I pontoni armati della Regia Marina

(di Mario Veronesi)
16/10/18

Scoppiata la Prima Guerra Mondiale, la Regia Marina ebbe il compito principalmente in Adriatico, di mantenere il dominio marittimo, e di proteggere le coste. Lungo le coste, vennero attrezzati treni armati, che facevano la spola da Ravenna a Brindisi. Il 20 luglio con l’equipaggio superstite dell’incrociatore Amalfi, fu creata la prima batteria lagunare terrestre da 76/17 operante con la Brigata Perugia (129° e 130° fanteria), sul fianco a mare della III° Armata, come supporto di artiglieria nella zona compresa tra la laguna di Venezia e il fronte dell'Isonzo. In autunno erano in azione ben 97 pezzi d’artiglieria di vario calibro, che costituirono un vero e proprio reggimento (raggruppamento) nel VII° Corpo d’Armata. Nell’ambito di queste complesse operazioni, furono creati mezzi navali speciali, allestiti per fornire appoggio di fuoco alle forze terrestri: i pontoni o zatteroni armati, che per le caratteristiche della navigazione della zona litoranea, fu necessario approntare un numero di imbarcazioni a basso pescaggio sui quali venivano montati grossi calibri d'artiglieria e pezzi contraerei. Alcune di queste chiatte erano state riconvertite all'uso militare dal naviglio mercantile e da pesca, altri pontoni erano stati costruiti ex novo dall'Arsenale di Venezia. Dal 1916 erano stati approntati dall’arsenale di Venezia diversi galleggianti sia in ferro sia in legno, armati da 60 a 100 tonnellate.

Il territorio lagunare caratterizzato da una fitta rete di canali e vie d'acqua che attraversano la “Litoranea Veneta”, che ha come inizio naturale la laguna di Venezia, prosegue verso il porto del Lido e attraversando canali tocca il fiume Sile. E, dopo un percorso di circa 127 km, sfocia a Punta Sdobba nel golfo di Trieste. È costituita da tratti di canale artificiale che si alternano a tratti naturali ricavati dai fiumi Sile, Piave, Livenza, Lemene, Tagliamento, Stella, Isonzo e dalle lagune di Caorle, Marano e Grado. E' stata nel tempo un sistema fluviale di navigazione di grande importanza e sviluppo per i trasporti e per i commerci dal golfo di Trieste a quello della laguna di Venezia. La caratteristica di quella guerra, indusse la Regia Marina a svolgere a fianco dell’esercito, un’importante azione, che comportò una diretta collaborazione alle operazioni sul fronte terrestre.

Nell’ottobre del 1917, erano in servizio quattro grossi pontoni semoventi: Monfalcone, Corso, Cucco e Vodice, e due rimorchiabili, Valente e Robusto. Tra i più potenti e prestanti vi erano i cosiddetti "monitori" Faà di Bruno (foto) e Alfredo Cappellini. Costruiti a Venezia dai cantieri dell'Arsenale, due pontoni (grosso galleggiante di legno o in acciaio, con coperta molto robusta e prora e poppa piatte. Può essere rimorchiato o semovente, e può essere dotato di potenti gru o bighe; è utilizzato in porti, arsenali, cantieri), avevano ricevuto i grandi calibri originariamente destinati alla corazzata "Caracciolo", mai costruita. Si trattava di due cannoni da 381/40 con gittata utile di oltre 27km e proietti da 884 Kg per una cadenza di tiro di circa 3 colpi/minuto. I due pontoni entrarono in servizio alla fine di luglio del 1917 nel corso dell' undicesima battaglia dell'Isonzo furono impiegati contro alcune postazioni austriache del basso Isonzo. La disfatta di Caporetto vide la ritirata dei pontoni della Regia Marina a difesa della nuova linea del fronte scivolata oltre il Piave. E i due monitori furono agganciati ciascuno ad un rimorchio per il trasferimento ad Ancona, dove avrebbero dovuto rafforzare le difese costiere della città. Mentre il convoglio incrociava lungo la costa marchigiana, all'altezza della foce del fiume Esino fu investito da una violenta tempesta. Rotte le cime di traino dalla furia del mare, il Fàa di Bruno si incagliava nei pressi di Marotta. Per il Cappellini la sorte fu tragica: il pontone iniziò a imbarcare più acqua di quanto le pompe di bordo potessero aspirare. Poco dopo si inclinava su un fianco ed il peso dei pezzi da 381 lo fecero inabissare in pochi minuti. La maggior parte dell'equipaggio perì in mare, compreso il comandante Pesce. Il Faà di Bruno sarà messo in sicurezza da 11 ragazze di Marotta che, sfidando il fortunale con una piccola imbarcazione, riusciranno a ormeggiare il pontone armato ricevendo in seguito la medaglia di bronzo della Marina. Alla fine della Grande Guerra il Faà di Bruno sarà rimessato, per essere nuovamente impiegato allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale a Genova nel quando fu assegnato alle difese del porto con la sigla GM 194.

