacchi informatici rappresentano un deterrente almeno uguale rispetto a bombe intelligenti, esplosioni e droni senza pilota1. L’Italia, a parte le iniziative in ambito UE e NATO, è impegnata da quasi trent’anni in un solo serio programma di financial and commercial warfare contro uno Stato sovrano, che evidentemente sta sulle scatole - mi si passi il termine - a tutte le generazioni di elettori e a tutti i Governi di qualsiasi colore politico che si sono succeduti grossomodo dalla metà degli anni Settanta fino all’esecutivo del cambiamento. Gli italiani, in mancanza di tanti nemici che portassero molto onore, le sanzioni, infatti, se le sono auto-imposte!

Non si spiega altrimenti che la seconda economia della Comunità economica europea - passata tra il 1969 e il 1980 dall’88% al 129% del PIL francese (in parole povere, dall’essere un ottavo più poveri al godere praticamente del 30% di ricchezza in più, con una popolazione allora quasi equivalente), ormai arranchi per non sprofondare dall’undicesimo posto attuale al tredicesimo, con la Turchia e il Messico pronti a scavalcarci nei prossimi due anni2.

A ben vedere, il malato dà sintomi preoccupanti da tempo: il grafico qui di lato ci mostra come nel trentennio tra le Olimpiadi di Roma e Italia ’90 il PIL dell’Italia sia andato in recessione quattro volte, mentre nei trent’anni successivi i periodi di recessione siano stati il doppio, ma soprattutto siano stati seguiti da riprese sempre più deboli, in un contesto economico sempre meno vivace.

Per capire quanto è grave il paziente Italia bisogna confrontare il grafico precedente col successivo, relativo alla Germania: a Berlino, come in tutti i Paesi europei con la sola eccezione della Grecia, i cicli economici negativi sono stati di meno, più brevi e in definitiva seguiti da riprese strutturalmente più solide e durature. Invece, qui da noi il pallone - mezzo sgonfio - ha rimbalzato sempre meno: a periodi di crescita debolissima, quasi una linea piatta, hanno fatto seguito recessioni lunghe e dolorose.

E non si venga a fare la figura degli sfigati dicendo che la Germania ha goduto di tutti i vantaggi dell’Euro: Berlino tra il 1991 e il 2011 ha pagato ogni anno la bellezza di 100 miliardi di Euro (propri) per la ricostruzione dei Lander orientali dopo la riunificazione. Alla fine, nel 2015 i Tedeschi hanno persino chiuso il bilancio in pareggio, per la prima volta dopo 45 anni. Vogliamo fare il paragone con i 66 miliardi spesi da noi per la ricostruzione della Campania e della Basilicata dopo il terremoto del 1980? Meglio di no, per non dover lavare troppi panni sporchi in pubblico… Mettiamo pure una pietra sopra alle manfrine dei vari Berlusconi/Tremonti, Renzi e Salvini/Di Maio per spillare uno zero virgola in più di deficit…

Il fatto è che stiamo peggio di prima, ma continuiamo a spendere (male) più di quanto possiamo permetterci: senza dirlo al Paese, ogni anno variamo una manovra d’emergenza da 70 miliardi per non far andare a ramengo l’INPS; sempre ogni anno chiediamo agli Italiani di frugarsi in tasca e pagare quasi 50 milardi di interessi sui titoli di stato (cioè sul debito pubblico) e - ancora sui dodici mesi - elargiamo una decina di miliardi a migliaia di lavativ… ehm… pensionati baby che hanno appeso il badge al chiodo prima dei quarant’anni. Per fare un paragone, questi gentiluomini e gentildonne ci costano il 40% dell’intero bilancio della Difesa e dieci volte più del budget del Parlamento, dei cui sprechi questi signori sono magari pure fustigatori, avendo molto tempo per stare seduti davanti al computer3.

Neppure si può paragonare questo fiume di soldi che esce dal cuore dell’economia col misero milioncino che la Difesa investirà nel 2019 per la cyber security4. E per fortuna che da anni i nostri leader sono appassionati di Internet!

Non colpevolizziamo troppo il “populismo” dei vari Berlusconi, Renzi, Grillo e Salvini per la terza recessione in dieci anni; in realtà, il populismo imperversa in Italia da decenni: la legge sull’Equo Canone, la Scala mobile, le pensioni d’anzianità dopo 15 anni di lavoro altro non furono che misure per compensare l’invidia sociale e ottenere consenso in modo facile. Populismo a fini elettorali, appunto. Il meccanismo però si è inceppato alla svelta e in modo brutale nell’ultimo quarto di secolo: non a caso, dal 1992 a oggi nessuna maggioranza di governo è uscita vincitrice dalle urne nelle elezioni successive5. Insomma, tutte le volte ci accorgiamo dei malefici effetti delle auto-sanzioni e incolpiamo il manovratore di turno. Così, ogni nuova maggioranza deve dar fondo alla creatività per uscire dalla palude, sempre con meno fondi, sempre tagliando il budget - soprattutto alla voce investimenti- di Difesa, Sanità e Istruzione, ma ogni volta determinando un’eterogenesi dei fini e lasciando il Paese peggio di come lo aveva trovato e con elettori sempre più inc… e alla ricerca di vendette.

Sarà un caso che persino l’Enciclopedia Treccani abbia certificato che… “il tafazzismo è una nostra dote preclara, ed è comprensibile che molti fatichino a rinunciarvi”. Per questo, ora conviene sedersi comodamente e aspettare la prossima mossa, la prossima sanzione economica auto-inflitta, il prossimo atto di autolesionismo. Sarà un tentativo di l’uscita dall’Euro? In tal caso, ci sarà da “divertirsi”: l’ultima volta che ci siamo difesi da soli contro la speculazione monetaria che colpisce le valute deboli, nel 1992, abbiamo bruciato l’equivalente di 55 miliardi di Euro riserve valutarie e attuato una manovra finanziaria da quasi 85 miliardi per difendere la Lira. Il Regno unito non ci ha nemmeno provato, a difendere la Sterlina: hanno preferito non cedere alla tentazione “populista” di tutelare la valuta e, poi, si sono goduti vent’anni di ottima crescita e riprese solide. Noi, invece, ci siamo auto-sanzionati di brutto, per la prima volta. E non ultima…

1Financial Weapons of War, Tom C. W. Lin, Temple University

2Col PIL pro capite sceso al 92% di quello francese e 90% di quello britannico…Abbiamo perso addirittura il 40% in una generazione e mezzo!

3Per quelli di loro che ci leggono e si infuriano, rispondo con le parole di Exeter nell’Enrico V di Shakespeare: “La considerazione che fa di voi si riassume così: disistima, disprezzo, qualunque cosa che non sia disdicevole (al colui il quale) vi manda questo messaggio”

4 https://www.openinnovation.regione.lombardia.it/it/b/572/nuovi-fondi-per...

51992: quadripartito, 1994: centrodestra, 1996: centrosinistra, 2001: centrodestra, 2006: centrosinistra, 2008: centrodestra, 2013: centrosinistra, 2018: sovranisti

Foto: presidenza del consiglio dei ministri / web

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