Nuovo comandante alla brigata paracadutisti “Folgore”

(di Giusy Federici)
29/07/17

Il comando della brigata Folgore non viene dato a tutti”. Si poteva andare tutti a casa e non scrivere più niente, perché è tutto racchiuso in questa frase. L’ha pronunciata il comandante della divisione Friuli, generale Carlo La Manna, dopo il passaggio di consegne da parte del generale di brigata Roberto Vannacci al parigrado Rodolfo Sganga, diventato il 32esimo comandante della brigata paracadutisti Folgore.

Una cerimonia breve, essenziale ma significante quella del 28 luglio alla caserma Gamerra di Pisa, dove due uomini con grande curriculum ed estrema credibilità si sono scambiati i baschi e il comando.

Molte le autorità militari e civili. In primis l’associazione paracadutisti d’Italia ANPd’I con il presidente nazionale gen. Marco Bertolini e il medagliere nazionale, portato dall’alfiere Marco Mattia Magretti. Varie le sezioni tra cui Roma con il presidente Adriano Tocchi. Aviolanci Tcl hanno concluso l’evento.

Il saluto del generale Vannacci

Un grazie particolare all’Associazione nazionale paracadutisti d’Italia che ormai, nel solco di una consolidata tradizione è qui schierata insieme a noi”, ha esordito il gen. Roberto Vannacci nel suo ultimo discorso da Aquila 1. “Oggi lascio il comando della Folgore. Mi inchino di fronte alle bandiere di guerra dei nostri reggimenti qui rappresentate dalla bandiera d’Istituto del centro di addestramento di paracadutismo, sicuro che i loro colori continueranno a rappresentare i valori di Patria, onore, fedeltà, sacrificio che da sempre caratterizzano la Folgore. Non è un momento semplice per me e devo dire che, seppur velatamente, sono animato da sentimenti di tristezza e malinconia… Ma mi conforta guardare lo schieramento di fronte a me e incrociare gli sguardi fieri e orgogliosi dei paracadutisti con i quali, durante questi mesi, abbiamo lavorato con entusiasmo e con passione. Mi conforta l’aver stretto la mano, per l’ultima volta in qualità di Aquila 1, ai vostri comandanti di reggimento, persone serie, professionisti di razza, persone semplici ma che sono animate da una volontà realizzatrice che non ha uguali. Sono convinto di lasciare in buone mani la Folgore. So di lasciare un’unità pronta, motivata, disciplinata, che ho personalmente guidato in un lungo ed arduo percorso, terminato con la certificazione per il vostro prossimo impiego in Libano che, devo dire senza grandi sorprese, ha dato ottimi risultati…”. Ma la soddisfazione più grande, ha osservato Vannacci, è sapere quanto la Folgore sia amata dai cittadini italiani. “I semplici cittadini, che vi hanno visto operare giorno dopo giorno, nelle maggiori città italiane, per garantire la loro sicurezza. hanno apprezzato sicuramente la professionalità, la serietà, l’efficacia delle vostre azioni. Ma, ve lo assicuro, hanno apprezzato l’educazione, il rispetto, il bel portamento e la forza tranquilla che è caratteristica di chi non ha nulla da dimostrare, perché sa di essere, che ha sempre caratterizzato il vostro agire”.

Mi conforta, infine, lasciare la brigata nella mani del collega ed amico Rodolfo Sganga, un uomo dalle rare capacità, che vi saprà guidare verso obiettivi sempre più ambiziosi. Non posso lasciare questo piazzale e questo schieramento senza condividere con voi un sentimento che mi anima, ovvero la convinzione che in questo momento si sta concludendo un capitolo della mia vita. Per la seconda volta nella mia carriera – la prima è stata quando ho lasciato il comando del 9° reggimento Col Moschin – mi rendo conto che non indosserò mai più le tanto amate mostrine azzurre sul bavero della mia giacca e le prossime volte che varcherò il portone di queste caserme lo farò chiedendo il permesso, da ospite”.

Tra i ringraziamenti ai comandanti, il primo è andato al comandante della divisione Friuli, generale Carlo La Manna, “per avermi fatto lavorare con serenità, per il suo supporto in ogni situazione anche quando, forse per un mio errore di valutazione, mi è sembrato di nuotare controcorrente… ringrazio le autorità civili dei territori dove sono i reparti della Folgore, per l’accoglienza e l’ospitalità che hanno sempre dimostrato.

