10 maggio 1951-10 maggio 2019: 68 anni di Aviazione dell’Esercito

(di Tiziano Ciocchetti)
12/05/19

Si è celebrato presso l’aeroporto Fabbri di Viterbo, sede della Brigata AvEs (Aviazione dell’Esercito), il sessantottesimo anniversario della creazione della specialità che, come l’ha definita il suo comandante, il generale di brigata Paolo Riccò, è una forza armata nella forza armata.

La necessità per l’Esercito italiano di avere un servizio di ricognizione e acquisizione degli obiettivi dall’alto (gli UAV ancora non esistevano), portò nel 1951 alla creazione Aviazione Leggera dell’Esercito (ALE), equipaggiata all’epoca con i piccoli Piper L-19.

L’anno successivo, la società Augusta otteneva la licenza dagli Stati Uniti per la produzione in serie degli elicotteri Bell 47, denominati AB-47.

All’inizio le prime versione vedevano una cabina a bolla e la trave di coda e tubolari scoperti, successivamente, grazie all’incremento di potenza del motore, gli fu data una nuova struttura alla cabina e la trave di coda venne rivestita, Un altro anno importante per l’Aviazione dell’Esercito fu il 1963 quando entrò in servizio il Bell 204, una macchina di categoria superiore, munita di un propulsore a turbina.

Proprio questi elicotteri furono i primi ad essere dispiegati all’estero, nel 1978, nel quadro della missione UNIFIL in Libano.

Da allora si sono succeduti vent’anni di missioni nei vari teatri internazionali di crisi, che hanno visto i velivoli dell’Aviazione dell’Esercito svolgere un innumerevole spettro di attività: dalla ricognizione al trasporto, dall’inserimento di forze speciali al fuoco di soppressione, all’evacuazione MEDEVAC.

Nel corso della cerimonia, il generale Riccò ha parlato del continuo impegno delle donne e degli uomini dell’AvEs per il sostegno alla popolazione italiana colpita dalle calamità naturali e la partecipazione, su richiesta delle varie Prefetture, all’operazione Strade Sicure.

Nonostante tale impegno, i velivoli dell’Esercito hanno continuato a volare sui cieli dell’Iraq (unico assetto europeo in teatro in grado di compiere missioni di Personal Recovery) e dell’Afghanistan. Tuttavia, il comandante non ha mancato di evidenziare gli scarsi finanziamenti che interessano la specialità, dovendosi quindi confrontare quotidianamente con una cronica razionalizzazione delle risorse, pur mantenendo una prontezza operativa H24.

Senza dimenticare i 116 baschi azzurri caduti in missione e nelle operazioni di soccorso sul territorio nazionale dalla fondazione della specialità.

Successivamente ha preso la parola il capo di stato maggiore dell’Esercito generale Farina il quale non ha mancato di sottolineare – in controtendenza con la solita retorica politica del dual use – l’importanza di acquisire macchine e armamenti sempre più sofisticati (ha annunciato che entro il 2025 saranno pronti tre prototipi del nuovo elicottero d’attacco, che andrà a sostituire il Mangusta, AW-249, per poi acquisirne altri 45), come missili stand-off di nuova generazione, in grado di colpire forze nemiche a grande distanza, prima ancora che si schierino per attaccare.