Le società di sicurezza russe utilizzate nell’Africa Sub-sahariana: missione (im)possibile?

(di Francesco Ferrante)
17/06/20

Prima della propria dissoluzione nel 1991, l'Unione Sovietica è stata un attore chiave nell'Africa subsahariana. Ma all'indomani della guerra fredda, la Federazione Russa praticamente si ritirò dal continente. Solo tra il 2006 e il 2009 questa tendenza ha iniziato ad invertirsi: prima Vladimir Putin, e successivamente Dmitry Medvedev, fecerò visita nel continente africano, aprendo la strada al cosiddetto "ritorno in Africa" ​​della Federazione Russa.

Un importante passo in tal senso è stato il vertice Russia-Africa tenutosi l'anno scorso a Sochi. Eppure, in un contesto internazionale per quanto attiene i mercati africani, le risorse e il capitale umano, la Russia ha ancora opzioni limitate. Le sue ambizioni in Africa sono ostacolate da un suo arrivo tardivo, da risorse economiche relativamente scarse, da mancanza di attrattiva del proprio “modello economico” e da una certa inefficacia del suo "soft power". Pertanto, ad oggi, la Russia non è ancora in grado di poter competere in senso convenzionale coi principali attori presenti nella regione. Questo ha spinto Mosca ad agire in modo non convenzionale. Nel contesto russo, ciò ha implicato forzare alcune regole attraverso l'uso di contractors/mercenari. Da qui l'ascesa delle compagnie militari private russe (PMC, Private Military Companies) nell'Africa sub-sahariana, una regione dotata di risorse naturali ma caratterizzata dalla forte instabilità e dalla minaccia perpetua del terrorismo.

"Come è stato temprato l'acciaio": presenza russa (para) militare in Africa

Per guadagnare terreno in Africa, durante la Guerra Fredda, l'URSS si affidò alla cooperazione tecnico-militare (vojenno-tekhnicheskoye sotrudnichestvo). Ciò includeva l'invio di personale militare sovietico (più che altro “advisors”). Di solito, questi consiglieri non prendevano parte ad azioni di combattimento. Il loro obiettivo principale era offrire servizi di formazione e consulenza. Un passaggio cruciale arrivò verso la seconda metà degli anni '80 con le cosiddette "guerre di confine", una serie di piccoli conflitti intrapresi dal leader libico Muamar Gheddafi contro gli stati limitrofi. L'esercito sovietico combatté dalla parte di Gheddafi, tramite l’uso di mercenari1. Dopo il 1991, molti di loro rimasero nel paese. E di fatto divennero i primi appaltatori militari privati ​​russi nel continente.

Tra gli anni '90 e la fine degli anni 2000, le attività degli appaltatori russi in Africa divennero tattiche e non coordinate con conseguenti difficoltà nel competere con simili società militari private occidentali (Western Private Military Security Companies, PMSC). Similmente a quanto accaduto proprio con alcune paritetiche antagoniste occidentali, in alcuni casi, le attività dei contractors russi sono state difficilmente scindibili da attività criminali ordinarie. Come, ad esempio, avvenne nel 2012, durante la famigerata "vicenda della Myre Seadiver"2, episodio nel quale una nave appartenente ad una società di sicurezza russa, la Moran PMC – a quanto si dice connessa col famigerato Wagner Group3 - venne sequestrata dalle autorità nigeriane con l'accusa di traffico d’armi. Diversamente, le società private di sicurezza (PSC), come ad esempio il PMC del gruppo RSB4, hanno svolto missioni legittime non-combat.

Dopo il 2014 qualcosa cambiò. Il consolidamento delle attività russe in Africa arrivò tramite Evgenij Prigozhin5, un miliardario con qualche trascorso criminale. Almeno in superficie, Prighozhin ha assunto un ruolo di primo piano nelle questioni relative alle società militari private.

Mercenari russi in Africa: operazioni e complicazioni

L'attività delle PMC russe nei paesi dell'Africa subsahariana si basa su un modello su tre schemi diversi. In primo luogo, se vi siano risorse naturali in gioco. Secondo, se ci sia arretratezza economica e instabilità politica. Terzo, se esista una minaccia di estremismo o terrorismo e (in molte occasioni) di isolamento internazionale. Pertanto, il principio operativo della Russia segue la formula elaborata in Siria: "protezione in cambio di concessioni" - accordi lucrativi con le industrie locali in cambio di servizi (para) militari.

La prima tappa comprovata effettuata dalle società private di sicurezza russe nel continente è stata la Repubblica Centrafricana (CAR), un paese dilaniato dall'intensa guerra civile dal 2012. Incapace di sconfiggere i ribelli, il presidente Faustin-Archange Touadéra chiese aiuto a Mosca6, cercando, inoltre, supporto per alleggerire l’embargo internazionale sulla vendita di armi. La Russia rispose alla chiamata: nel 2018 un primo gruppo di consiglieri militari giunse nel paese unitamente ad un carico di armi. Furono schierati con mandato7 U.N. (Ris.n. 1207). Ufficiosamente, però, vennero raggiunti da alcuni mercenari russi del Wagner Group8. Secondo quanto riferito, i mercenari avrebbero dovuto proteggere i beni relativi a Prigozhin di Lobaye Invest Ltd9. Vale la pena ricordare, inoltre, che un cittadino russo divenne addirittura consigliere per la sicurezza nazionale del presidente Touadera (Valery Zakharov, ex funzionario dell'intelligence, che lavorava per Prigozhin).