All’epoca di Caporetto, erano in allestimento nell’arsenale di Venezia, altri due grossi pontoni semoventi, il Monte Santo e il Sabotino, con un cannone da 381 mm ciascuno.

I quattro pontoni semoventi della classe Monte Grappa, ebbero caratteristiche similari a quelli precedenti, salvo alcune varianti che ne migliorarono il complesso. Scafo metallico, murate verticali, fondo piatto, prora e poppa dritte, pezzo d’artiglieria da 381 mm. Lo scafo era suddiviso in sette compartimenti principali da sei paratie trasversali stagne. Le quali ospitavano il deposito nafta e olio, motori, motopompe ed elettrogeneratore, pozzo del cannone, alloggio equipaggio e deposito viveri. Dotati di ponte comando con sovrastruttura plancetta per telemetro, e d’albero di vedetta provvisto di stazione per il telemetro e di coffa per la vedetta. L’apparato motore era composto di due motori diesel Fiat a due tempi da 350 Hp. Fecero parte di questo nucleo di natanti armati, anche le bette convertite Luigi Mina e Umberto Missina, (galleggiante, di solito con scafo d’acciaio, privo di propulsore, con portata sino a qualche centinaio di tonnellate, per trasporto di materiali di riempimento, fango, ecc. nei porti o in vicinanza di costa), che assolsero il compito di pontoni per l’impiego dei palloni frenanti, che servivano come posti d’osservazione per dirigere il tiro dei pontoni armati. Tutte queste “navi” armate, contribuirono al controllo, e alla difesa della “Litoranea Veneta”, del Piave e di Venezia.

Parteciparono a questa difesa:

Alfredo Cappellini - FaĂ  di Brunio

Monfalcone – ex pontone austriaco, catturato nel 1915; Maggiore de Rosa, Capitano Bianchini, Robusto Valente e Capitano Casotto – pontoni di ferro

Monte Santo - ex Jella, Sabotino – ex Tina, barcone da carico austriaco (grossa barca a vela usato a Chioggia e nelle lagune venete per il trasporto, di materiali, o di merci), catturato, trasformato, e classificato cannoniera nel 1921. Nel 1929 dopo la radiazione, fu trasformato in batteria galleggiante antiaerea. Vodice, Carso, Cucco ex barconi da carico austriaco catturati e trasformati. Nel 1921 classificati cannoniere.

Pasubio – ex bettolina austriaca galleggiante, (di solito privo di propulsore, di portata generalmente modesta, impiegato per lo più nei porti per il trasporto d’acqua, nafta, rifiuti, carico generale), catturata e trasformata. Nel 1921 classificata cannoniera. Ranocchio da 1 a 3 – Rana da 1 a 4 bettoline da cenere, approntate dopo l’ottobre del 1917, ed impiegate per la difesa di Venezia e del basso Piave.