Ringrazio l’Associazione nazionale paracadutisti d’Italia, quella che io chiamo la Folgore senza stellette, un sodalizio al cui interno esistono personalità di eccezionale spicco: generale Bertolini, presidente nazionale dell’Associazione, grazie per tutto quello che ha fatto e grazie per le sinergie che siamo riusciti a realizzare, sono convinto che si potranno sviluppare in futuro con ottimi risultati…

E grazie, soprattutto, a voi paracadutisti, ancora una volta avere dimostrato di essere il meglio che la nostra Patria può offrire. Voi rischiate ogni giorno deliberatamente tutto senza chiedere nulla in cambio e questo è impagabile. Oggi non ho esortazioni, le ho esaurite, ma voglio rinnovare un messaggio, uno di quelli che mi avete sentito ripetere duranti questi mesi… voi paracadutisti siete i professionisti del rischio, ovvio. Ma quello che per alcuni non è ovvio è che il sistema più proficuo, più efficiente, più efficace ed inevitabile per minimizzare i rischi che la vostra missione – non il vostro mestiere – implica, è un sano, duro, protratto, faticoso, spossante addestramento. La Folgore ha muscoli saldi, fiato lungo e animo ben abituato al sacrificio quindi non ho dubbi, caro Rodolfo, che continuerà a minimizzare questi rischi.

E vorrei fare un saluto particolare, oggi, a chi starà per aria per un po’ e un po’ lo invidio, anche se sinceramente bisogna avere delle doti di coraggio veramente incredibili: voglio salutare il paracadutista ed incursore Paolo Nespoli che oggi, per la terza volta, a 60 anni, andrà in missione spaziale. Questo è uno degli esempi di quello che la Folgore e il 9° reggimento Col Moschin possono produrre…

Nuovo comandante Folgore, generale di brigata Rodolfo Sganga

Non posso fare a meno di iniziare il mio discorso dicendo che sono estremamente emozionato”, le prime parole di Rodolfo Sganga, nuova Aquila 1 della brigata.

“Avevo preso in considerazione l’ipotesi di non parlare durante la cerimonia del cambio del comandante della Folgore. In fondo, questo è un momento per il comandante uscente, che trae un po’ un bilancio del suo mandato. La verità è che quando so di trovarmi di fronte a uomini e donne in uniforme, a cittadini con la C maiuscola che servono le istituzioni in silenzio, quotidianamente, con grande impegno e dignità, non riesco a trattenermi dal far sapere loro quanta stima e quanta ammirazione nutro nei loro confronti…Paracadutisti del centro addestramento di paracadutismo, voi oggi qui rappresentate idealmente tutti i paracadutisti della Folgore: a voi dico grazie per quello che fate, voi siete senza dubbio l’espressione dell’Italia migliore.

Ringrazio il capo di Stato maggiore dell’Esercito e tutta la mia catena di comando per avermi concesso l’onore, il privilegio ed assegnato la responsabilità della miglior brigata dell’Esercito italiano. Al comandante uscente, il generale Vannacci, la mia riconoscenza per avermi appena ceduto il comando di una macchina da corsa perfettamente oliata e funzionante. A te, Roberto, il mio più sincero in bocca al lupo per il tuo prossimo incarico… chiudo il mio breve discorso tornando a rivolgermi ai miei paracadutisti così come ho cominciato, nell’assoluta convinzione e concordando con chi, prima di me, ha detto che ad un comandante è dovuto il rispetto formale e l’obbedienza ma tutto il resto se lo deve guadagnare. Assicuro a tutti il mio massimo impegno, la mia totale dedizione affinché, in qualità di Aquila 1, io possa essere quotidianamente alla vostra altezza”.

Provo tanto orgoglio, tante emozioni, la consapevolezza di assumere il comando di un’unità d’èlite la cui componente fondamentale, quella che veramente fa la differenza sono gli uomini, la qualità dei nostri paracadutisti è eccezionale”, ha aggiunto il generale Sganga durante un breve incontro con i giornalisti.