Sebbene si potrebbe facilmente concludere che questi sviluppi appaiano come un’indiscutibile vittoria della Russia in Repubblica Centrafricana, la realtà è, in verità, un pò più contorta. Da un punto di vista geo-economico, la vera portata delle risorse minerarie locali (oro e diamanti) potrebbe essere stata di gran lunga esagerata10. Quindi per la Russia (non per i singoli "uomini d'affari", come Prigozhin) impegnarsi massicciamente nel paese non porterà importanti vantaggi economici. Se l'obiettivo finale della Russia nella Repubblica Centrafricana fosse geopolitico, che includa il rovesciamento dell’egemonia francese e la creazione di un HUB (punto d'appoggio logistico) per coprire altre aree più redditizie, come l'Angola, la mossa della Russia manca di buon senso11,12.

Nel breve e medio termine, i francesi sono difficilmente rimpiazzabili avendo una consolidata presenza da anni, ed essendo il principale fornitore di aiuti al paese in esame. Se questo dovesse cambiare, la Russia sarà difficilmente in grado o disposta a raccogliere quell’eredità ed investire di conseguenza nella Repubblica Centrafricana. Ciò, inoltre, minerebbe la credibilità di Touadéra, simpatetico alla Russia. Allo stesso modo, non è chiaro come gli sforzi della Russia in Repubblica centrafricana possano parallelamente accelerare i progressi in Angola. A parte le differenze culturali, linguistiche e politiche, questi due paesi hanno un potere contrattuale diverso. Forse, la natura ambigua di qualsiasi "vittoria" ha reso cauta la leadership militare-politica della Russia riguardo troppe promesse. È per queste ragioni che i migliori alti ufficiali russi si erano mostrati circospetti relativamente un'idea espressa dal ministro della Difesa della Repubblica Centrafricana, Marie-Noëlle Koyara, circa la costruzione di una base militare russa in CAR13.

La seconda tappa delle società militari private russe è stata il Sudan, paese ostracizzato dalla comunità internazionale per aver ospitato terroristi e aver condotto esplicite atrocità contro la propria popolazione. Il coinvolgimento russo si basava sull'accordo14 siglato tra al-Bashir e Medvedev nel 2018, in cui il gruppo M-Invest collegato a Prigozhin ottenne una concessione sull'estrazione di oro. Nonostante le analogie, le azioni della Russia non hanno lasciato traccia di legittimità: ​​i mercenari russi giunsero15 e iniziarono ad operare16 nel paese con il consenso del dittatore locale Omar al-Bashir. Dopo aver visitato la Russia diversi mesi prima, al-Bashir aveva anche invitato la Russia a costruire una base navale-militare nel suo paese. Alcune fonti internazionali hanno accusato i mercenari russi di una violenta repressione delle proteste popolari locali. I funzionari russi hanno dapprima scrollato le spalle, ma successivamente ammesso la presenza di "specialisti" nell’area, affermando che l’unica missione di questi specialisti fosse solamente formazione e consulenza.

L'immagine del successo della Russia in Sudan ha dei difetti. Dopo la caduta di al-Bashir nel 2019, il nuovo governo ad interim ha cercato di diversificare la sua politica estera, facendo appello agli Emirati Arabi Uniti e alla Turchia e cercando di rafforzare i legami con gli Stati Uniti, dopo oltre due decenni di silenzio. La Cina17, con l’enorme controllo del settore petrolifero locale, rimane uno degli attori in gioco più potenti nel paese. Per quanto riguarda la Russia - che si affrettò a riconoscere il cambio di regime in Sudan – rimane il cattivo retrogusto in bocca per il suo coinvolgimento con il vecchio regime, nonostante i colloqui18 tra il vice ministro degli esteri russo Mikhail Bogdanov (una figura chiave nella diplomazia africana di Mosca) e le autorità sudanesi provvisorie dopo il rovesciamento di al-Bashir.

Un terzo paese dove operano società militari private russe è il Mozambico, paese dotato di risorse naturali ma devastato dal radicalismo islamico. Le autorità locali non hanno mai nascosto le speranze che l'esperienza russa nelle operazioni antiterroristiche o di insurrezione potesse aiutare le forze armate locali nella risoluzione del problema. Quelle aspettative19, tuttavia, si sono rivelate fin qui troppo ambiziose. Come previsto da analisti specializzati nelle PMC in Africa, anche i contractors russi hanno faticato nel cercare di contenere il problema. Gli impegni con gli insorti hanno comportato grandi perdite20. Si dice che queste sconfitte, unite all'incapacità di trovare una lingua comune21 con i militari locali, abbiano cambiato l'umore22 della leadership politico-militare locale. I risultati hanno messo in dubbio la capacità dei mercenari russi di risolvere il problema in Cabo Delgado.

Risultati intermedi

L’impiego delle PMC nell'Africa subsahariana non ha fin’ora prodotto grandi benefici per la Russia. Inoltre, è improbabile che la situazione cambi nel breve termine. I problemi affrontati dai governi locali - radicalizzazione della gioventù, terrorismo e fondamentalismo islamico - necessitano di riforme globali. Qui, i mercenari russi sul campo potrebbero avere persino degli effetti negativi. Di fronte alle forze ribelli e alle crescenti tensioni con le forze armate locali, la presenza di mercenari russi potrebbe innescare tensioni intra-africane. Ad esempio, l'avvento degli appaltatori russi in Mozambico ha provocato sentimenti negativi in ​​Sudafrica, il principale partner regionale della Russia. Ed ogni battuta d'arresto - come quella in Mozambico - probabilmente arrecherà discredito nella percezione globale, tagliendo, di fatto, fuori eventuali futuri clienti africani.

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