Le armi nucleari in Italia

(di Tiziano Ciocchetti)
18/11/19

Nell’aprile del 1960 viene istituita, da parte dell’Aeronautica Militare italiana, la 36ᵃ Aerobrigata di Interdizione Strategica, con comando in Puglia, a Gioia del Colle.

La grande unità era composta dal 1° Reparto IS e dal 2° Reparto IS, ognuno dei quali controllava cinque postazioni LP (Launch Positions), con un missile di pronto impiego e due ricariche, per complessivi trenta colpi.

I missili IRBM (Intermediate Range Ballistic Missile) erano i Chrysler SM-78/PGM-19A Jupiter, i quali potevano trasportare una testata termonucleare Los Alamos/Sandia Mk-49 Mod. 3 da 1,44 Megatoni a una distanza massima di circa 3.000 km.

Alle dipendenze del 1° Reparto c’erano cinque Gruppi, tra i quali il 56°, il 57°, il 58° e il 60° Gruppo IS.

Il 2° Reparto controllava gli altri cinque, tra i quali il 108°, il 109°, il 111° e il 112° Gruppo IS.

Affiancati ai reparti italiani vi erano il 7230ᵗʰ Support Squadron e il 305ᵗʰ Munitions Maintenance dell’USAF.

Contrariamente alle procedure operative dell’epoca, le testate termonucleari Mk-49, non erano stoccate nei depositi, ma direttamente installate nelle ogive dei missili, causando le proteste del Joint Committee on Atomic Energy, che nel febbraio del 1961 propose il completo ritiro degli IRBM dalle basi europee in quanto ritenute non sicure.

In quel periodo, soprattutto per il significativo interessamento di Giulio Andreotti, la Difesa italiana era intenzionata a dotarsi di un armamento nucleare strategico (in quanto riconosciuto come l’unico strumento per avere un ruolo di primo piano nei futuri scenari internazionali).

Infatti, la Marina Militare italiana, aveva avviato un programma per l’installazione degli FBM (Fleet Ballistic Missile) POLARIS a bordo degli incrociatori lanciamissili Giuseppe Garibaldi, Andrea Doria, Caio Duilio e Vittorio Veneto (nel corso della crisi dei missili a Cuba, nel 1962, il GARIBALDI si trovava negli Stati Uniti per effettuare delle prove tecniche dei suoi quattro pozzi per il lancio dei Polaris).

Tuttavia, l’instabilità politica italiana, nonché la paura che i segreti delle armi nucleari potessero essere trasmessi oltre cortina (il Partito Comunista Italiano era fortemente radicato sul territorio), fecero propendere Washington per l’annullamento del programma nucleare italiano.

La 36ᵃ Aerobrigata fu disattivata il 1° aprile 1963 e definitivamente sciolta il 21 giugno.