Il paracadutista è estremamente flessibile e impiegabile in qualsiasi contesto operativo. Questa è la caratteristica principale che ci differenzia da tutti gli altri. Il mio predecessore mi lascia, come ho detto, una macchina da corsa perfettamente funzionante e quindi, per me, la sfida sarà quella di saltare alla guida di questa macchina sportiva che sta correndo. Ma ce la faremo. Il prossimo impegno potrebbe essere in Libano ma noi siamo pronti a qualsiasi genere di esigenza, proprio per questa caratteristica che ci contraddistingue dell’essere pronti e flessibili per qualsiasi tipo di impiego, il Libano se sarà questo Paese o altrove se dovesse servire. Perché noi paracadutisti ci siamo sempre, grazie alle capacità specialistiche di cui è dotata questa brigata, attualmente dall’operazione Strade sicure alla formazione di piccoli contingenti nei principali teatri operativi dove è impiegato l’Esercito italiano. Chiaramente, ci dobbiamo preparare per questo, la nostra caratteristica è proprio quella dell’addestramento, varie ore per 365 giorni l’anno, per essere pronti in qualsiasi momento, per qualsiasi impiego in qualsiasi teatro operativo”.

Qualcuno gli ha chiesto del problema delle infrastrutture militari e in tutta Italia, la cui mancanza di fondi per ristrutturarle le rende spesso obsolete quando non fatiscenti. “I problemi delle infrastrutture sono tutti sicuramente superabili. Quelle in cui attualmente opera la brigata sono idonee”, ha risposto Sganga.

Però, quello che per noi fa la differenza, è la qualità dell’individuo, non l’infrastruttura. Abbiamo trascorso lunghi periodi in teatri operativi dormendo sotto una tenda a 50gradi all’ombra senza aria condizionata, non è certo un po’ di intonaco che si scrosta a fare la differenza. L’adattabilità a 360 gradi è una caratteristica del paracadutista. E poi c’è un motto, informale, che dice :se puoi stare scomodo, perché devi stare comodo? L’unico segreto qui sono i paracadutisti, è questo quel che fa la differenza di questa brigata. Ma questo è scontato, no?

E, se con l’associazione nazionale paracadutisti d’Italia ANPd’I, continuerà ad esserci piena collaborazione , la risposta è stata “Assolutamente sì. Totale. E poi adesso c’è il generale Bertolini…”.

La Folgore è una famiglia. Ricordando Gianluca

 “Il mio primo pensiero va a tutti i caduti e a tutti i feriti delle guerre ed operazioni a cui abbiamo preso parte, senza dubbio sono loro che ci indicano la via del dovere. Lo stesso pensiero voglio rivolgerlo alle loro famiglie, che portano nell’animo e nello spirito le stesse ferite che i loro cari hanno subìto sulla carne”, ha detto Rodolfo Sganga nel suo discorso di insediamento a capo della Folgore. Tra questi familiari c’era Maddalena Natta, la mamma di Gianluca Catenaro, caporalmaggiore dei paracadutisti. Nel ’94 in Spagna, a Murcia, ha perso la vita, coinvolto in un incidente stradale mentre precedeva l’autocolonna militare durante un addestramento italo-spagnolo. Lì c’è un monumento che lo ricorda. In Italia, dopo 23 anni, Gianluca è stato riconosciuto vittima del dovere. Era già stato decorato con Croce d’oro al merito dell’Esercito, consegnata alla madre direttamente dall’allora presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, nel ’99, davanti l’altare della Patria. Al suo paese, Pescosolido nel Frosinate, gli hanno dedicato la scuola elementare dove ha studiato da bambino e la famiglia, per non far dimenticare Catenaro, ha istituito un concorso ache porta il suo nome per i bambini della quinta elementare di due scuole, temi che hanno per argomento la guerra, la pace, l’attualità e una lettera da scrivere a Gianluca.

Il premio è una pergamena con su scritta una cifra, spendibile in cartolibreria per acquistare materiale scolastico. “Io ho pensato, da subito, che nonostante la scuola fosse intitolata a lui, era comunque importante fare qualcosa di concreto per non farlo dimenticare”, racconta Maddalena.

La Folgore è una famiglia, tutti ci sono sempre stati vicini e non hanno mai fatto mancare il loro affetto. Ma non solo: i militari ormai fanno parte della nostra vita e anche a Sora, alla caserma militare del 41esimo Cordenons, partecipiamo alle loro attività e a anche loro ci sostengono. Per me, ogni ragazzo che indossa una divisa ha la porta aperta a casa nostra. E quando vengono al mio paese per gli addestramenti, se sono vicino casa, io non posso fare a meno di andare, salutare, portar loro qualcosa da mangiare o un caffè, chiedere di cosa hanno bisogno. Mi fa immensamente piacere avere questi ragazzi a casa, come anche restare in contatto con quelli che erano insieme a mio figlio. Io quando sono in mezzo a loro sto bene. Rivedo Gianluca e sento tutti loro come se fossero figli miei”.

(foto dell'autrice)