Monte Grappa, Monte Cengio, Montello, Monte Novegno derivati dai Monte Santo e armati con pezzi da 381 mm. Nel 1921 classificati cannoniere.

Padus (foto) – ex chiatta austriaca (barcone di legno o in metallo con il fondo pressoché piatto, a vela o a motore o più spesso privo di mezzi di propulsione propri, usato per il trasporto di merci e persone, lungo fiumi e canali navigabili), catturata e convertita.

Luigi Mina, Umberto Missina – betta (galleggiante, di solito con scafo d’acciaio, privo di propulsore, con portata sino a qualche centinaio di tonnellate, per trasporto di materiali di riempimento, fango, ecc. nei porti o in vicinanza di costa), convertite in pontone armati per palloni “drago”.

Trabaccolo 31 e San Marco (veliero a due alberi con vele al terzo, polaccone e contropolaccone; talvolta l'albero poppiero, anzichĂŠ la vela al terzo, porta una randa, usato nell'Adriatico per il traffico costiero e la pesca).

I.S. 7 e I.S. 10 barche di legno pontate per il trasporto di carbone. G.B. 95, G.B. 114, G.B. 120, G.B. 133, G.B. 233, G.B. 234 – barche carboniere in legno non pontate. G.B.337 – barca carboniera pontata.

G.F. 257 peata (imbarcazione di legno, variante veneziana di piatta o chiatta, grossa barca di media grandezza a fondo piatto, usata un tempo nella laguna veneta per il trasporto locale di grossi carichi merci, materiale edilizio e similari, per il trasporto di carbone). G.F. 354 in seguito denominata Forte. Topo da 1 a 9, e Castoro da 1 a 8, peate in legno approntate dopo l’ottobre del 1917, ed impiegate per la difesa di Venezia e del basso Piave.

Sdobba e Tigre, barche pontate per il trasporto di carbone, approntate dopo l’ottobre del 1917, ed impiegate per la difesa di Venezia e del basso Piave.

Foca 1 (ex Palmiria), Foca 2 (ex Zoggello), Foca 3 (ex Griselda), Foca 4 (ex Esterina), Foca 5 (ex Carletto), burci veneti (natante adibito alla navigazione interna, denominato anche barcon. Attrezzato con due alberi abbattibili per il passaggio sotto i ponti. Su ciascun albero era issata una vela al terzo, la portata variava da 800 a 2.500 qli. Le dimensioni di massima erano: lunghezza 35 m, larghezza 7, altezza 2-2,20 m, e pescaggio a pieno carico 1,80-2,10 m). Nel XVI secolo, il burcio era un’unità di misura, corrispondente a 600 masteli (1 mastelo = 75 litri), approntati dopo l’ottobre del 1917, ed impiegate per la difesa di Venezia e del basso Piave

Lontra 1, Lontra 2, barca pontata a carbone.

Lupo 1, Lupo 2, barca trasporto materiali.

Ranon 1 – 2 - 3 – 4, ognuno formato da due zattere da sbarco accoppiate, approntate dopo l’ottobre del 1917, ed impiegate per la difesa di Venezia e del basso Piave.

Ranin da 1 a 4, Raganella da 1 a 28 – zattere da sbarco, approntate dopo l’ottobre del 1917, ed impiegate per la difesa di Venezia e del basso Piave.

Faina da 1 a 3, Orso da 1 a 5 – galleggianti, approntate dopo l’ottobre del 1917, ed impiegate per la difesa di Venezia e del basso Piave.

Bibliografia

1) Storia della Marina – vol 1-10 – Fabbri Editore 1978

2) Ufficio Storico della Marina Militare – Almanacco Storico delle Navi Militari Italiane (1861-1995)

3) M. Veronesi – I pontoni armati nella Prima Guerra Mondiale - Rivista Marittima, gennaio 2010